Analisi e studi
Bitcoin: dopo la grande paura torna l’accumulazione. I dati on-chain segnalano un cambio di rotta
Dopo il crollo a 60.000 dollari, i dati on-chain mostrano un ritorno massiccio degli acquisti. Ecco chi sta accumulando Bitcoin mentre il mercato ha paura.

Come spesso accade sui mercati finanziari, è nel momento di massimo dolore che si creano le opportunità più interessanti. Dopo una fase di violenta volatilità che ha scosso le certezze di molti investitori retail, i dati tecnici iniziano a raccontare una storia diversa, più costruttiva e meno emotiva. Intanto il seguente è il grafico dell’ultima settimana di quotazioni, da Tradingeconomics:
La caduta è stata impressionante, coniderando che 5 mesi fa Bitcoin superava i 120 mila dollari.
Sembra che la “purga” di mercato, necessaria per eliminare gli eccessi speculativi, stia lasciando spazio a una fase di accumulazione sincronizzata. Non siamo noi a dirlo, ma i dati on-chain forniti da Glassnode, che evidenziano un comportamento molto preciso da parte degli investitori riportati poi da Coindesk.
Dalla capitolazione all’acquisto
Il mercato ha vissuto uno degli eventi di capitolazione più severi della storia recente di Bitcoin. Tuttavia, proprio quando il panico sembrava dominare, si è verificata un’inversione di tendenza nel comportamento degli holder.
Secondo l’Accumulation Trend Score di Glassnode – un indicatore che valuta l’intensità degli acquisti in base alla dimensione del portafoglio e ai volumi degli ultimi 15 giorni – siamo passati da una fase di distribuzione a una di accumulo.
Ecco cosa ci dicono i numeri:
- Il punteggio aggregato di accumulazione è salito a 0,68 (su una scala da 0 a 1).
- Un valore vicino allo 0 indica distribuzione (vendita), mentre un valore verso l’1 indica accumulazione.
- È la prima volta dalla fine di novembre che si osserva un comportamento di acquisto così ampio e trasversale tra le diverse coorti di investitori.
Quindi il prezzo basso ha riacceso l’interesse di diversi operatori che , evidentmente , sperano di “Buy the deep ” , comprare ai minimi.
Chi sta comprando?
L’analisi dei flussi è particolarmente interessante perché ci permette di capire chi sta scappando e chi, invece, sta entrando. All’inizio di febbraio, con il Bitcoin che scambiava intorno agli 80.000 dollari, abbiamo assistito a una dinamica classica: i piccoli investitori (retail) correvano verso l’uscita, spaventati, mentre le “balene” (whales) iniziavano timidamente a tastare il terreno.
La vera svolta è avvenuta con il crollo verso i 60.000 dollari il 5 febbraio. Qui sono entrate in gioco le mani forti, ma non necessariamente le più grandi in assoluto.
I compratori più aggressivi durante questo calo (“dip buyers”) sono stati i portafogli che detengono tra i 10 e i 100 BTC. Questa fascia di investitori, spesso associata a individui ad alto patrimonio o piccoli fondi, ha visto valore dove altri vedevano solo rischio, intervenendo massicciamente proprio mentre i prezzi toccavano i minimi locali.
Un segnale di valore?
Non possiamo dire con certezza se il fondo definitivo (“bottom”) sia stato toccato. Tuttavia, il quadro che emerge è quello di un mercato che, dopo un ritracciamento superiore al 50% dai massimi storici di ottobre, sta ritrovando una sua logica fondamentale.
Mentre le notizie di contorno riportano ancora gli echi del crollo – come le perdite non realizzate miliardarie di figure note del settore come Charles Hoskinson di Cardano – il “denaro intelligente” o quantomeno quello più testardo, sembra aver ripreso a muoversi in acquisto.
La struttura del mercato sta evolvendo: da una vendita dettata dal panico a un accumulo ragionato. Come sempre, la pazienza e l’analisi dei dati freddi pagano più dell’emotività del momento. Poi l’andamento della criptovaluta nel medio periodo resta un mistero, o meglio collegata ad andamenti macroeconomici ancora completamente da comprendere.








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