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AUKUS: il sogno nucleare australiano si allontana. Arriveranno i B2?

L’accordo AUKUS tra Australia, USA e UK vacilla sotto il peso di ritardi industriali e costi esorbitanti. Con la produzione di sottomarini nucleari al palo, Canberra valuta alternative strategiche: i bombardieri B-2 potrebbero essere la risposta alla minaccia cinese?

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Il progetto AUKUS, l’ambiziosa alleanza trilaterale tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia nata nel 2021, doveva rappresentare il baluardo tecnologico contro l’espansionismo cinese nell’Indo-Pacifico. Tuttavia, a quattro anni dall’annuncio, il “Pillar 1” — ovvero la fornitura di sottomarini a propulsione nucleare (SSN) a Canberra — sembra navigare in acque decisamente agitate.

La realtà industriale di Washington e Londra sta cozzando contro le promesse politiche, sollevando dubbi sulla fattibilità stessa dell’operazione e trasformando l’Australia, secondo alcuni critici, nel “finanziatore di lusso” di programmi altrui in crisi.

Il collo di bottiglia americano: la classe Virginia

Il cuore dell’accordo prevede che gli Stati Uniti vendano all’Australia almeno tre sottomarini della classe Virginia nei primi anni 2030. Sulla carta, un salto di qualità enorme per la marina australiana. Nella pratica, un incubo logistico.

Attualmente, la capacità produttiva statunitense è satura:

  • Gli USA hanno un arretrato di 12 sottomarini classe Virginia e tre classe Columbia.
  • Il ritmo di produzione attuale è di circa 1,2 unità all’anno, mentre per soddisfare le esigenze interne e quelle di AUKUS servirebbero 2,33 unità. Siamo praticamente alla metà della capacità necessaria.
  • Solo tre cantieri (Groton, Quonset Point e Newport) gestiscono la produzione, e sono già al limite. Non ci sono collaborazioni con cantieri stranieri, come TKMS o Fincantieri, che garantirebbero una capacità incrementata. Tutto si fa negli USA, dove la capacità produttiva navale è in calo da 30 anni.

Esiste poi un ostacolo legislativo non trascurabile: la legge americana impedisce il trasferimento di sottomarini nucleari se questo “degrada le capacità subacquee degli Stati Uniti”. Con una flotta interna già sotto stress, la certificazione presidenziale necessaria per la vendita diventa un traguardo difficile da tagliare.

Regno Unito: tra ambizioni globali e cantieri “shambolic”

Se Washington piange, Londra non ride. Il Regno Unito dovrebbe guidare la progettazione dei nuovi SSN-AUKUS, ma lo stato della flotta subacquea britannica è stato definito “disastroso” (shambolic) da ex alti ufficiali come il contrammiraglio Philip Mathias.

La situazione della Royal Navy è emblematica della deindustrializzazione europea:

  • Su 10 sottomarini nucleari teoricamente in servizio, spesso solo due sono effettivamente pronti all’impiego. Una flotta ridotta all’osso, o anche peggio, da anni di mancati investimenti navali.
  • I ritardi nelle manutenzioni e la carenza di personale qualificato sono cronici.
  • L’Australia ha già stanziato miliardi di dollari per sostenere i motori Rolls-Royce, portando l’ex premier Malcolm Turnbull a suggerire che il Regno Unito veda l’Australia come un “ricco ingenuo” chiamato a sovvenzionare un programma nazionale in crisi. L’idea in generale sembra questa. In Australia qualcuno inizieràa chiedersi se non era meglio rimanere con i francesi, che comunque potevano fornire sommergibili nucleari.

Costi e Benefici: una tabella del disimpegno

Il costo totale dell’operazione AUKUS per l’Australia è stimato tra i 240 e i 368 miliardi di dollari in trent’anni. Ecco dove stanno andando (o dovrebbero andare) i fondi. I soldi dovrebbero essere divis fra i tre partecipanti, quasi in mdo uguale, ma , per ora, c’è solo stato un pagamento di 4,6 miliardi di dollari da parte dell’Australia. I costi dell’operazione appaiono eccessivi

Il paradosso è che Canberra sta pagando profumatamente per “prenotare” posti in cantieri che non riescono a soddisfare nemmeno i propri governi. Una situazione ridicola, in cui il paese australe rimane senza soldi, senza investimenti e senza sottomarini.

E se la soluzione fosse nel cielo? L’ipotesi B-2

Data la “nebulosità” delle scadenze per i sottomarini (che difficilmente vedranno la luce prima del 2035-2040), alcuni esperti della difesa suggeriscono un cambio di rotta drastico: dimenticare temporaneamente i sottomarini e puntare sui bombardieri stealth B-2 Spirit.

Secondo Steve Balestrieri (ex Forze Speciali USA), il trasferimento di alcuni B-2 in fase di ritiro verso l’Australia offrirebbe una capacità di attacco strategico immediata. Un piccolo stormo di B-2 australiani complicherebbe i piani di Pechino molto più velocemente di un sottomarino che forse non arriverà mai. Il B-2 può penetrare spazi aerei difesi e colpire a lungo raggio, colmando il vuoto lasciato dal ritiro degli F-111. Un B-21 Raider, il nuovo bombardiere USA , sarebbe più  rapido da costruire rispetto a un sottomarino nucleare. Aggiungerne una dozzina agli ordini rinnoverebbe la flotta strategica USA e permetterebbe di distaccare all’australia sei – sette B-2 , in grado di costituire una minaccia costante per Pechino.

B-21 Raider

“Pillar 2” come ancora di salvezza?

Mentre il primo pilastro (i sottomarini) affoga nella burocrazia e nei ritardi industriali, l’AUKUS cerca di restare a galla con il Pillar 2, focalizzato su intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche e missili ipersonici. Qui i progressi sono più tangibili, con test congiunti già avviati.

Tuttavia, resta il dubbio di fondo: l’Australia sta comprando sicurezza o sta semplicemente finanziando il rilancio industriale di due alleati in difficoltà? Se la cadenza produttiva non accelera bruscamente, l’ambizione nucleare di Canberra rischia di restare un costoso miraggio subacqueo.

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