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CARDINALI MISCREDENTI

 

Prima il fatto. S’è avuto un Sinodo il quale, alla fine, ha votato una relazione contenente sessantadue punti, sui quali s’è raggiunta l’approvazione richiesta della maggioranza dei due terzi solo per cinquantanove. I tre punti mancanti riguardano l’eucarestia ai divorziati risposati, l’accoglienza degli omosessuali e la “comunione spirituale”. Questi paragrafi hanno comunque raggiunto la maggioranza semplice, anche se su un testo formulato in termini molto meno audaci di quelli ipotizzati al momento dell’inizio dei lavori. Termini proposti in primo luogo, salvo errori, dal cardinale Kasper e, in senso generale, dallo stesso Papa Francesco. Infatti, a leggere i giornali, è come se questi avesse riportato una piccola sconfitta: ma ha saputo rispondere con garbo, offrendo tempo e raccomandando riflessione.

Tutto ciò non sarebbe particolarmente interessante, per un laico o per un miscredente, se la dottrina della Chiesa non fosse tanto chiara e severa su certi punti da rendere l’episodio concettualmente drammatico.

In primo luogo bisogna considerare che la Chiesa non è un partito politico, nel quale si vota, e il volere della maggioranza diviene norma per tutti. Almeno, non su tutti gli argomenti. Un partito politico può regolarsi in base all’utilità, all’opportunità, al mutamento della società, perché non ha altra Stella Polare che il proprio giudizio. Viceversa la Chiesa, su alcuni punti fondamentali, non ha una dottrina fondata sul proprio giudizio o sull’adeguamento alla situazione concreta del momento, ma ha norme fondate sull’eternità e l’infallibilità di Colui che le ha ispirate quando essa stessa ha preso decisioni dogmatiche, cioè lo Spirito Santo. Un partito politico può riconoscere di avere sbagliato, in passato, la Chiesa no. Infatti non sosterrebbe che si è sbagliato il clero, dichiarerebbe che si è sbagliato Dio. E questo non è concesso neanche al Papa.

La dottrina costante della Chiesa, sin dall’inizio, afferma che il sesso è “remedium concupiscientiae” ammesso soltanto all’interno del matrimonio; e, all’interno dello stesso matrimonio, soltanto in vista della procreazione. La riprova di tutto ciò – a parte il costante insegnamento del clero, nei secoli – è data dal dichiarato divieto (con l’unica eccezione della castità), riconfermato ancora dal beato Paolo VI, dell’uso della pillola contraccettiva. Il perché di questo divieto è facile da spiegare: il sesso col preservativo serve ad avere piacere, non ad avere figli: è questo è peccato mortale. E se è peccato mortale il sesso per il piacere del sesso all’interno del matrimonio, figurarsi il sesso fra omosessuali, in cui la procreazione non è neanche contemplabile.

Riassumendo, il sesso fuori dal matrimonio e l’omosessualità praticata costituiscono peccati mortali che, a termini di dottrina, non soltanto impediscono l’accesso all’eucarestia, ma vietano anche l’assoluzione, nella confessione, salvo si abbia il sincero e serio proposito di non commettere più detti peccati. Dunque le coppie che vivono in stato di seconde nozze potrebbero accedere all’eucarestia se promettessero – seriamente e sinceramente – di astenersi dal sesso per tutti gli anni che restano loro da vivere. Questa è la dottrina sottoscritta dallo Spirito Santo e se qualcuno vuol dargli torto s’accomodi.

Ma tutta questa è soltanto un’introduzione ad uso dei meno informati. Chi vuole innovare su questi principi – invocando la liceità della pillola anticoncezionale, delle seconde nozze, dell’eucarestia ai divorziati e agli omosessuali, per non parlare del matrimonio fra loro – ciò fa sostenendo che la Chiesa dovrebbe “adeguarsi ai tempi”. E la cosa è comprensibile. Non essendo nutriti di dottrina cristiana, per loro “adeguarsi ai tempi” è semplice buon senso. Ignorano però che a questo buon senso la Chiesa ha rinunciato da secoli, fidandosi piuttosto dell’ispirazione dello Spirito Santo. Se dunque qualcuno, perfino un cardinale, è d’accordo col “buon senso”, è segno che, pur sapendo di andare contro la dottrina incontestabile della Chiesa Cattolica (non si fa nemmeno l’ipotesi che la ignori), conta sul fatto che, col tempo, nessuno baderà al contrasto tra ciò che è stato insegnato costantemente, col sigillo dell’autorità della Chiesa docente, e ciò che è considerato normale nell’epoca nuova.

Ora, se questo avviene, è segno che quel cardinale, quel vescovo, quel teologo, non credono affatto all’ispirazione dello Spirito Santo, o intendono correggerne l’opinione. In altri termini, non credono alla dottrina della Chiesa. Cosa forse comprensibile, per chi non porta zuccotti color cardinale o bianchi, ma gravissima dal punto di vista teologico.

Se il Sinodo rischia di andare contro lo Spirito Santo, è segno che la vittoria sulla Chiesa di Cristo, che non riuscì agli imperatori romani con le persecuzioni, o a grandi eretici come Lutero e Huss, riuscirà alla moda e alla televisione. Una fine ingloriosa.

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

19 ottobre 2014

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