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Analisi sulle possibili tendenze del BTP nelle prossime settimane di Luigi Luccarini.

 

Si apre una settimana forse decisiva per i TDS italiani, che fa pensare ad una possibile discesa dei rendimenti sulle scadenze lunghe, a fronte di quanto già accaduto per quelle brevi, e quindi un allentamento della pressione monetaria sul nostro paese.

Vediamo perché.

Nelle ultime 2 settimane il tasso del BTP biennale è diminuito da un massimo di 1,96% del 19 ottobre al tasso dell’1,11% circa in chiusura venerdì scorso 2 novembre.

Ed è un ribasso, va aggiunto, al “netto” delle oscillazioni dell’analoga scadenza sul Bund tedesco, che, come si vede nella figura 1.1 è invece rimasto stabile nel periodo considerato (ultima rilevazione a –0,64%).

Questo ha portato ad una forte diminuzione dello spread relativo che adesso è di 175 punti.

(figura 1.1)

Ad ogni buon conto, per effetto di questi movimenti, la forbice tra i rendimenti dei nostri TDS, biennale e decennale, è arrivata a 220 punti. E questa è sicuramente una buona notizia.

D’altra parte i movimenti dei tassi sulle scadenze brevi sono un indice della fiducia del mercato sulle condizioni di solvibilità del debitore.

Ed in effetti, come potete osservare sul grafico 1.2 nei periodi di turbolenza i rendimenti del biennale hanno sempre avvicinato quelli della scadenza lunga (10 anni).

Addirittura in qualche momento arrivando a sovraperformarli, come a metà del 2008 (crisi subprime) e nel novembre  2011 (crisi Governo Berlusconi).

Oppure appiattendo fortemente le distanze, come tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, prima che BCE annunciasse il suo piano straordinario di Quantitative Easing.

Ed infine a partire da aprile di quest’anno, per motivi a tutti noti.

(figura 1.2)

Mano a mano che la tensione si allenta, la distanza tra i tassi delle due scadenze inizia invece ad allargarsi.

Anche perché le fluttuazioni di quello sul decennale risentono di altre variabili.

Prima tra tutte il tasso di inflazione atteso, in base alla regola per cui l’investitore in periodi di IPC tendenziale crescente tende a posizionarsi sulle scadenze brevi che meglio rispondono alle sue esigenze di protezione reale del capitale.

E che questo sia un periodo di possibili tensioni inflazionistiche (importate o meno) è testimoniato dal raffronto tra il dato IPC di febbraio (+0,5%) e l’ultimo registrato (+1,6%).

C’è inoltre l’incognita derivante dal prossimo venir meno della politica monetaria “accomodante” di BCE, che può suggerire un posizionamento su scadenze più brevi in attesa di verificare le conseguenze indotte da questa decisione sulla dinamica dei tassi a medio/lungo termine.

E’ chiaro tuttavia che la forbice tra le scadenze prima o poi raggiunge un limite fisiologico. E quindi, ipotizzando che la discesa dei rendimenti a 2 anni possa proseguire (ricordo che a luglio di quest’anno erano arrivati allo 0,63%) dobbiamo pensare che così si muoveranno anche quelli sul decennale, che nella figura 1.3 in base ad alcuni oscillatori/anticipatori di tendenza sembrano in effetti segnalare un top di periodo già raggiunto.

Analogamente a quanto avvenne a marzo 2017, dopo che si era verificata un rialzo per circa 6 mesi, con un impulso del 250% (dall’1% al 2,5%) mentre l’attuale crescita è di poco superiore al 200% (dall’1,7% ad un massimo del 3,6%).

Questo fa anche ritenere che l’eventuale discesa del rendimento del decennale dovrebbe trovare un “pavimento” attorno ad un livello superiore rispetto ai precedenti minimi, dato che nel frattempo le tensioni sui tassi sono aumentate, così come si sono modificate le condizioni congiunturali e (salvo ripensamenti) la politica monetaria delle Banche Centrali.

Come si vede dal grafico 1.3 il rendimento del nostro BTP è perfettamente “incanalato” in un binario nel cui ambito dovrebbe muoversi nei prossimi mesi, con una tendenza al ribasso fino ad un livello 2,3/2,5%  sempre che sul mercato globale non si verifichino situazioni di  particolare criticità.

Lo spread con il Bund decennale dovrebbe tuttavia ridursi in modo comunque significativo, giovandosi anche dell’attuale inclinazione discendente del prezzo del titolo tedesco, anche se la volatilità nei due mercati è ancora differente ed è questo tutto sommato l’unico elemento che lascia aperti margini di incertezza a questo tipo di analisi.

Che comunque induce moderato e, credo anche, sensato ottimismo.

(figura 1.3)

Luigi Luccarini


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