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Siamo ancora in tempo per uscire dagli schemi del sistema? L’austerity

Austerity, siamo ancora in tempo per uscire dagli schemi imposti dal sistema?
C’è un modo per cambiare le cose o di ribellarsi senza per forza finire in pasto a leaders senza scrupoli, che ci portino a spasso e con la sola ambizione della carriera politica?

Viviamo accerchiati da meccanismi, atti a soggiogare e a indirizzare l’opinione di massa, che vengono utilizzati da tempo immemore.
Uno di questi è senz’altro la creazione a tavolino di correnti di pensiero e di azione contrapposti che producono il perpetuo scontrarsi di tifoserie opposte.
E ciò avviene indipendentemente dall’argomento in voga.
Qual è, se esiste, il modo per uscrire da questo loop?

I drammi di intere fette di popolazione
che durano meno di un singolo nella hit parade

Scommetto che anche tu ti sei accorto di quanto poco una notizia cavalchi l’onda dell’opinione pubblica prima di sparire nel nulla senza lasciare nemmeno il ricordo di sé.

Accadeva anche nella hit parade (si chiama ancora così?) che il brano che tutto il mondo ballava, riuscisse a stare in vetta alla classifica per una sola settimana.
Per quanto assurdo ciò accade con qualsiasi argomento che per un effimero istante fa discutere tutti come se fosse l’unica cosa di cui parlare.
E pazienza se si tratta di una news periferica.
Di tutt’altro peso è invece l’importanza di quel ventaglio di argomenti che influenzano le nostre vite.
E invece oggi più che mai pare non esserci differenza tra i dati della disoccupazione giovanile e la tutina indossata da un trapper sul palcoscenico di Sanremo.

 

Federico Caffè citazione sull'austerity tratta dal libro di economia spiegata facile

Federico Caffè citazione sull’austerity tratta dal libro di economia spiegata facile

Uno di questi argomenti che hanno impatti reali sulle nostre esistenze, è la cosiddetta austerity, ovverosia, il ricettacolo di tagli trasversali che sta attraversando la spesa pubblica italiana e non solo.

L’austerity influenza il reale apprendimento dei ragazzi a scuola, la mobilità dei pendolari, l’accessibilità alle cure dei malati, la sicurezza di ponti, strade e ferrovie.
L’austerity, come ho più volte modo di ribadire, assieme a migliaia di altre voci, si è dimostrata decisiva nell’affossare definitivamente la nostra economia.

La subiamo quotidianamente, ne paghiamo le conseguenze ad ogni bolletta, su ogni prestazione sanitaria, ad ogni dichiarazione fiscale, l’impatto dell’economia sull’ambiente, eppure di austerity non si parla più.

Sarà forse perché la maggior parte di noi ci si è abituato.
O forse abbiamo assorbito inconsciamente l’ossimoro dell’austerity espansiva.
Secondo questa teoria, smentita da studi scientifico-statistico-economici e dalla semplice osservazione della realtà, il taglio della spesa pubblica dovrebbe favorire la riduzione del debito pubblico e la ripresa dell’economia, quindi del PIL.

Così su due piedi non ci sembra una contraddizione in termini e come potrebbe? Detto così, come se fosse un fatto naturale, è come quando ci danno i risultati della serie A o ci annunciano le previsioni del tempo.
Sono fatti assodati e ineluttabili, c’è bisogno che esprimiamo un’opinione?
No, è così e basta!
Abbiamo le informazioni che ci servono per capire che dietro c’è la fregatura?
Ci è stato insegnato a trovarle e a metterle nell’ordine corretto e in relazione tra loro?

Fino ad oggi la risposta è stata, no, ma finalmente adesso cominciano a circolare gli strumenti adatti a proteggerci. Si tratta solamente di imparare scegliere quelli giusti.

Libro di economia spiegata facile, prefazione di Antonio Maria Rinaldi

Antonio Maria Rinaldi, prefazione al libro di economia spiegata facile


La bufala della buona austerity in Portogallo

La balla dell’austerity espansiva ci viene venduta mostrandoci dati reali sì, ma senza mostrarci da dove vengono e cosa li abbia prodotti.
Ma questo lo vedremo a breve.
Ciò che riusciamo ad osservare meno bene è il nostro atteggiamento di cittadini nell’abboccare a tesi farlocche anche quando cozzano con la realtà facilmente osservabile all’interno del nostro portafoglio.

Austerity secondo John Maynard keynes, citazione tratta dal libro di economia spiegata facile

L’austerity secondo John Maynard keynes, citazione tratta dal libro di economia spiegata facile

L’esempio che ho scelto, ovvero il tema dell’austerity, è assolutamente casuale, ma credo possa dimostrare efficacemente come il sistema si prenda gioco di noi, o meglio, di come noi ci facciamo prendere gioco dal sistema.

