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BERGOGLIO, IL CATTOLICO PROTESTANTE

Papa Bergoglio ci stupisce praticamente tutti i giorni, e forse stupire è un verbo non sufficientemente forte. Ma il suo comportamento si può spiegare alla luce della storia del Cristianesimo(1).
In Palestina ci fu un profeta apocalittico, Gesù, la cui predicazione fece tanta impressione sui contemporanei che quell’uomo fu divinizzato e ne nacque una religione. Egli non lasciò alcuno scritto: tutto ciò che sappiamo di lui risale a compilazioni in vigore nelle varie comunità che si riunivano nel suo nome. Purtroppo queste biografie si contraddicono ampiamente e addirittura alcuni episodi non fanno onore al protagonista. Per esempio Gesù bambino, adirato, uccide un compagno che l’aveva battuto in un gioco. Anche se poi, su preghiera del padre, lo risuscita. La Chiesa dunque (arbitrariamente, dal punto di vista storico) escluse molti Vangeli, e ne ammise soltanto quattro. Il Cristianesimo è di fatto una religione che si reputa fondata su quei quattro testi, e fa sorridere che tanti abbiano contestato la Chiesa partendo dai Vangeli: i dissidenti infatti hanno dimenticato che, limitandosi a quei quattro, obbedivano a quella stessa Chiesa che intendevano contestare.
La predicazione di Gesù fu apocalittica: la fine del mondo era vicina, molto vicina. Dunque non bisognava occuparsi d’un futuro che forse non si sarebbe avuto, bisognava piuttosto prepararsi all’evento finale. E poiché gli ascoltatori chiedevano un termine più preciso, Gesù profetizzò: (Matteo, 10-16-23) “in verità vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».
La sua predicazione non intendeva stabilire regole nuove. Matteo, 5, 17: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento”. 19: “Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti [della Legge], anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli”. Gesù non voleva riformare la religione dei padri, anche perché non ce n’era il tempo, e infatti la sua predicazione riguardava il futuro immediato. Ma la fine del mondo non si ebbe e così nacque una religione del tutto nuova, che si organizzò, creò un clero, istituì dei sacramenti fondati su fragili collegamenti con i Vangeli (tanto fragili che i Protestanti li hanno disconosciuti) e tutto quello che sappiamo.
Purtroppo, ciò facendo, il Cristianesimo si è allontanato talmente da Gesù, che periodicamente si è levato qualcuno che, in nome di Cristo, ha contestato il Cristianesimo. Il ragionamento è stato semplice: se il fondamento della Fede sono i Vangeli, è ai Vangeli che bisogna tornare. Ecco come si spiega il comportamento di San Francesco. Ed ecco perché la sua apparizione fu vista con estremo allarme, a Roma. Il vagheggiato ritorno ai Vangeli, il disprezzo della ricchezza (fino a distribuire i propri beni ai poveri e vivere d’elemosina), la totale identificazione con i più umili e i più poveri, erano in stridente contrasto con l’organizzazione e il fasto della Chiesa romana.
L’allarme dell’alto clero era giustificato. Anche in seguito – da Lutero a Calvino, da Zwingli a Hus, dagli anabattisti agli albigesi – tutti coloro che si sono opposti alla Chiesa lo hanno fatto in nome dei Vangeli. Purtroppo, da un lato questi testi non erano sufficienti a fondare una religione – che infatti è figlia più della storia della Chiesa che della predicazione di Gesù – dall’altro questa predicazione era incompatibile con la realtà normale. Era concepibile quando ci si attende di morire fra breve, prima che si sia finito di visitare Israele. Così, nel corso dei secoli, i cristiani si sono trovati dinanzi ad un bivio: dovevano prendere alla lettera i Vangeli o dovevano piegarli al buon senso?
Si prenda il brano seguente (Matteo 6,25-34): “Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. … 26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? 28 E perché siete così ansiosi per il vestire? Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; 29 eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro. 31 Non siate dunque in ansia, dicendo: “Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?” 32 Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; ma il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. 33 Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più”.
Prendendo questo testo alla lettera si arriva agli ordini mendicanti – a cominciare dai francescani – e non alla prosperità. Se si attende la fine del mondo mentre ancora i pagani lavorano, si potrà ottenere da loro qualcosa da mangiare. Ma il giorno in cui tutti si aspettassero il cibo come un “soprappiù”, siamo sicuri che Dio si preoccuperebbe di imbandire la tavola? Se nessuno produce il cibo, non soltanto nessuno ne avrà abbastanza per sé, ma soprattutto nessuno ne darà una briciola ai fraticelli che bussano alla porta.
L’inverosimiglianza del messaggio evangelico (per esempio, il dovere di porgere l’altra guancia) avrebbe dovuto spingere tutti a giudicarlo iperbolico e poetico, e in effetti è ciò che hanno fatto nel corso dei secoli laici e credenti. Ma ogni tanto viene fuori qualcuno che il Vangelo vuole interpretarlo alla lettera e mette tutti in imbarazzo: infatti è difficile dargli torto, perché sarebbe stato come dare torto a Gesù stesso.
Ecco perché Bergoglio parla di aprire le porte a milioni di immigrati. Inutile obiettare che non è realistico: per chi reputa che “Dio penserà a loro” il problema non esiste. Gli operai che non si riposano la domenica e vanno a lavorare all’Elettrolux sbagliano, perché di quel denaro non hanno bisogno. Come dice il Vangelo “sono i pagani che ricercano tutte queste cose”.
Bergoglio, come Francesco, riprende alla lettera il Vangelo e fa scandalo. Non è pazzo. Abbraccia quella che nella storia della Chiesa è stata chiamata “la divina follia della Croce”. E si mette – lui, Capo della Chiesa – alla testa di coloro che, nel corso dei secoli, hanno voluto distruggerla in nome dei Vangeli. Ciò si deduce anche dalla poca importanza che attribuisce alla dottrina consolidata. Ad esempio, il concubinato è peccato mortale? Il peccato mortale vieta la somministrazione dei sacramenti? Eppure Berogoglio autorizza i preti a dare l’eucarestia ai risposati perché per lui la compassione, la fratellanza, il perdono contano più della dottrina: “il Sabato è fatto per l’uomo, non l’uomo per il Sabato”.
Bergoglio è un “evangelico” che contesta radicalmente l’organizzazione di cui è a capo e la dottrina di cui dovrebbe essere il custode, e da “folle della Croce” non tiene conto del più elementare realismo. Ad esempio, maledice il profitto e santifica il lavoro, dimenticando che nessuno dà un lavoro se non spera di ottenerne un profitto. Ma che importa? Tutto il Vangelo echeggia il disprezzo del denaro.
Non è detto che la Chiesa Cattolica sopravviva a questo Papa. Cattolico significa “universale” ma fra qualche tempo Cattolico sarà il Protestantesimo.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
20 agosto 2015
(1) Bisogna tenere distinti dei concetti. Il Cristianesimo è la religione fondata sui Vangeli. Il Cattolicesimo è il Cristianesimo fondato sulla dottrina della Chiesa. Il Protestantesimo accetta questa dottrina soltanto in parte.

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