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Caos Venezuela: Delcy Rodríguez in sella e l’ultimatum di Trump. Transizione o guerra civile?
Colpo di scena a Caracas: il TSJ nomina la Rodríguez, l’opposizione insorge. Petrolio e geopolitica: cosa rischiamo davvero.

È successo l’impensabile, o forse l’inevitabile, a seconda di quanto siate cinici osservatori delle dinamiche geopolitiche americane. In una mossa che ridefinisce il concetto di “cambio di regime”, le forze speciali statunitensi hanno prelevato il Presidente venezuelano Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores direttamente dal loro letto, trasferendoli con un volo di sola andata verso un tribunale federale di New York. Un’operazione chirurgica, un “rapimento” secondo Caracas, un atto di giustizia secondo Washington. Ma, come spesso accade in queste vicende sudamericane, il diavolo si nasconde nei dettagli costituzionali e nelle conseguenze economiche.
Mentre Maduro si prepara a difendersi dalle accuse di narcoterrorismo nel distretto sud di Manhattan, a Caracas regna un vuoto di potere che la Corte Suprema di Giustizia (TSJ) si è affrettata a riempire con un mix di creatività giuridica e istinto di sopravvivenza. La protagonista? Delcy Rodríguez.
La Mossa del Cavallo (o della Vicepresidente)
Sabato mattina il Venezuela si è svegliato senza il suo leader maximo, ma con una nuova “Presidente ad interim” designata d’urgenza. La Corte Suprema, controllata saldamente dal regime, ha emesso una sentenza che definire acrobatica è un eufemismo. Interpretando gli articoli 234 e 239 della Costituzione, i giudici hanno stabilito che l’assenza di Maduro è “forzata, atipica e di forza maggiore”. Traduzione: non è scappato, ce lo hanno portato via.
Di conseguenza, Delcy Rodríguez, già Vicepresidente Esecutiva e Ministra degli Idrocarburi (un dettaglio non da poco, come vedremo), assume “immediatamente” i pieni poteri. Ecco la catena di comando attuale ratificata dal TSJ per garantire la “continuità amministrativa”:
Capo di Stato ad interim: Delcy Rodríguez.
Consiglio di Difesa Nazionale: Attivato in stato di “agitazione esterna”.
Forze Armate (FANB): Mobilitate per il controllo delle infrastrutture critiche (leggi: pozzi di petrolio).
Ma ha davvero senso economico e politico pensare che la numero due di un regime decapitato possa guidare una transizione? O siamo di fronte all’ennesimo gattopardismo latinoamericano? Cosa potranno fare le forze armate ora, a parte la respressione interna?
L’Ultimatum transazionale di Trump
Qui entra in gioco il vero game changer: Donald Trump. Il Presidente USA, fresco di un’operazione che farebbe impallidire i falchi dei tempi di Bush, ha giocato la sua carta con il consueto pragmatismo brutale. Nessuna invasione di terra, niente marines a Caracas, a patto che.
La condizione posta da Washington è chiara: niente nuovi attacchi se “la vicepresidente di Maduro farà ciò che vuole l’amministrazione Trump”. Siamo di fronte alla classica Art of the Deal. Trump non vuole necessariamente la democrazia jeffersoniana in Venezuela; vuole stabilità, vuole che il flusso di narcotici si fermi e, soprattutto, vuole il controllo strategico delle riserve energetiche senza impantanarsi in un Vietnam tropicale. Praticamente Trump chiede un cambiamento radicale della politica del Venezuela.
Se Delcy Rodríguez, figura tecnocratica e con un passato di studi a Parigi e Londra, decidesse di “tradire” la linea dura per salvare l’apparato (e se stessa), potremmo assistere a una transizione guidata dall’alto. Secondo il Miami Herald, ci sarebbero già stati contatti in passato, mediati dal Qatar, per un passaggio di poteri “soft”. La Rodríguez ha smentito definendole “carogne”, ma in politica, si sa, le smentite valgono quanto un bolivar svalutato finché non vengono confermate dai fatti.
Il problema è che però non si può pensare di dismettere tutto il circo bolivariano dall’oggi al domani: troppe persone ne sono intrallazzate e ci guadagnano. La transizione sarà non facile, anche perché che fine faranno i ministri ricercati dagli USA? Per ora il governo ha emesso una dichiarazione con cui si denuncia l’attacco USA e si chiama la popolazione alla resistenza contro un’invasione che non c’è e un’occupazione che per ora non esiste.
L’Opposizione e il Terzo Incomodo
Mentre il regime cerca di ricompattarsi attorno alla figura della Rodríguez e ai falchi come Diosdado Cabello (Ministro dell’Interno) e Padrino López (Difesa) — entrambi nel mirino USA e quindi con le spalle al muro — l’opposizione batte un colpo.
María Corina Machado, leader indiscussa dell’anti-chavismo e Premio Nobel per la Pace, ha subito chiarito che non accetterà mezze misure. Per lei e per gran parte della comunità internazionale, il legittimo vincitore delle elezioni del 2024 è Edmundo González Urrutia. La Machado ha invocato:
La fine immediata dell’usurpazione.
