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Caccia di sesta generazione: l’asse franco-tedesco si incrina sul progetto FCAS. Verso lo sviluppo di due aerei separati?

Il progetto franco-tedesco per il caccia di sesta generazione FCAS è a un passo dal fallimento. Airbus e Dassault divise sui costi e sul design: l’Europa va verso lo sviluppo di jet separati. A che punto è il programma e cosa succederà adesso.

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L’idea di un caccia di sesta generazione unificato a guida franco-tedesca-spagnola sembra essere arrivata al capolinea. A margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, fonti industriali hanno confermato ciò che gli addetti ai lavori sospettavano da tempo: lo sviluppo congiunto del Next-Generation Fighter (NGF), fulcro del programma FCAS, è quasi certamente destinato al collasso.

Le trattative tra il colosso europeo Airbus e la francese Dassault si sono di fatto arenate sulla prossima fase del progetto, zavorrate da una cronica e logorante disputa industriale sulla leadership e sulla ripartizione dei carichi di lavoro (il cosiddetto workshare).

A che punto è realmente il programma FCAS?

Il Future Combat Air System (FCAS) non è solo un aereo, ma un costoso sistema di sistemi che include nuove armi, sciami di droni, sensori avanzati e una rete di comunicazione definita “combat cloud”. Tuttavia, il cuore pulsante dell’iniziativa, ovvero il caccia NGF, è in stallo.

Ecco la situazione attuale:

  • Fase 1B agli sgoccioli: Questa fase di studio e progettazione preliminare si concluderà ad aprile 2026.
  • Fase 2 bloccata: La nuova fase, che avrebbe dovuto portare alla produzione e al volo di un dimostratore tecnologico entro la fine dell’anno, è ferma. Secondo la fonte industriale, non ha senso negoziare questa fase finché persistono visioni diametralmente opposte tra Airbus e Dassault. Come si fa a costruire un prototipo quando non si sa come drovrebbe essere.
  • Stallo politico: Gli incontri tra Berlino e Parigi, mirati a sbloccare l’impasse, sono stati ritardati. Sebbene il presidente francese Emmanuel Macron abbia recentemente risposto con un secco “Non” a chi gli chiedeva se il FCAS fosse morto, le divergenze strategiche rimangono evidenti.

La radice del problema, oltre che industriale, è squisitamente operativa. Fin dal lancio del programma nel 2017, la Francia ha sempre richiesto un caccia con capacità “carrier” (ovvero in grado di operare da portaerei per sostituire i Rafale), ma la Germania ha sempre puntato a un aereo puro da superiorità aerea per succedere all’Eurofighter. Conciliare due requisiti così distanti in una singola cellula aerodinamica si sta rivelando un incubo ingegneristico e finanziario.

A questo punto sembra che le parti stiano cercando una via d’uscita soft per uscire dall’empasse: chi dirà per primo addio all’altro?

FCAS attuale

Il “Piano B”: separare i caccia, ma salvare il Cloud

Nonostante l’accordo sul jet sia sull’orlo del baratro, non è previsto un “funerale” formale a breve. L’ipotesi più accreditata per la pianificazione a lungo termine dell’industria europea della difesa è una ristrutturazione del FCAS, con la separazione di ciò che si può salvare, e quello che non si può.

In questo scenario, la tecnologia condivisibile (come gli sciami di droni e le reti di comunicazione) verrebbe salvata e sviluppata in comune, ma i velivoli diventerebbero due:

  1. Un caccia sviluppato dalla Francia (Dassault).
  2. Un caccia sviluppato da Germania e Spagna (Airbus).

Questa soluzione, se da un lato ammette il fallimento politico dell’unificazione, dall’altro renderebbe i programmi più aderenti alle reali necessità delle rispettive forze armate.

Programma EuropeoPaesi CoinvoltiObiettivo PrincipaleStato Attuale
FCAS (NGF Francia)FranciaCaccia imbarcato di 6° gen.Possibile sviluppo autonomo
FCAS (NGF Ger/Spa)Germania, SpagnaCaccia superiorità aerea di 6° gen.Possibile sviluppo autonomo
GCAPItalia, UK, GiapponeCaccia di 6° gen. (Tempest)In fase di sviluppo avanzato

Troppi aerei e l’incognita Eurodrone

Non tutti in Europa vedono di buon occhio questa frammentazione. Il ministro della Difesa belga, Theo Francken (Bruxelles è osservatore nel FCAS), ha definito “folle” e “troppo costosa” l’idea di avere tre diversi programmi di caccia europei, considerando anche il programma GCAP guidato da Italia, Regno Unito e Giappone, che ormai sta passando alla seconda fase. COn il fatto che il programma anglo-nippo-italiano è aperto a una collaborazione internazionale che, per ora, non si vede in quello francese o tedesco, oltre a essere molto più avanzato.

Come se non bastasse, l’incertezza si allarga ad altri progetti congiunti. Sempre secondo fonti di Monaco, l’interesse di Parigi per l’Eurodrone (un progetto da 7,3 miliardi di dollari condiviso con Germania, Italia e Spagna per un velivolo a pilotaggio remoto di classe MALE) sta rapidamente svanendo, a causa di ritardi cronici e costi gonfiati. Un ulteriore segnale che l’integrazione industriale europea della difesa, quando si scontra con la realtà dei bilanci e degli interessi nazionali, fatica a decollare.

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