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BREXIT: IL PARLAMENTO DEL TUTTI CONTRO TUTTI. Johnson ha solo una via d’uscita

 

 

La riapertura del Parlamento dopo l’annullamento del lungo periodo di chiusura voluto da Boris Johnson, con la riapertura il 14 ottobre voluto dalla Corte Suprema di Giustizia, è stata nel caos, come prevedibile. Ricordiamo che, nonostante il governo avesse avuto una teorica, risicata, maggioranza di due seggi, la spaccatura dei Conservatori, tories,  con l’uscita dei “Remainers” contrari alla Brexit ed alla Hard Brexit in particolare, ha ribaltato la situazione ed il governo è in minoranza. A questo punto ogni seduta parlamentare è una guerra, o guerriglia, anche perchè il governo è automaticamente, sempre, in minoranza.

Ad esempio oggi il Parlamento ha negato a Boris Johnson una sospensione per tre giorni per lo svolgimento del congresso del partito conservatore, impedendo quindi ai parlamentari tories di prendevi parte, se non altro tutti assieme. Questo ha portato a fortissime polemiche anche perchè ormai i lavori parlamentari sono nelle mani dell’opposizione, dal momento che perfino lo “Speaker” , il presidente dell’aula, John Bercow, è passato dalla parte dei ribelli.

Avremo 35 giorni di autentica guerriglia, a parte, se concesso, i soliti 5-6 giorni di pausa per il discorso della Regina, che verrà stabilito per una nuova data prima del 14 ottobre, ma non ancora decisa. C’è poi il problema della “Surrendal law”, come viene chiamata dai Brexiter, cioè la legge approvata dai laburisti, e dall’opposizione, con una fetta dei conservatori, che entro il 19 ottobre obbligherà Johnson a  rinviare la Brexit se non vi fosse un accordo, o a chiedere l’hard brexit con un voto che sarebbe , ovviamente, negativo.

Ci sono però delle novità:

  • il 1922 commettee, cioè il comitato dei “Backbenchers” i tories che non hanno cariche nel governo, ha accolto con entusiasmo la possibilità di un accordo con il Brexit party per le elezioni. Al contrario Boris Johnson è ancora contrario perchè afferma che porterebbe tanti voti quanti se ne perderebbero. Certo la figura di Nigel Farage getterebbe un po’ di ombra su Johnson;
  • Nigel però ha dato forse l’unica soluzione possibile per Boris HJohnson, cioè proporre un voto di sfiducia per il suo governo, sfidando apertamente Corbyn a votargli contro. A questo punto ci sarebbero 14 giorni per formare un nuovo governo puramente remainer, cosa che non sarebbe semplice perchè Corbyn è il leader dell’opposizione meno soddisfacente dal 1977 (la percentuale che vedete è quella dei soddisfatti meno quella degli insoddisfati) oNel caso non si trovasse un leader per il governo dopo 14 giorni si scioglierebbe la camere, permettendo le elezioni che Johnson così tanto desidera. Nel caso che invece ci fosse un leader questo sarebbe comunque debole, perchè conterebbe su una maggioranza molto variopinta, dai separatisti scozzesi ai Labour ai conservatori remainer. Il nuovo Primo ministro potrebbe chiedere lui il rinvio della Brexit, ma almeno Johnson non si sarebbe rimangiato la parola chiedendo lui il rinvio

Vedremo cosa deciderà nei prossimi giorni.

 

 


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