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BPVi: ULTIMI GIORNI. CHE CORAGGIO ED ONESTA’ ABBIANO LA MEGLIO

bpvi sede 2

 

Sabato 5 Marzo a Gambellara si terrà l’assemblea dei soci della BPVI che dovrebbe sancirne la trasformazione ed un importante aumento di capitale.

L’ordine del giorno, previsto dal CdA attuale e dall’A.D. Iorio prevede infatti la trasformazione da banca popolare in SpA, preludio per la quotazione in borsa, ed un importante aumento di capitale pari a 1.750 milioni di euro.

In caso di voto positivo questa sarà l’ultima assemblea della BPVi in cui la partecipazione dei soci attuali avrà significato. Dal 6 marzo l’azionista medio, in caso di vittoria dei SI, verrà sollevato del peso della partecipazione alle assemblee, per due semplici motivi:

  • il voto capitario sarà abolito ed il singolo azionista ridotto a nullità;
  • il capitale attuale verrà diluito in maniera notevole, con le vecchie azioni che peseranno al massimo per 1/4 sul nuovo capitale.

I due punti sono strettamente legati: dal 6 marzo la banca perderà la sua caratteristica mutualistica, trasformandosi in una normalissima società di capitali il cui controllo, tra l’altro , passerà di mano : in parte nelle mani di chi ha già governato male la società negli ultimi anni, in parte sotto il controllo di enti, per ora nebulosi, ma cooptati dai primi.

Questo passaggio di mano sarebbe una grande ingiustizia ed una enorme occasione persa. Una ingiustizia perchè alla fine sarebbero premiati proprio quei personaggi che hanno condotto al dissesto la banca. Un’occasione persa perchè il piano attuale , che prevede il “Galleggiamento” dell’istituto ed un suo oggettivo depauperamento lo porterà a non cogliere le opportunità che la crisi del sistema creditizio tradizionale sta offrendo a chi è in grado di interpretarle.

Consideriamo il problema del dissesto. Nonostante la crisi economica attuale, nonostante il profondo cambiamento dell’ambiente operativo , nonostante la perdita di fiducia nell’istituto e la fuga dei depositi, la banca produce ancora un reddito operativo , che però è calato da 425 milioni nel 2013 a 408 nel 2014 a 298 nel 2015. Questo significa che la banca ha ancora delle radici sane, ma che queste stanno soffrendo i danni dell’amministrazione attuale e delle precedenti.

Le enormi perdite dell’esercizio 2014 ( 758 milioni) e 2015 (1407 milioni) sono dovute a rettifiche e svalutazioni derivanti dagli esercizi precedenti, praticamente agli errori ed alle manipolazioni compiute dalla direzione sin dai primi anni del nuovo millennio. Si tratta di cifre figlie di una crescita sconsiderata, di scelte sbagliate e di politiche aziendali molto opache e discutibili, ma  tutto questo dovrebbe essere imputabile esclusivamente ad un numero ristretto di attori e di soci, responsabili dei CdA degli anni precedenti. Il socio “Normale”, quello che ha magari 100 o 1000 azioni,  in tutti questi anni è stata la vittima , non il responsabile del dissesto, ed invece ne viene punito prima con la perdita del valore delle azioni, quindi con la perdita di ogni potere direzionale , mentre nessuno altro, se non il precedente DG e qualche pesce piccolo che ha compilato qualche MiFid compiacente, ne viene chiamato a rispondere. 

Torniamo al problema del reddito operativo. I 298 milioni di reddito rimasti possono essere uno zoccolo duro da cui ricominciare: al contrario di quanto dicano i profeti di sventura ed i consulenti a peso  non è vero che la banca non valga nulla. Vale poco, ma ha le potenzialità per valere molto di più. Perchè ciò accada è necessario un investimento in pochi fattori ma essenziali:

  • fiducia , che sicuramente non può essere ricostruita con un CdA espressione di chi ha affossato l’istituto;
  • efficienza, anche a costo di tagli temporaneamente dolorosi e di un ridimensionamento operativo notevole;
  • onestà e trasparenza, con l’azionista-socio al centro di tutto in una casa di cristallo dove tutto è trasparente, dove non vengono negati i dati, dove, quando si vanno a chiedere informazioni, non si viene trattati come fastidiosi questuanti. 

Se si decide di seguire queste semplici linee di condotta BPVi è ancora recuperabile e recuperabile nella sua vera ed autentica dimensione di banca mutualistica. Noi abbiamo provato a fare alcune semplici proposte di logica , che non comportassero ulteriori aggravi per gli azionisti e che restituissero una banca efficiente, legata ai suoi soci, trasparente e veloce nel cogliere le opportunità che il mercato sicuramente le offrirà, ipotizzando una riorganizzazione complessiva e quindi  la cessione di rami aziendali al fine di ricapitalizzare la parte  rimanente e, con anche la riduzione dell’attivo ponderato, rientrare nei coefficienti di sorveglianza.  Una strategia con un certo grado di rischio, certo, come è sempre un rischio intraprendere, ma l’alternativa è lasciare l’istituto nelle stesse mani di chi lo ha avuto sinora, senza una guida sicura, con visioni banali e che non tengono conto della situazione attuale di mercato e delle evoluzioni future, e ritrovarsi a parlare della crisi di BPVi fra due anni, ma , questa volta , senza nessuna opportunità di recupero. 

 

 

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