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Alta tensione nel Corno d’Africa: la Somalia blocca i voli militari degli Emirati e straccia gli accordi sui porti
Mogadiscio risponde alla violazione dello spazio aereo stracciando i contratti su Berbera e Bosaso. Riad si schiera con la Somalia mentre cresce la tensione sul Somaliland.

Mogadiscio ha detto basta. In una mossa che segna il punto più basso delle relazioni diplomatiche degli ultimi anni, il governo federale della Somalia ha sospeso tutti i voli militari e cargo provenienti dagli Emirati Arabi Uniti (EAU). Una decisione drastica, arrivata dopo il transito non autorizzato nello spazio aereo somalo di Aidarous al-Zubaidi, leader del Consiglio di Transizione del Sud (STC) dello Yemen. Ma dietro l’incidente aereo si nasconde una partita a scacchi molto più complessa che coinvolge porti strategici, sovranità nazionale e un riallineamento delle alleanze nel Golfo.
Il casus belli: il volo fantasma
Tutto è precipitato il 7 gennaio, quando le autorità di Mogadiscio hanno aperto un’indagine su un volo sospetto. Secondo quanto ricostruito dall’Agenzia per l’Immigrazione somala, l’aereo, che trasportava il leader separatista yemenita al-Zubaidi e il suo entourage sotto la supervisione di ufficiali emiratini, è decollato da Berbera — nel Somaliland separatista — diretto ad Abu Dhabi, attraversando i cieli di Mogadiscio senza le necessarie autorizzazioni.
La reazione del governo federale è stata immediata e ferma. In meno di 24 ore è scattato il divieto totale per i velivoli militari e cargo degli EAU, con la sola eccezione concessa a limitati voli di evacuazione per il ritiro di personale ed equipaggiamento. Le richieste di Abu Dhabi di revocare il blocco sono state respinte al mittente.
La risposta politica: sovranità e porti
L’incidente aereo è stato solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo. Il Primo Ministro somalo ha dichiarato che la misura è necessaria per contrastare “azioni illecite che minano la sovranità, l’unità nazionale e l’indipendenza politica” del Paese.
Durante una riunione d’emergenza, il Gabinetto ha alzato la posta, approvando una serie di misure che ridisegnano la mappa economica e militare della regione:
Annullamento degli accordi: Cancellati tutti i patti di cooperazione e sicurezza con gli EAU riguardanti i porti strategici di Berbera, Bosaso e Chisimaio.
Nuova legge sulla sovranità: Approvato un disegno di legge che vieta alle amministrazioni regionali (come il Somaliland o il Puntland, per Mogadiscio) e a entità private di stipulare accordi con potenze straniere senza il preventivo via libera del governo federale.
Stop alla difesa: Sospesi gli accordi bilaterali di sicurezza.
Il fattore saudita e l’incognita israeliana
Interessante notare come, in questo scacchiere, la Somalia, almeno il governo centrale, sembri avvicinarsi sempre più all’Arabia Saudita, allontanandosi dagli Emirati. Riad, infatti, ha accusato apertamente Abu Dhabi di aver facilitato la fuga di al-Zubaidi, che si sarebbe rifiutato di recarsi a Riad per colloqui diplomatici, preferendo mobilitare le forze verso Al-Dhale.
Il portavoce della coalizione a guida saudita, Magg. Gen. Turki Al-Maliki, ha puntato il dito contro gli ufficiali emiratini per aver orchestrato l’uscita del leader separatista. Non è un caso che, lo stesso giorno dell’incidente, un jet militare saudita abbia effettuato un atterraggio non programmato a Mogadiscio, alimentando speculazioni su un coordinamento tra le parti.
Sullo sfondo, rimane il nodo gordiano del Somaliland. La tensione è stata esacerbata dal tacito supporto degli EAU — che a Berbera hanno costruito un porto in acque profonde e una base militare — verso le ambizioni indipendentiste della regione. A complicare ulteriormente il quadro, il testo di riferimento cita un recente riconoscimento del Somaliland da parte di Israele, una mossa che avrebbe provocato un immediato contraccolpo internazionale e irrigidito la posizione di Mogadiscio.
In sintesi, la Somalia sta cercando di riprendere il controllo delle proprie frontiere e delle proprie risorse, inviando un messaggio chiaro: il suo spazio aereo e i suoi porti non sono terra di conquista per le dispute altrui.
Domande e risposte
Perché i porti somali sono così importanti per gli Emirati Arabi Uniti?
Gli Emirati Arabi Uniti perseguono da tempo una strategia di controllo delle rotte marittime nel Corno d’Africa e nel Mar Rosso. I porti di Berbera (Somaliland) e Bosaso (Puntland) sono snodi cruciali per il commercio e per la proiezione di potenza militare verso lo Yemen e l’Oceano Indiano. Controllare questi scali permette ad Abu Dhabi di influenzare i flussi commerciali globali e di mantenere una presenza militare strategica fuori dai propri confini, spesso scavalcando l’autorità del governo centrale di Mogadiscio.
Chi è Aidarous al-Zubaidi e perché il suo transito è un problema?
Aidarous al-Zubaidi è il leader del Consiglio di Transizione del Sud (STC) nello Yemen, un gruppo separatista che, pur facendo parte formalmente della coalizione anti-Houthi, ha spesso agito in contrasto con il governo yemenita riconosciuto e con l’Arabia Saudita. Il suo transito non autorizzato attraverso la Somalia, facilitato dagli EAU, rappresenta per Mogadiscio una violazione della sovranità, in quanto permette l’uso del proprio territorio per manovre militari e politiche straniere non concordate, coinvolgendo la Somalia in dispute regionali terze.
Quali sono le conseguenze economiche della rottura degli accordi?
L’annullamento degli accordi su porti come Berbera e Bosaso potrebbe avere ripercussioni significative sugli investimenti infrastrutturali nella regione, spesso finanziati da capitali emiratini (come DP World). Se da un lato la Somalia riafferma la propria sovranità legale sulle infrastrutture, dall’altro rischia di perdere capitali esteri e know-how tecnico nell’immediato. Tuttavia, la mossa potrebbe aprire la strada a nuovi partner internazionali, come la Turchia o il Qatar, o rafforzare la partnership economica con l’Arabia Saudita, ridisegnando le alleanze economiche nel Corno d’Africa.







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