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Cari pensionati, dovete capire che, se volete una pensione dignitosa, l’euro va distrutto.

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L’assenza di comprensione da parte delle categorie di persone più deboli è una delle sciagure più grosse nell’attuale periodo storico. Ci sono amici pensionati che, malgrado le sofferenze, non hanno capito minimamente che la loro condizione, ormai deteriore, dipende unicamente da un fatto: l’euro. Alcuni di loro addirittura lo difendono! Come se fossero affetti da sindrome di Stoccolma!

Spesso leggo messaggi privati di persone, che purtroppo hanno una pensione così bassa da faticare a vivere, anzi a sopravvivere, i quali mi domandano se si possa fare qualcosa per loro, se sia possibile tentare azioni legali. La risposta, ora come ora, è purtroppo sostanzialmente negativa. Non già perché una pensione che non consenta di vivere dignitosamente sia compatibile con la nostra Costituzione, è ovvio che non lo è. Solo un analfabeta giuridico direbbe il contrario.

Ma oggi in Corte Costituzionali siedono nuovi Giudici, fa quasi sorridere definirli così, che antepongono la regola aurea del pareggio in bilancio, alle vostre pensioni: queste si pagheranno solo se ci sono i soldi, come se esistesse un limite fisico e naturalmente invalicabile alla spesa di uno Stato.

Barbera e Prosperetti, i due nuovi indesiderabili membri della Consulta, già prima di essere eletti da un Parlamento completamente illegittimo, avevano avuto modo di criticare la recente pronuncia proprio della Corte Costituzionale, che aveva considerato illecito il blocco della rivalutazione delle pensioni. Questo perché secondo loro la Corte non aveva considerato la regola aurea del pareggio in bilancio, come noto inserita in Costituzione nel 2012 dal governo golpista e traditore di Mario Monti. Dunque i due nuovi Giudici antepongo il pareggio in bilancio ai diritti inalienabili dei pensionati italiani.

Di cosa si tratta esattamente, cosa si intende per pareggio in bilancio. Agli amici pensionati che leggono questo articolo lo posso spiegare in due parole. Significa che lo Stato non può spendere più denaro di quanto ne raccoglie a tassazione. Se il gettito cala le pensioni non si pagano, molto semplice!

Qualcuno potrebbe dire bene, lo Stato deve comportarsi come un buon padre di famiglia. Dovrà spendere meglio e pagare le pensioni. Questa è la più grossa sciocchezza che si possa affermare in economia ed in diritto. Lo Stato infatti non può creare ricchezza per il settore privato se non attua, almeno nel lungo periodo, politiche di deficit. In linea di principio ogni spesa, anche la più idiota e sbagliata, crea comunque ricchezza privata.

Provo a spiegare con un esempio banale il pareggio. Anno zero di introduzione della moneta in una nazione sovrana. Pensate di poter pagare le tasse prima che lo Stato vi abbia dato i soldi con cui farlo? O siete bravissimi falsari, o questo è per voi impossibile materialmente prima ancora che giuridicamente.

Ergo la spesa viene tecnicamente prima della tassazione, è un fatto logico, esattamente come è logico iniziare una partita a Monopoli distribuendo i soldi tra i giocatori. Se a fine dell’esercizio, dopo aver immesso dieci monete nell’economia, lo Stato deve rispettare il dogma del pareggio di bilancio, dovrà necessariamente recuperarle tutte a tassazione. Come se a Monopoli, alla fine del primo giro, passando dal via, invece di ritirare denaro, si dovesse consegnare tutto quello che vi è stato dato all’inizio del gioco. La partita si concluderebbe immediatamente.

Dunque, agendo così, nessuno avrà matematicamente alcun risparmio, nessuno avrà i soldi e, restando all’esempio del Monopoli, non potrà comprare terreni e case, tutti i giocatori falliranno alla fine del primo passaggio dal via. Da questa banale analisi consegue, sempre matematicamente, che il risparmio è semplicemente la sommatoria dei deficit annui dello Stato. Più lo Stato si indebita, più il settore privato sarà ricco, più noi saremo ricchi! Unica eccezione è il caso in cui lo Stato esageri tale stimolo, scatenando spinte inflattive.

Una svalutazione del potere reale d’acquisto della moneta, avrebbe l’effetto di comprimere il valore reale del risparmio accantonato. Ma oggi c’è deflazione e carenza di domanda e dunque non ha alcun senso preoccuparsi di spinte di inflazione eccessiva (l’economia ha bisogno della quantità giusta di moneta per funzionare e conseguentemente della giusta quantità di inflazione per arrivare alla piena occupazione).

