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BANCA POPOLARE DI VICENZA: LA STRANA MAIL DELLA BCE CHE NON CHIARISCE

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Il “caso” Banca Popolare di Vicenza è noto a tutti.

Per chi non lo ricordasse riassumo brevemente: il board della Banca avrebbe ricevuto una lettera della BCE che imponeva di far fare ai soci un aumento di capitale fino a 1,5 miliardi per trasformare l’Istituto in SpA e quotarsi in borsa. Il tutto per rientrare nei parametri di sostenibilità ed evitare procedure di risoluzione con applicazione del bail-in. Questa lettera doveva essere portata all’attenzione dell’assemblea, perché i soci ne prendessero atto e votassero la risoluzione conforme presentata dal Consiglio di Amministrazione, respingendo altre opzioni. Così infatti è successo, anche se con violente proteste degli azionisti che hanno visto svalutare del 90% la loro vecchia partecipazione (da 62,5 a 6,3 euro per azione) e si sono visti costretti a sottoscrivere il nuovo capitale se non volevano uscire.

La lettera è questa:

 

BCEp1

BCEp2

Questa lettera, una volta portata a conoscenza e data copia ha suscitato qualche perplessità: innanzitutto le uniche due lettere che conosciamo inviate dalla BCE al Governo Berlusconi nel 2011 e alla Carige nel 2015 (quella indirizzata alla Veneto Banca e letta all’assemblea dal Presidente Pierluigi Bolla non è mai stata fatta vedere…) sono state redatte in inglese, che è la lingua scelta dalla BCE per le proprie comunicazioni ufficiali: l’uso dell’italiano è perlomeno curioso. Seconda curiosità è nel contenuto: dopo un’analisi molto tecnica della situazione della Banca si dà atto che sarà presentato un piano in tre punti “per ripristinare il rispetto dei requisiti patrimoniali“. Subito dopo il tono vira e la BCE impone questo piano e l’approvazione dei tre punti, minacciando in caso contrario il ricorso alla normativa sulle risoluzioni delle banche: in pratica il bail in. Stranamente non viene concessa alcuna possibilità di regolare diversamente la questione, pur essendoci altri modi per rimanere nei parametri prudenziali (ad esempio scindendo la banca in due per rimanere sotto i limiti patrimoniali ed acquisendo capitali dalla vendita di sportelli molto fuori zona, come era stato prospettato da alcuni soci). Eppure nella lettera alla Carige la BCE, pur chiedendo il rispetto dei parametri operativi e prudenziali, non entra nel merito delle possibili scelte, ma chiede solo che si risolva una situazione non sostenibile. L’unica che avrebbe un contenuto uguale, imponendo una precisa operatività (e sempre quella proposta dal Consiglio in carica…) sarebbe la missiva inviata alla Veneto Banca, che però non è stata mai mostrata in originale. Terza perplessità, la lettera non è firmata. La copia fotostatica rilasciata dal board della Popolare di Vicenza dovrebbe essere la copia di quanto pervenuto alla Banca, eppure, come potete notare, non vi è alcun segno di sottoscrizione. Da legale trovo il fatto molto strano: le lettere non firmate non valgono a provarne la paternità e l’effettività del testo.

Ma c’è dell’altro: il Presidente dell’Associazione “Noi che credevamo nella BpVi”, un’associazione di piccoli e medi azionisti della Banca vicentina, scrive il 4 marzo 2016 alla BCE, il giorno prima dell’assemblea fissata per l’aumento di capitale e la trasformazione in SpA, per avere conferma della lettera: ecco lo scambio

From: Luigi Ugone [mailto:luigi@noichecredevamonellabpvi.com]
Sent: 04 March 2016 20:30
To: ECB Information
Subject: followup: Emailing: 2015_12_21_Letter_to_Mr_Mario_Draghi – DGMS4 SEC

Egregio dr. Kisselevsky,
dal Cda di Banca Popolare di Vicenza ci arriva notizia che BCE abbia scritto una lettera all’Istituto invitandoli alla trasformazione in SPA o in alternativa al commissariamento.
Le inviamo l’articolo in allegato e speriamo in un suo gradito chiarimento.

Cordialmente


Luigi Ugone, President

“Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza” – no-profit organization
Tax code: 95127610244
Headquarter:
c/o Gar.Vi, Servizi per professionisti e aziende – Viale Riviera Berica n. 287/M – 36100 Vicenza (Loc. Campedello)
Facebook: www.facebook.com/popolarevicenza
Website: www.noichecredevamonellabpvi.com
E-mail: info@noichecredevamonellabpvi.com

———————————————-

Subject: Re: Emailing: 2015_12_21_Letter_to_Mr_Mario_Draghi (#4 – 27061)
Date: 14 Mar 2016 15:28:10 +0100
From: ECB Information <info@ecb.int>
To: ECB Information <info@ecb.int>, Enquirer – 23/12/2015 – 11:33 <luigi@noichecredevamonellabpvi.com>

Egregio Signor Ugone,

Con riferimento alla Sua e-mail del 4 Marzo 2016, desideriamo informarLa che, come da precedente comunicazione, la Bance Centrale Europea, di norma, non rilascia dichiarazioni sulle singole banche e, pertanto, non ci è possibile esprimere commenti in merito alla lettera da Lei menzionata.

Con i più cordiali saluti,

Philippe Metz

Principal Communications Officer

Directorate General Communications

EUROPEAN CENTRAL BANK
http://www.ecb.europa.eu

http://www.youtube.com/ecbeuro

https://twitter.com/ecb

Questa mail è quasi un non sequitur: il Presidente Ugone chiede un chiarimento sul fatto che la BCE, come è stato anticipato, ha scritto una lettera dove invita alla trasformazione in SPA, la BCE risponde che lei non commenta la lettera menzionata, cosa che nessuno le ha chiesto!

Il fatto che la BCE non si esprima su singole banche, quindi non commenti il loro operato, potrebbe far pensare anche che la lettera provenga dall’Istituto di Francoforte, ma per volontà della Banca stessa! Quello che ad esempio è accaduto con la famosa lettera al Governo Berlusconi nel 2011 che fu scritta su pressioni venute dall’Italia. Il Consiglio di Amministrazione quindi o anche solo il suo Presidente potrebbe aver “sollecitato” una risposta che ponesse il sigillo della BCE al piano da proporre. Tutte illazioni, si badi bene, ma la risposta sfuggente della Banca Centrale Europea le alimenta legittimamente.

Lo stesso Presidente dell’Associazione degli azionisti non sembra essere stato soddisfatto dalla risposta dell’Istituto e, a quanto ci risulta, avrebbe chiesto delucidazioni sul suo significato, pregando di far chiarezza almeno sulla paternità del testo.

L’impressione è che la vicenda sia ancora tutta da chiarire.

 

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