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Attenti ai coloranti

L’altro giorno mi hanno inviato uno di quei brevi videoclip virali pseudo-motivazionali oggi tanto di moda. C’è un tizio che sembra il cugino di Sai Baba, il quale convoca in un parco pubblico alcune famiglie della Milano bene o della Milano da bere, fate voi. Divide i genitori dai bambini. Li fa sedere a terra separatamente, prima solo le mamme e i papà, poi i figlioli. Consegna a entrambi i gruppi dei fogli raffiguranti alcuni capolavori architettonici della città del panetùn e chiede ai partecipanti di dipingerli. Però, assegna ai genitori dei bei pennarelli colorati, mentre ai figli solo neri o grigi. Alla fine, riunisce i nuclei familiari in plenaria e fa mostrare ai rampolli il risultato dell’applicazione artistica dei genitori. I bambini fanno oh, che meraviglia. Poi inverte le parti e i bambini mostrano le loro prove: una serie di scarabocchi angoscianti tratteggiati, per forza, di nero e di grigio. I genitori si affliggono per la propensione alla psyco-art dei figli, al che questi ultimi candidamente spiegano di aver ricevuto solo un paio di gessetti nero-fumo. Come dire: non potevamo fare altrimenti. Allora, le madri e i padri domandano al santone la ragione. E lui risponde: “Sono i colori che gli avete lasciato”. Chiusura finale con la morale: “Secondo l’Onu restano due generazioni per recuperare i danni del riscaldamento globale”. A seguire, appello degli adulti mortificati dal senso di colpa; del tipo: dobbiamo fare qualcosa, stiamo rubando il futuro dei nostri pargoli, lasciamogli almeno del verde e altre minchiate assortite.

Che dire? Ultimata la visione mi è venuto in mente – per parafrasare il cupo ammonimento dell’Onu – che ci vorranno almeno dieci generazioni per recuperare i danni procurati ai propri figli da genitori così deficienti. Ovviamente non parlo dei bravi attori protagonisti del video, ma dei soggetti che quegli attori impersonano e che, ci scommettiamo, guardando la clip si saranno sentiti ugualmente in colpa e avranno pensato che l’Onu ha ragione e che loro sono tutti dei disgraziati. Gente spaesata e disorientata che si fa abbindolare dalla pagliuzza nel proprio occhio e non vede la trave in quello altrui. Si auto-mortifica per responsabilità inesistenti: il riscaldamento globale e l’inquinamento, ammesso siano gravi quanto dicono, sono frutto dei modelli industriali degli ultimi due secoli, non della scelta di un travet della Bovisa.

Ciò occulta l’autentica, imperdonabile colpa delle ultime generazioni: aver permesso, con scelte politiche ottuse, perpetrate nel segreto dell’urna, la devastazione di un modello sociale come quello disegnato a colori vivacissimi, e bellissimi, dalla nostra Costituzione e composto di diritti sociali, di rispetto della dignità della persona, di welfare universale, di sovranità statuale. E aver, altresì, consentito il consolidamento, tramite la sottoscrizione di trattati criminali da parte di parlamentari succubi o pavidi, di un format istituzionale “nuovo” tarato sulla logica della conflittualità permanente tra Mercato e Persona, sulla compressione pianificata e seriale dei diritti delle classi medio basse e, soprattutto, sulla riduzione dei giovani a girovaganti precari, flessibili, incapsulati in un presente cupo da cui non si scorge il futuro. Comunque sia, guardiamo il lato positivo. Questo filmino, quantomeno, ci stimola a dimostrare che siamo meno idioti di come ci dipingono.

Francesco Carraro
www.francescocarraro.com


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