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Allarme UBS sul credito privato: l’Intelligenza Artificiale spinge il rischio default al 15%

UBS lancia l’allarme sui mercati: la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale rischia di far esplodere i default nel credito privato fino al 15%. Dai crolli di IBM in borsa al blocco dei fondi, ecco perché i prestiti diretti stanno tremando.

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L’intelligenza artificiale promette di rivoluzionare il mondo, ma, a quanto pare, potrebbe iniziare facendo saltare per aria i bilanci di molte aziende. Secondo gli strateghi di UBS Group AG, riportate da Bloomberg, il settore del credito privato potrebbe presto affrontare un’ondata di insolvenze molto più severa del previsto. Se solo un mese fa la banca d’affari aveva fissato al 13% il tasso di default nel peggiore degli scenari per i prestiti diretti, oggi le stime sono state riviste al rialzo, toccando un preoccupante 15%.

Il catalizzatore di questa improvvisa correzione? Una rapida e aggressiva contrazione (“disruption”) portata dall’intelligenza artificiale tra le aziende debitrici. Secondo il rapporto pubblicato martedì e curato dall’analista Matthew Mish, il rischio più acuto è rappresentato da uno shock specifico di settore, capace di innescare default a catena. Il comparto tecnologico e del software, in particolare, è considerato estremamente vulnerabile alla rapida adozione dell’IA e ai conseguenti ridimensionamenti del business model. Da una prospettiva squisitamente keynesiana, una contrazione improvvisa dell’occupazione o dei margini in interi comparti non può che deprimere la domanda e i redditi, innescando una prevedibile spirale di insolvenze. Praticamente il rischio è di una depressione da AI. 

I timori di un evento di tale portata si sono intensificati negli ultimi giorni, alimentati da una serie di segnali inequivocabili sui mercati:

  • Il crollo di IBM: Le azioni del colosso informatico hanno registrato il calo giornaliero peggiore dal 2000, crollando del 13% dopo che la startup Anthropic ha annunciato “Claude Code”, uno strumento IA in grado di automatizzare l’aggiornamento dei vecchi sistemi in linguaggio Cobol, minacciando i ricavi legati ai tradizionali mainframe.

    Quotazione IBM, da Tradingeconomics

  • Prospettive macroeconomiche cupe: Un recente rapporto di Citrini Research ha spaventato gli investitori, ipotizzando uno scenario in cui i progressi dell’IA potrebbero spingere la disoccupazione americana in doppia cifra entro il 2028.
  • Blocco dei prelievi nel credito: Pochi giorni prima del crollo tech, Blue Owl Capital Inc. ha impedito agli investitori di ritirare i propri capitali da uno dei suoi fondi di credito privato, sollevando ansie crescenti sulla tenuta dei prestiti erogati dai finanziatori diretti.

I dati attuali non lasciano tranquilli. I default nel credito privato si aggirano oggi tra il 3% e il 5%, ma i segnali di tensione strutturale sono evidenti. Lo dimostra l’aumento dei cosiddetti pagamenti in kind (PIK), dove le aziende pagano gli interessi accumulando ulteriore debito invece che in contanti, una pratica che si sta avvicinando pericolosamente ai massimi post-pandemici.

Nel loro “worst-case scenario”, gli analisti di UBS non limitano l’allarme al solo credito privato non regolamentato. Le stime di insolvenza sono state riviste al rialzo in tutti i comparti del debito a rischio:

  • Prestiti a leva (Leveraged loans): Rischio di default rivisto al rialzo fino al 6% (dal precedente 4%).
  • Obbligazioni ad alto rendimento (High-yield bonds): Tasso di default previsto fino al 10% (rispetto al precedente 8%).

L’euforia tecnologica di Wall Street ha spesso ignorato le ricadute sull’economia reale, ma i nodi iniziano a venire al pettine. Quando l’innovazione distrugge i flussi di cassa consolidati prima che il mercato possa assorbire il colpo, il conto viene presentato inevitabilmente ai creditori, e può essere particolarmente salato.

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