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CAMBIA IL RAPPORTO BANCA-IMPRESA: MENO DEBITO E MAGGIOR ACCESSO AI MERCATI DEI CAPITALI E DEL RISPARMIO PRIVATO. MOLTO POSITIVO, MA NON SARANNO SOLO ROSE E FIORI. (di Marco Minossi)

 

 

Come anticipato, ritorno ancora in tema, spaziando un po’.

Non so se “Progetto Italia” di CDP, Cassa Depositi e Prestiti, e Salini Impregilo, Building Contractor di livello mondiale, abbia sprigionato, piuttosto che assorbito, il nuovo modo di attuare il rapporto “(Merchant) Banking to Corporate”, ma poco importa.

Ciò che conta è la nuova strutturazione del connubio banca-impresa, che ridimensiona fortemente la dimensione del finanziamento tradizionale (apertura di credito in conto corrente, più sconto di effetti commerciali e finanziari), e adotta un’ampia rosa di strumenti innovativi, tutti compresi nelle tre categorie della Consulenza, dell’Accompagnamento, dell’Equity (apporto di nuovo capitale di rischio) da parte dell’istituto di credito.

In pratica, la banca si pone come fornitore non solo di risorse e di servizi propri, ma anche quale Advisor nell’ individuazione e reperimento mirati, targettizzati, di nuovi investitori sull’ impresa cliente che vuole mettere in atto innovazione, crescita ed export (con o senza internazionalizzazione, quest’ ultimo).

Recentissimo ed emblematico è il caso, ad esempio, di MPS Capital Services (la merchant bank del Monte dei Paschi di Siena), che finanzia gli impianti fotovoltaici italiani della società tedesca Encavis, nella forma di project-finance senza rivalsa sullo sponsor, attingendo cioè il rimborso dell’erogazione, gli interessi ed i profitti dai soli flussi di cassa generati dal progetto, e non in capo all’azienda finanziata.

Sempre più private-equity a valere sulla bontà dell’iniziativa, quindi: il modello Progetto Italia offre un impulso ulteriore ad agire, ad evolversi, in tale direzione. MPS ne guadagna inoltre l’acquisizione del ruolo di banca agente e depositaria, con i relativi profitti di tipo tradizionale (prevalentemente commissioni).

Un altro strumento particolarmente in auge negli ultimi tempi, che ha la capacità di attrarre il cosiddetto “risparmio paziente” (quello che, a fronte di rendimenti superiori ai Titoli di Stato e ai Buoni Postali fruttiferi, ha la disponibilità di attendere i risultati conseguiti dalle best practices aziendali) è rappresentato dalle obbligazioni emesse da PMI, i cosiddetti “mini bond”.

Questa fonte di finanziamento fa crescere una PMI sia nella propria dotazione di risorse finanziarie, sia nella conoscenza ed esperienza sul mercato dei capitali, sulle sue regolamentazioni, sulla pratica della certificazione dei bilanci.

La consulenza del partner bancario risulta fondamentale sia nella promozione e collocamento dei titoli presso la clientela privata, sia nella possibile sottoscrizione, in via preferenziale, oppure sull’ inoptato (nel ruolo di sottoscrittore di ultima istanza, che garantisce il successo dell’emissione).

(Fonte: Borsa Italiana www.borsaitliana.it )

La familiarizzazione con tale know-how finanziario, giuridico e procedurale potrà anche rendere percorribile (o quantomeno non escludibile) per un’azienda la successiva opzione della quotazione al mercato AIM Italia della Borsa, uno stock-exchange delle PMI in forte crescita.

A questo proposito, però, non posso fare a meno di lanciare un alert.

Il crescente ricorso a questi mercati regolamentati da parte delle PMI, con il credito che sarà sempre più parabancario in contro capitale (equity e merchant banking, per l’appunto), e sempre meno bancario tradizionale in conto debito, unitamente agli obblighi di compliance con la nuova normativa sulla prevenzione delle crisi d’impresa che entrerà in vigore nel marzo 2020, vedrà inevitabilmente escludere dal mercato italiano ed europeo un grande numero di aziende piccole ed artigiane, che non risulteranno in regola con i parametri-segnale previsti, su entrambi: credito e obblighi per la prevenzione delle crisi.

Voglio fare, per una volta, un salto di qualità personale, ed individuare in tale legge europea non l’ennesimo tentativo – che andrà a segno benissimo – di mettere in difficoltà la parte maggioritaria del sistema produttivo Italia, ma vedere in essa un’opportunità anche per i piccoli e medi operatori economici di rendere più solide e più scientifiche la propria impresa e la sua gestione.

Bene stanno facendo comunque i Commercialisti, che hanno il polso reale e realistico delle situazioni delle PMI come pochi, a domandare più tempo e più flessibilità, per permettere loro di intervenire con piani strategici ben fatti di ristrutturazioni aziendali, per poter attuare meccanismi risolutivi praticabili e credibili, come pure i controlli interni.

Marco Minossi


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