L’insediamento di González Urrutia come Comandante in Capo.
Una mobilitazione popolare “pronta al lancio”.
Questo crea una pericolosa triarchia:
Un governo de facto (Rodríguez/Militari) che ha le armi e il timbro della Corte Suprema.
Un governo de jure per l’Occidente (González/Machado) che ha la legittimità elettorale ma non il controllo del territorio.
Gli Stati Uniti, che hanno il “big stick” (la forza militare) e ora detengono il prigioniero eccellente (Maduro).
In tutto questo chi conta meno è l’Europa e l’Occidente, così come i filo maduristi: nessuno ha il vero coraggio di intervenire direttamente nella questione. Pensate che sarebbe realistica una flotta europea che riporti la Machado e Gonzales in Venezuela? O una flotta cinese che intervenga a rafforzare i maduristi?
L’Economia del Caos: Petrolio e Sanzioni
Arriviamo al dunque, ovvero ai soldi. Il Venezuela siede sulle più grandi riserve di petrolio accertate al mondo, ma la sua economia è un disastro keynesiano al contrario: capacità produttiva distrutta, domanda interna azzerata dall’iperinflazione e infrastrutture al collasso. Delcy Rodríguez, nel suo ruolo di Ministra degli Idrocarburi, aveva iniziato un timido avvicinamento al settore privato. Ora, il controllo dei pozzi è vitale.
Se gli USA dovessero stringere un accordo con la “fazione Rodríguez” per una transizione ordinata, potremmo vedere un rapido ritorno del greggio venezuelano sui mercati occidentali, una mossa che farebbe comodo a Trump per tenere bassi i prezzi alla pompa e colpire indirettamente le economie di Russia e Iran. Tuttavia, c’è un rischio enorme. Se la transizione fallisce e scoppia una guerra civile tra le fazioni militari (chi sta con Diosdado Cabello vs chi vuole trattare), la produzione andrebbe a zero. E indovinate chi pagherebbe il conto? I mercati globali con un picco del Brent, e il popolo venezuelano con l’ennesima crisi umanitaria.
Un Pasticcio Costituzionale
Siamo di fronte a un “pasticcio” istituzionale di proporzioni epiche. La continuità amministrativa invocata dal TSJ è una foglia di fico giuridica. L’articolo 234 parla di assenze temporanee, ma essere in una cella federale a New York difficilmente rientra nel concetto di “temporaneo” o di “viaggio all’estero”. La realtà è che il Venezuela è oggi un tavolo da poker dove si gioca il futuro dell’America Latina. Trump ha calato l’asso pigliatutto, ma la partita non è finita. Resta da vedere se Delcy Rodríguez sarà la Gorbaciov venezuelana che smantella il sistema dall’interno, o se sarà solo l’ultima guardiana di un regime in decomposizione prima del crollo finale. O se sia solo la prigioniera di un gruppo di potere che ha ancora abbastanza fucili da imporsi sulla popolazione.
Nel frattempo, l’inflazione galoppa, i servizi mancano e la gente aspetta. La geopolitica ha i suoi tempi, ma la fame del popolo venezuelano non può attendere le interpretazioni della Corte Suprema.
DOMANDE E RISPOSTE
1. Che impatto avrà l’arresto di Maduro sul prezzo della benzina in Occidente? Nel breve termine, l’incertezza potrebbe generare volatilità e lievi rialzi speculativi sul prezzo del greggio. Tuttavia, se l’amministrazione Trump riuscisse a stabilizzare il paese insediando un governo di transizione (guidato dalla Rodríguez o dall’opposizione) favorevole agli USA, l’obiettivo sarebbe inondare il mercato di petrolio venezuelano. Questo aumenterebbe l’offerta globale, spingendo i prezzi al ribasso nel medio periodo, una manovra classica per sostenere la domanda aggregata occidentale e contenere l’inflazione.
2. C’è il rischio reale di una guerra civile in Venezuela ora? Il rischio è elevato. Il regime non è monolitico: figure come Diosdado Cabello e Vladimir Padrino López controllano apparati militari e di intelligence e sono anch’essi ricercati dagli USA. Se percepissero che Delcy Rodríguez sta negoziando la sua salvezza a loro discapito, potrebbero reagire con la forza. La frattura interna alle Forze Armate (FANB) è la variabile impazzita che potrebbe trasformare una “operazione chirurgica” in un conflitto prolungato e sanguinoso.
3. Perché Trump sembra aprire a Delcy Rodríguez invece di supportare subito la Machado? È puro pragmatismo, tipico della Realpolitik. Maria Corina Machado rappresenta l’ideale democratico, ma Delcy Rodríguez detiene le chiavi dell’apparato burocratico e, soprattutto, del settore petrolifero adesso. Trump cerca una transizione rapida che garantisca stabilità e flussi energetici, evitando il caos di un vuoto di potere totale. Usare un “insider” del regime per smantellarlo o controllarlo è spesso più efficiente, anche se moralmente ambiguo, rispetto a un cambio radicale immediato.








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