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Arsenali aperti: Washington lancia un piano da 16 miliardi per Israele e Arabia Saudita
Washington accelera sulla difesa in Medio Oriente: approvate vendite record di elicotteri Apache a Israele e missili Patriot all’Arabia Saudita per un totale di 16 miliardi di dollari. Ecco cosa cambia negli equilibri regionali.

Mentre il mondo osserva con il fiato sospeso le tensioni nel Golfo, il Dipartimento di Stato americano ha deciso che è il momento di rimpinguare i magazzini dei propri alleati storici. Con una serie di notifiche al Congresso, Washington ha dato il via libera a potenziali vendite di armamenti per un valore complessivo che sfiora i 16 miliardi di dollari. Una mossa che, se da un lato punta a stabilizzare i fronti caldi, dall’altro conferma come l’industria della difesa statunitense resti il vero motore (molto keynesiano) dell’export a stelle e strisce.
Il pacchetto per Israele: elicotteri e mezzi tattici
Per Tel Aviv è pronto un pacchetto da circa 6,7 miliardi di dollari. Nonostante le recenti dichiarazioni di Benjamin Netanyahu al The Economist circa la volontà di “svezzare” Israele dagli aiuti militari USA, i fatti sembrano andare in una direzione opposta, o quanto meno complementare. Il pacchetto si divide in quattro capitoli principali:
Elicotteri Apache: 30 esemplari della versione AH-64E, la più avanzata, per un valore di 3,8 miliardi.
- Veicoli tattici JLTV: 3.250 mezzi per il trasporto truppe e operazioni sul campo (1,98 miliardi).
Mezzi corazzati Namer: Power pack per i celebri trasporti truppe israeliani (740 milioni).
Supporto leggero: Elicotteri AW119Kx prodotti da Leonardo (sì, c’è anche un po’ d’Italia tramite la filiale USA) per 150 milioni.
La difesa saudita: una pioggia di Patriot
Se Israele punta sull’offesa e sul movimento, Riad guarda al cielo. Il Dipartimento di Stato ha approvato la vendita di ben 730 missili intercettori PAC-3 Patriot per un valore di 9 miliardi di dollari. Una fornitura enorme, che sembra costruita per respingere un attacco massiccio iraniano.
Questa commessa non è solo una questione di sicurezza nazionale saudita, ma un enorme contratto per Lockheed Martin, che ha recentemente annunciato l’intenzione di triplicare la produzione di questi vettori entro il 2030. L’obiettivo dichiarato è l’integrazione della difesa aerea regionale (IAMD), una mossa strategica per proteggere non solo il Regno, ma anche le forze americane dislocate nell’area del CENTCOM.
Il dettaglio delle commesse
Ecco una sintesi dei principali attori industriali coinvolti e dei valori in gioco:
| Beneficiario | Sistema d’arma | Contraente Principale | Valore Stimato |
| Israele | 30 Elicotteri AH-64E Apache | Boeing / Lockheed Martin | $3,8 Miliardi |
| Israele | 3.250 Veicoli JLTV | AM General | $1,98 Miliardi |
| Arabia Saudita | 730 Missili PAC-3 Patriot | Lockheed Martin | $9,0 Miliardi |
| Israele | Power Pack per Namer | Rolls-Royce | $740 Milioni |
Geopolitica e realismo: il paradosso del Golfo
L’aspetto più ironico – o forse tragico, a seconda dei punti di vista – riguarda la tempistica. Gli USA potenziano i partner regionali mentre aumentano la pressione sull’Iran. Tuttavia, la diplomazia corre su binari separati: Riad ha già fatto sapere che, in caso di conflitto aperto tra USA/Israele e Teheran, il proprio spazio aereo resterà chiuso ai mezzi d’attacco.
In sostanza, gli americani vendono i missili per difendere i sauditi, sapendo che i sauditi non li aiuteranno ad attaccare, almeno ufficialmente . Però qui siamo di fronte ad affari che si intersecano anche con giochi politici profondi e che si svolgono dietro le quindi: con questo genere di fornitura, comunque, si rafforzano i legami fra USA e il Regno. Ora la palla passa al Congresso: ha 30 giorni per opporsi, ma visti i precedenti e l’importanza dei contratti per l’industria nazionale, è difficile immaginare barricate.










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