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Alluminio: la Russia senza l’Australia deve corteggiare la Cina. I prezzi andranno alle stelle

 

 

L’Australia ha bloccato le esportazioni di allumina e di minerali di alluminio alla Russia, nell’ambito delle sanzioni per l’invasione Ucraina. Questo ha messo il crisi la produzione russa di alluminio, anche perché il paese australe è il secondo maggior produttore mondiale.

Questo ha tagliato le forniture di allumina in Russia anche perché il primo fornitore era proprio l’Ucraina e la seconda è l’Australia.

 

Il terzo è l’Irlanda. Quindi dal 20 Marzo la Russia non ha più fornitori di allumina, quindi niente alluminio. Una grana grossa per la Russia, ma anche gli altri: la produzione dell’alluminio è un processo altamente energivoro, e Mosca aveva  l’energia al prezzo più basso. Quindi la Russia non ha allumina e il mondo non ha alluminio a prezzi contenuti. Una situazione in cui tutti ci perdono.

Le sanzioni australiane stanno quindi ribaltando i normali flussi commerciali poiché la russa Rusal che  possedeva il 20% di Queensland Aluminium e ha ricevuto il 19% della sua allumina da Down Under ha visto cancellare la sua fonte di fornitura

Ipoteticamente, la Cina potrebbe anche vendere la propria produzione di allumina, ma il vantaggio marginale sarebbe nel rinegoziare i flussi di terzi verso la Russia. Cioè dovrebbe mediare e acquistare l’allumina sul mercato per dirigerla in Russia. Da dove verrà questa allumina.. dall’Australia probabilmente. Alla fine a guadagnarci saranno i mediatori cinesi.

-I prezzi dell’alluminio sono aumentati del 10% nell’ultima settimana, con il contratto LME a 3 mesi scambiato a 3.675 per tonnellata, una situazione aggravata dal fatto che le azioni hanno raggiunto il minimo di 15 anni.


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