Per questo esempio ho scelto due approcci leggermente diversi alla stessa notizia da parte dello stesso giornale. La scelta stavolta non è casuale. Serve a dimostrare come attraverso il sapiente uso della semantica sui social si possa confezionare un bufala tanto colossale quanto credibile.

la buona austerity del Portogallo

Il Portogallo va bene per merito dell’austerity?

I due titoli sono complemetari nel tentativo di creare la percezione che esista una buona austerity.
L’articolo di Euronews completa il lavoro sostenendo che l’esempio del Portogallo è virtuoso ed andrebbe preso da esempio dall’Italia.

Probabilmente il dato su cui Euronews tenta di fare leva è il seguente:

Austerity Portogallo

Il dato viene rappresentato in questa tabella con una serie di performance di bilancio positive.
Significa che il Portogallo dal 2016 al 2019 ha un bilancio positivo e quindi che non ha dovuto sforare il patto di stabilità con il famigerato deficit.
In altre parole il Portogallo ha dovuto spendere meno denaro pubblico, limitando la spesa e gli investimenti.
per questo ha un bilancio positivo; perché ha risparmiato molto.
La media per questi anni è un “ragguardevole” +1,57%  sul PIL!

Ciò che Euronews e supponiamo anche molti altri, scordano di mostrarci, è il fatidico lato sinistro del grafico, cioè la parte che riguarda il periodo precedente, questo:

Deficit di bilancio del Portogallo

Bilanco del Portogallo dal 2008 al 2019, grafico tratto dal libro di economia spiegata facile

Stiamo parlando degli anni della crisi, che vanno dal 2008 al 2015, in cui il Portogallo ha accumulato un deficit medio del -6,78% sul PIL, per ben otto anni di fila, con picchi del -9,8% e del -11,2%!
E ci siamo limitati soltanto all’ultimo periodo, post boom della crisi.

Ne deriva  che secondo Euronews la ricetta va ricercata nei tagli prodotti dal 2016 al 2019 e non nella spesa pazza del decennio precedente.

E già che ci siamo, visto che si parla sempre più spesso anche dell’Irlanda come nuovo faro da seguire, agevoliamo la panoramica sullo stesso periodo; così ci prendiamo avanti con il lavoro:

Austerity o investimenti? Deficit e surplus di Irlanda e Portogallo, grafici tratti dal libro di economia spiegata facile

Deficit di Irlanda e Portogallo, grafici tratti dal libro di economia spiegata facile

Stando alla vulgata mainstream, il pareggio di bilancio o addirittura il surplus di bilancio, insomma sarebbe più che sostenibile. Anzi, persino salutare. Infatti il PIL di questi ultimi anni di Irlanda e Portogallo ce lo starebbero dimostrando, giusto?

È così che vogliono farci credere che i tagli servano a rilanciare l’economia. Se c’è una cosa che, nonostante il genere umano abbia scavalcato la linea del ventesimo secolo, non accenniamo ad abbandonare, è la creduloneria.

Sembra assurdo come, nonostante i progressi della scienza e della tecnica, la massa continui a preferire accodarsi ad un leader o al guru di turno, piuttosto che conoscere almeno le basi del mondo che la circonda, se non già sé stessa né individualmente, né collettivamente.

Se invece imparassimo a maneggiare le informazioni – che ci sono – o disponessimo di un modo semplice per memorizzare la fotografia della realtà, potremmo finalmente rispondere:
“OK, ma se un esempio vitruoso deve essere seguito, allora che venga fatto fino in fondo. Va bene l’austerity, ma prima ci date dieci anni di investimenti fuori misura!”

Riesci ad immaginare cosa potrebbe fare l’Italia se le venisse concesso di fare deficit medio del -8,65% per 10 anni di fila, come l’Irlanda o del -6,78% come il Portogallo?

Cosa potrebbero ribattere giornalisti, politici e “guru” della tuttologia?


Come fanno a fregarci?

Come fanno a fregarci dunque?
Loro ci provano omettendo dati, informazioni, statistiche, opinioni, insomma; omettendo la parte bella di tutta la storia che stanno raccontando.

Loro ci provano ma noi gli stiamo dando una bella mano.
Come?

Probabilmente questo accade perché abbiamo perso la buona abitudine di chiederci il perché delle cose.
Perché accadono o non accadono, perché accadono sempre nel momento sbagliato e perché non accadono mai nel momento più giusto. Abbiamo smesso di cercare il significato delle parole con cui ci raccontano gli eventi che ci coinvolgono.  Ricominciare a farlo sarebbe la scorciatoia per capire se c’è e dove sta la fregatura.

Solo così si spiega il fatto che ci accontentiamo di un dato, un’immagine o un titolo di giornale fuorvianti, ma che ci danno ragione delle nostre credenze, per convincerci della verità sul fattaccio di turno.

