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Cemento, Acciaio Energia: ecco cosa pagherete caro, perchè lo vuole la UE “Verde”

 

 

L’Unione europea prevede di imporre costi di emissione di carbonio sulle importazioni di diversi beni, tra cui acciaio, cemento ed elettricità, secondo documenti trapelati ottenuti da EURACTIV. Praticamente questi prodotti diventeranno più costosi, ma, in teoria, per il bene dell’ambiente.

La Commissione europea dovrebbe proporre il suo meccanismo di adeguamento delle frontiere al carbonio il 14 luglio, una mossa progettata per mettere le imprese dell’UE su un piano di parità con i concorrenti nei paesi con politiche sul carbonio più deboli.

I documenti trapelati mostrano che la proposta assumerà la forma di un regolamento che istituisce un’autorità per il meccanismo di regolazione delle frontiere del carbonio, con la misura in fase d’introduzione dal 2023 e la piena attuazione dal 2026.

I nuovi dazi si applicherebbero all’acciaio, al ferro, al cemento, ai fertilizzanti, all’alluminio e all’elettricità, secondo i documenti, che enunciano un metodo per calcolare le emissioni incorporate nei prodotti importati.

Riguarderà sia le emissioni dirette – quelle coinvolte nella produzione “su cui il produttore ha il controllo diretto, comprese le emissioni derivanti dalla produzione di riscaldamento e raffreddamento consumate durante il processo produttivo” – sia le emissioni indirette come “elettricità consumata durante il processo di produzione di merce”. Alla fine il sistema di calcolo sarà complesso e burocratico, per niente utile.

I dazi per il carbonio dovrebbe iniziare con acciaio, cemento e fertilizzanti, afferma la Polonia. Nonostante questo meccanismo venga a far cadere sui consumatori europei tutto il costo del risanamento verde, perchè verranno a pagare molto più cari prodotti e materie prime essenziali, eppure questo non soddisfa ancora gli estremisti verdi.

Johanna Lehne, del think tank E3G sul clima, ha affermato: “La Commissione Europea ha rimandato per mesi lo schema generale. Quello che abbiamo è uno strumento piuttosto limitato orientato alla gestione degli interessi interni rispetto a considerazioni esterne e climatiche”, ha affermato.

Gli importatori dovranno fornire dati per le merci importate, incluso “un identificatore univoco assegnato dall’autorità CBAM”, il tipo e la quantità, il paese di origine e quale calcolo è stato utilizzato.

Gli importatori sarebbero tenuti ad acquistare certificati digitali, ciascuno dei quali rappresenta una tonnellata di emissioni di anidride carbonica incorporate nelle merci importate.

Il prezzo dei certificati sarà collegato al costo dei permessi nel mercato del carbonio dell’UE e basato sul prezzo medio delle aste dei permessi del carbonio dell’UE ogni settimana. Attualmente questi costi stanno andando, letteralmente, alle stelle.

Tutta la politica verde, i certificati per il carbonio, ed il CBAM di cui vi abbiamo parlato qui sopra, avranno come conseguenza quella di far esplodere i costi per i consumatori europei, che non avranno più il reddito sufficiente per far fronte allo stile di vita di cui hanno goduto sinora. Pagheranno caro, pagheranno tutto, unici al mondo, per inseguire il sogno verde di un pugno di politici.

 


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