Ma veniamo al nocciolo della questione, senza complicare troppo l’analisi. Perché oggi non abbiamo i soldi per le pensioni? Perché lo Stato fa qualcosa di peggio che fare il pareggio in bilancio, nel senso che vi ho spiegato fin qui, e lo fa da oltre vent’anni consecutivi. Lo Stato infatti deve pagare ai mercati anche gli interessi passivi sul debito accumulato, ovvero sul totale dei deficit annui paga e pagherà interessi. Ergo se spendo 10, ma 2 monete vanno spese per interessi passivi, per fare pareggio in bilancio, ottenendo un deficit pari a zero, in realtà finirò per fare quello che si chiama avanzo primario, ovvero toglierò moneta dell’economia reale recuperando a tassazione più di quanta ne ho immessa con la spesa pubblica. Tale moneta sarà presa direttamente dalle nostre tasche, impoverendo il Paese. 

Ebbene, come detto appena sopra, l’Italia tassa più di quanto spende da oltre vent’anni, ecco perché l’economia è collassata drammaticamente. Ma perché facciamo politiche di eterna contrazione della base monetaria nell’economia reale nonostante non esista alcun problema di iper inflazione? Semplicemente perché le regole di funzionamento dell’euro, le regole approvate nei trattati internazionali, lo impongono ex lege.

Ovvero lo Stato non ha più la sovranità monetaria e deve sottostare a vincoli economici devastanti, fatto che fa pacificamente affermare che abbiamo ceduto anche la sovranità economica. Sono cessioni a tutti gli effetti, non è possibile definirle diversamente, salvo non tentare improbabili capriole ed illogiche argomentative. Che cosa comporta non avere più la sovranità monetaria?

Comporta che lo Stato può diventare insolvibile. Se non abbiamo i soldi non li possiamo stampare, così rinunciando ad una delle prerogativa, che lo stesso ex Presidente della Corte Costituzionale, Zagrebelsky (uno di ben altra competenza economica rispetto a Barbera e Prosperetti), considera fondanti per lo Stato.

Ovvero uno Stato che non ha sovranità monetaria non è più definibile come tale, poiché manca di un elemento imprescindibile. Una insopportabile declassazione di una nazione da soggetto di diritto pubblico a soggetto di diritto privato, che può fallire come ogni azienda. Cedendo sovranità monetaria, nello specifico alla bce, oggi solo essa non può tecnicamente più fallire, essendo un soggetto che crea moneta dal nulla, senza alcun limite quantitativo, ma a propria e totale distinzione. Tale circostanza è stata ammessa direttamente dalla bce.

Attenzione uno Stato, anche se avesse fatto cattiva politica monetaria, non potrebbe fallire tecnicamente. Potrebbe essere povero, certo, ma mai fallire. Qualsiasi sia l’inflazione potrebbe sempre e comunque onorare le proprie obbligazioni verso chiunque. E non servirebbero neppure le carriole, basterebbe solo aggiungere degli zero sui pezzi di carta stampati dallo Stato. Il problema non sarebbe la banconota in quanto tale quindi, ma diverrebbe reale qualora non ci fosse più possibile far accettata la nostra moneta per acquistare beni o servizi fuori dai nostri confini nazionali, beni magari di cui non possiamo ad oggi fare a meno (le materie prime ad esempio).

Ovvio tuttavia che la cessione di sovranità monetaria avrebbe potuto essere comunque superata, lasciando margine allo Stato di spendere facendo deficit. Ma il deficit è vietato per i Paesi aderenti all’euro. O meglio ancora oggi è possibile fare un deficit pari al 3% del pil annuo, ma tale 3% non copre neppure il costo dei nostri interessi passivi annui e quindi tassiamo più di quanto spendiamo esattamente come nell’esempio di fantasia che ho esposto. Nel 2012 poi è stato approvato il trattato cd. fiscal compact con cui si è imposto un inasprimento, malgrado la totale assenza di inflazione, di questo vincolo allo 0,5% annuo, così preparandoci ad un futuro di contrazione economica ancora più feroce.

Il governo di Mario Monti, governo golpista, lo ribadisco, ha poi inserito il pareggio in bilancio direttamente in Costituzione, così certificando che lo Stato, da ora in poi, spenderà solo dopo aver messo le mani in tasca ai cittadini, impoverendoci sempre più in una spirale senza fine che obbligherà a tagli in tutti i settori, pensioni in primis.

Allora cari amici pensionati… Per garantirvi un’esistenza libera e dignitosa, come la Costituzione originale del 1948 imponeva è necessario uscire dall’euro, perché l’euro impone l’avanzo primario e vieta la creazione di moneta allo Stato per finanziare la sua spesa a prescindere dal ciclo economico e addirittura anche quando la deflazione certifica in maniera inoppugnabile che manca moneta nell’economia reale, mancano i soldi dalle nostre tasche.

Dentro l’euro non c’è via di uscita. Inutile che parliate di evasione, sprechi e corruzione, inutile che vi lamentiate, dovete solo denunciare con forza il crimine dell’euro e votare solo chi ha un programma chiaro: distruggere la moneta unica ed abbattere il neoliberismo.

Non c’è vita dentro l’euro, c’è vita e libertà solo fuori dall’euro!

Avv. Marco Mori – membro di Alternativa per l’Italia – blog Scenari Economici – autore de “Il tramonto della democrazia – analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” distribuito da ibs – clicca qui.

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