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Cantieristica globale: i dazi USA affondano gli ordini cinesi (-35%), vola la Corea del Sud. Il ritorno della politica industriale
I dazi statunitensi affondano gli ordini dei cantieri navali cinesi, che perdono il 35%. La Corea del Sud ne approfitta grazie a mirate politiche industriali e aiuti di Stato, registrando utili record.

La globalizzazione senza regole ha mostrato da tempo i suoi limiti, ma la realtà si incarica sempre di presentare il conto. Secondo i dati elaborati dalla britannica Clarksons Research e ripresi da Nikkei, il mercato mondiale della cantieristica navale ha subito una forte contrazione, ma dietro i numeri aggregati si nasconde una vera e propria guerra commerciale che sta ridisegnando le rotte dell’industria pesante globale.
A livello mondiale, i nuovi ordini sono scesi del 27% fermandosi a 56,42 milioni di tonnellate di stazza lorda compensata (CGT), segnando il primo calo annuale da due anni a questa parte. Tuttavia, la vera notizia non è la frenata fisiologica del settore, ma chi ne sta approfittando per consolidare il proprio posizionamento strategico.
I dati: crolla Pechino, sorride Seul
La fotografia della spartizione del mercato parla chiaro e mostra un travaso di quote ben preciso:
| Nazione | Ordini (mln CGT) | Variazione annua | Quota di Mercato |
| Cina | 35,36 | – 35% | 62,7% |
| Corea del Sud | 11,59 | + 8% | 20,6% |
| Giappone | 2,77 | – 53% | 4,9% |
Il calo degli ordini ha colpito duramente Pechino, mentre Tokio ha confermato la sua posizione assolutamente secondaria. Al contrario Seul riesce a rafforzare la propria forza industriale.
L’effetto geopolitico: le tariffe guidano la domanda
Cosa ha innescato questo improvviso spostamento di capitali? La risposta risiede nelle politiche degli Stati Uniti. L’annuncio di Washington dello scorso aprile, relativo all’imposizione di tariffe sulle navi costruite in Cina in ingresso nei porti americani a partire da ottobre 2025, ha comprensibilmente spaventato gli armatori. Sebbene la misura sia stata posticipata di un anno a seguito dei vertici USA-Cina, l’incertezza ha spinto le compagnie di navigazione a dirottare gli ordini per minimizzare i rischi.
La stessa China State Shipbuilding Corp. ha ammesso di essere stata svantaggiata nelle trattative estive, aprendo una prateria ai cantieri sudcoreani per l’acquisizione di massicce commesse relative a grandi navi portacontainer.
Il trionfo dell’intervento statale in Corea del Sud
La Corea del Sud non ha vinto solo per i demeriti altrui, ma grazie a una politica industriale di stampo marcatamente keynesiano. HD Korea Shipbuilding & Offshore Engineering ha registrato ricavi record (+17% a circa 29.000 miliardi di won, pari a 20,1 miliardi di dollari), con utili netti letteralmente raddoppiati.
Per far fronte alla carenza di manodopera, i cantieri hanno aumentato i salari e introdotto strumenti di intelligenza artificiale per alleviare il carico di lavoro, confermando che il problema non è la produttività del lavoro, ma l’ottenimento degli ordini. Inoltre, con il pieno supporto di Seul, è stato aperto un centro di formazione in Indonesia per preparare operai specializzati (insegnando loro perfino la lingua coreana) prima di impiegarli nei cantieri nazionali. Il risultato? L’occupazione straniera nel settore ha toccato il record di 22.824 unità, il quadruplo rispetto a soli cinque anni fa.
Le contromosse di Cina e Giappone
Mentre il Giappone continua ad arrancare a causa di limiti strutturali e carenza di manodopera, Pechino non resta certo a guardare. A dicembre, il colosso statale Cosco Group ha piazzato oltre 7,2 miliardi di dollari di ordini presso la China State Shipbuilding Corp., a dimostrazione di come lo Stato cinese intervenga in modo coordinato e diretto per sostenere le proprie industrie. Anche Tokyo tenta un “reset” favorendo l’acquisizione di Japan Marine United da parte di Imabari Shipbuilding, nel tentativo di raddoppiare la capacità entro il 2035.
Guardando al 2026, si attende un rimbalzo fisiologico trainato dalla richiesta di vascelli a combustibili verdi (idrogeno e ammoniaca). Nel frattempo, la lezione è cristallina: i dazi e le manovre geopolitiche contro la cantieristica cinese, volenti o nolenti, stanno avendo un effetto formidabile. La politica industriale, quella vera, è tornata.








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