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Fine di un’era nei Balcani: Aleksandar Vucic cede il potere alla rivolta degli studenti
Con un’affluenza record al 70%, gli studenti serbi spazzano via dopo 14 anni il regime di Aleksandar Vucic. Crolla l’alleato di Putin travolto dalle proteste anticorruzione.

Il regno indiscusso di Aleksandar Vucic si è sbriciolato in una domenica autunnale che entra dritto nei libri di storia dei Balcani. Dopo quattrodici anni di potere ininterrotto tra presidenza e premiership, il leader nazionalista serbo ha dovuto ammettere l’inimmaginabile: la sua coalizione è stata spazzata via dalla “Student List“, il movimento di protesta apartitico nato dalle ceneri della tragedia di Novi Sad. Una marea umana senza precedenti ha invaso le strade di Belgrado e di tutto il Paese. Con un’affluenza record vicina al 70% – la percentuale più alta registrata dalla dissoluzione della ex Jugoslavia nel 1992 – i cittadini hanno risposto con la forza dei fatti a due anni di crescenti tensioni, accuse di corruzione dilagante e derive autoritarie che hanno soffocato il dibattito pubblico serbo.
Eccovi i risultati da Europe Elects
Serbia, 56.0% sample of CeSID / Ipsos parallel count:
National parliament election
SL-*: 52.0% (+52.0)
SNS+-EPP: 39.3% (-8.8)
SPS/JS+-*: 2.3% (-4.4)
SVM-EPP: 0.9% (-0.8)
NDSS/PKS-*: 0.8% (-4.4)
PDD+-*: 0.8% (+0.8)
SDP/CDP-*: 0.5% (+0.5)
SDA Sandžaka-NR: 0.4% (-0.2)
PSS BK-*:… pic.twitter.com/vIz4m0xAYH— Europe Elects (@EuropeElects) October 25, 2026
La scintilla che ha innescato questo terremoto politico risale al 2024, quando il crollo improvviso di una tettoia in cemento armato alla stazione ferroviaria di Novi Sad ha causato la morte di sedici persone. Quel drammatico evento non è stato vissuto solo come un tragico incidente fortuito, ma come il sintomo inequivocabile di un sistema marcio, fondato su appalti opachi, incuranza della sicurezza pubblica e favoritismi clientelari. Le manifestazioni di protesta, nate spontaneamente tra i banchi dell’università e guidate da giovani determinati a non piegarsi, si sono rapidamente trasformate in un ciclone sociale capace di scardinare l’egemonia del Partito Progressista Serbo (SNS). Vucic, messo all’angolo dalla pressione della piazza, ha dovuto anticipare le elezioni, originariamente previste per il 2027, fissandole al 25 ottobre 2026. I dati preliminari parlano chiaro e non lasciano spazio a interpretazioni: la Student List conquisterà tra i 135 e i 140 seggi nel parlamento composto da 250 membri, superando ampiamente la maggioranza assoluta e riducendo l’SNS a circa 105 deputati.

Il crollo della pensilina di Novi Sad
La sconfitta del principale alleato di Vladimir Putin nei Balcani occidentali ridisegna radicalmente gli equilibri geopolitici regionali. Fino a oggi, Belgrado ha mantenuto una posizione ambigua, oscillando abilmente tra i legami storici con il Cremlino e le promesse formali di integrazione nell’Unione Europea. Dal punto di vista economico e pratico, questo cambio di passo radicale potrebbe sbloccare nuove dinamiche vitali per il Paese:
- Fondi strutturali e pre-adesione: Una maggiore trasparenza democratica e una lotta reale alla corruzione potrebbero accelerare l’accesso ai finanziamenti dell’Unione Europea, frenati da anni a causa delle carenze nello stato di diritto.
- Certezza del diritto: La stabilità istituzionale e la trasparenza amministrativa rappresentano un richiamo fondamentale per gli investitori esteri, che finora hanno spesso esitato di fronte all’opacità burocratica e al controllo centralizzato dell’economia.
- Spesa pubblica e infrastrutture: Un controllo rigoroso sui bandi d’appalto pubblici eviterà tragedie simili a quella di Novi Sad, riorientando la spesa pubblica verso la manutenzione reale anziché verso cattedrali nel deserto o clientele di partito.
La caduta di Vucic non rappresenta un caso isolato nel panorama europeo contemporaneo. Essa evoca fortemente il duro colpo incassato da Viktor Orban in Ungheria la scorsa primavera, dimostrando che i regimi a forte impronta populista e autoritaria non sono affatto invulnerabili quando la società civile e le nuove generazioni decidono di riprendersi il proprio futuro attraverso le urne e la partecipazione attiva. Le immagini dei giovani che festeggiano nelle strade di Belgrado tra clacson, bandiere e canti di liberazione rappresentano un segnale inequivocabile di cambiamento culturale. La Serbia volta pagina, lasciandosi alle spalle un quindicennio di forti divisioni interne. Domani, come ha ricordato il mondo accademico attraverso le parole del professor Radomir Sajcic, inizierà la vera sfida: ricostruire le fondamenta istituzionali del Paese su basi di legalità, giustizia e democrazia partecipata.







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