E ci caschiamo ogni gorno.


esci dal gregge, le pecore nere leggono i libri gialli

esci dal gregge, le pecore nere leggono i libri gialli

Un gregge che procede sempre nella stessa direzione,
nonostante abbia già visitato il macello

Non smettiamo mai di pensare per stereotipi. Per questo abbiamo scelto lo stereotipo del gregge, tutte le volte che parliamo della gente.

Chissà dove si celano le ragioni di questo perpetuo errare umano.

E non mi riferisco ad una sola curva del tifo del pensiero unico.
Perché del pensiero unico ci sono sempre due curve e almeno due tribune.
Nelle due curve troviamo il tifo estremo contrapposto.
Sulle tribune si assiepano indecisi e qualche testa pensante, lo sappiamo.

Infatti come ci sono gli euristi senza se e senza ma, così all’opposto troviamo i sovranisti senza se e senza ma.

 

dettaglio del libro di economia spiegata facile

L’economia spiegata facile

E non ci sarebbe niente di male, se entrambe le opinioni fossero supportate da valide argomentazioni che portassero ad una sintesi ed a decisioni condivise.
Risulta invece, al contrario, che sia gli uni che gli altri si arrocchino su posizioni difese a suon di slogan o di presunte verità, il più delle volte preconfezionate, che trasformano due pareri opposti in caricature di sé stessi.

Poi dalle due curve partono gli immancabili sfottò e gli epiteti rivolti al tifo opposto.
I più utilizzati sono “eurinomani” per indicare i tifosi dell’Euro e della UE e “sovranari” per indicare le caricature dei sovranisti sui generis, i Salvini o i figuri da televisione locale che brandiscono dati scaricati da internet e paure degli spettatori per indicare al gregge la via della salvezza.

La stessa cosa accade per ciò qualsiasi argomento, dal clima ai vaccini e così via per qualsiasi scandalo o notizia ci venga propinata ogni giorno.
Saltano sempre fuori esperti pronti a guidare il branco appresso ai suoi anatemi.

Ecco dunque che i nostri schemi personali, corporativi o di gruppo finiscono per intrappolarci ancora meglio nello schema genreale costruito dall’attuale sistema di cose.


 

Se imparassimo a conoscere, nessuno potrebbe ribaltare la verità

Per uscire dalla ruota del criceto c’è solo un modo: conoscere. Sapere.
Non ci sono altre via d’uscita.
Questo è l’ostacolo insomontabile, ne siamo consapevoli.
La pigrizia e la scarsa abitudine alla lettura sono i principali motivi che ci bloccano dal crescere.
Esistono però sempre più strumenti che ci aiutano ad aggirare questo monolite.
Tre esempi: i video, i film come PIIGS e La grande scommessa e i testi divulgativi.

Insomma l’informazione sta muovendo passi da gigante per venirci incontro, ma noi non dobbiamo sottrarci alla scoperta.
È nel nostro interesse, per altro.
Vediamo un esempio di infografica, altro splendido mezzo, condensato, per informarci in modo facile ed immediato.

Questa ci racconta un pezzo della storia che non ci vogliono raccontare:

Austerity o investimenti?

incremento dei debiti pubblici dall’inizio della crisi economica

Ci illustra l’incremento del debito pubblico tra l’inizio della crisi economica al suo culmine. La fonte è la Commissione europea tramite il sito del MEF.

A chi vorrebbe che l’Italia emulasse i progressi dell’economia portoghese, potremmo far notare come tale prodigio sia corrisposto al maggiore incremento del debito pubblico, cioè degli investimenti.
Viceversa l’Italia (che dovrebbe seguire l’esempio, dato che è il fanalino di coda in Europa) ha un’economia stagnante ed il suo debito è cresciuto in maniera ridicola rispetto a quello dei portoghesi.

Per forza che è cresciuto poco; abbiamo fatto deficit dello zerovirgola e tagli agli investimenti…

L’austerity ha ridotto il debito pubblico, fatto crescere il PIL e rilanciato l’economia?
I risultati della ripresa, se e dove c’è, sono da afferire agli investimenti degli anni precedenti, ovvero alla spesa in deficit o ai tagli dei servizi?
Adesso credo che anche tu possa iniziare a trarre le tue deduzioni.
Qui abbiamo solamente voluto avanzare il dubbio che forse non ce la stanno raccontando giusta e che noi forse non stiamo cercando le risposte dove si trovano.

Oggi i mezzi per reperire le informazioni rese accessibili a tutti ci sono. Cominciano a comprarire manuali e testi alla destinati alla massa.

Per appropriarti delle informazioni e del metodo di autodifesa abbiamo creato un vero kit di sopravvivenza perfetto nel caso delle crisi economiche.

Adesso il modo per smettere di farsi fregare c’è.
Si chiama economia spiegata facile, ed è questo libro:

Austerity o investimenti?

Austerity o investimenti?

 

 

e si compra qui

Piantiamola di farci usare come tifosi per gli scopi di politici che giocano contro la squadra.
Smettiamola di farci trattare da pecoroni. Usciamo dal gregge!


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