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A COSA SERVE L’INTELLIGENCE ECONOMICA IN ITALIA? (di Ardian Foti)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

AAAAAAAAllo sconcerto per il caos economico e sociale, che le politiche intraprese dagli ultimi tre governi italiani non eletti hanno imposto agli italiani, si aggiunge una consapevolezza sulla vacuità del cordone di sicurezza dei servizi di informazione in materia economico finanziaria. Non serve a nulla sbandierare ai quattro venti che abbiamo riformato il comparto del sistema con nuove competenze e capacità di analisi sofisticate se poi non si riesce ad imporre un cordone a misura per i rappresentanti politici che salgono a Palazzo Chigi. Il quadro normativo impone al Sisr (Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica) di occuparsi della sicurezza economica dello Stato all’ interno della configurazione istituzionale mediante il DIS, guidato dall’ Amb. Giampiero Massolo, attraverso l’indirizzo politico dell’Autorità delegata, Sen. Marco Minniti.

 Il CISR, nella qualità di organo di coordinamento delle politiche di sicurezza interministeriale, è composto da un livello politico che dovrebbe indicare le priorità del fabbisogno informativo e analitico mediante i quali prendere decisioni e vagliare le posizioni di negoziazione a livello nazionale e internazionale, nonché da un livello tecnico che ne compone e ne gestisce i flussi a livello di segreterie ministeriali per coordinarne i livelli di indirizzo, comporne una leggibilità politica e mantenerne un livello di sicurezza delle fonti e indirizzarne le richieste alle agenzie.

All’ interno della Presidenza del Consiglio è sempre esistito poi il Comitato Interministeriale Programmazione Economica (CIPE), composto dai vertici del MEF, MSE, MAE, Banca d’ Italia e dei Capi Dipartimento programmazione economica e politiche comunitarie di Palazzo Chigi, affiancati dal DIS e dai Consiglieri militari, economici e diplomatici del Presidente del Consiglio. Come si può immaginare tutto questo serve a ben poco se non ci sono criteri di: sicurezza del trattamento dell’ informazione per classificazione, inadeguatezza dei membri di detti uffici alla disciplina, conflitti di interessi di membri governativi con società ed enti economici, bancari e finanziari, ma soprattutto se questo comitato, fondamentale per il Paese, sia diventato il centro di controllo degli investimenti pubblici e della politica governativa alienando al Comitato Sicurezza Finanziaria del MEF qualsivoglia potere di controllo sulle finanze e l’economia pubblica agli stessi dirigenti che ne guidano i dipartimenti solo per quanto concerne i reati legati al riciclaggio ed agli stati oppure organismi che minacciano la sicurezza nazionale e internazionale. Se il Tesoro ha posto in essere contratti derivati e altri strumenti finanziari che mettono a repentaglio le finanze pubbliche, nessuno lo andrà a mai a vedere.

Non solo, il DIS, cui spetta la capacità di elaborazione di strategie, elaborazioni macro e micro economiche sulle minacce e i rischi del sistema economico e finanziario del Paese, nonché la ricerca delle fonti sulle attività di influenza di enti, stati, società e individui che possano mettere a repentaglio la tenuta del sistema politico, economico e sociale del Paese mediante attività di ingerenza, intossicamento delle fonti, guerra finanziaria e di mercato, squilibrio competitivo per lederne le capacità operative, preparare i documenti per i negoziatori governativi sulle politiche comunitarie e gli enti preposti alla gestione di negoziati di carattere sovranazionale e multilaterale che condizionino e influenzino i processi di normalizzazione e armonizzazione con il quadro Paese, ossia senza lederne i principi di sicurezza economica nazionale, non fa parte del Comitato di Sicurezza Finanziaria, cui partecipano invece Arma dei Carabinieri, Dia e GDF.


AAAAAOra ci si chiederà: ma chi controlla e chi è controllato? Apparentemente tutto dovrebbe essere sotto controllo e continuo monitoraggio, ma come vediamo dalle audizioni presso le Commissioni Finanza alla Camera e al Senato, al COPASIR, alla Commissione Esteri, nessuno arriva a sollecitare una chiara condivisione delle responsabilità delle strutture preposte, anche per comprenderne minimamente il funzionamento e le politiche di verifica che utilizzano sulla PA e le sue propaggini amministrative.

Tantomeno a Palazzo Chigi o presso i ministeri, qualcuno spiega ai membri del governo che gli strumenti di verifica e controllo ci sono, si possono attivare e si possono prevedere per tempo. Quello che non capiamo è perché chi abbia il mandato costituzionale pieno in merito agli strumenti di analisi e gestione dello squilibrio economico finanziario del Paese non scriva ai decisori su chi, come e perché ci troviamo a questo livello di criticità strutturale del Paese. Spieghi come si intendano attuare politiche di prevenzione dai rischi sistemici da eventualità nefaste quali una fuoriuscita dall’euro della Grecia, della possibilità di speculazione sui nostri titoli da parte di quelle stesse società che detengono e hanno piazzato come collaterale il nostro debito, quali siano i membri e dirigenti di ministeri e società pubbliche in conflitto di interesse e quanti di essi abbiano redditi e beni finanziari frutto di altre attività per il bene del Paese…

Occuparsi di protezione dei brevetti, della protezione cibernetica delle infrastrutture e della cultura della sicurezza nelle imprese non è compito dell’intelligence, casomai essa ne individua criteri e misure da proporre ad operatori privati certificati dal SIRS e conformi alle politiche di sicurezza nazionale.

Se qualcuno debba fare il proprio lavoro non vi è alcuna necessità di autorizzazioni del decisore, ed egli stesso deve rispettare e giustificare formalmente la presa visione della documentazione e delle analisi che spiegano in dettaglio quale sia la reale situazione del livello strutturale economico e finanziario, della reale condizione del mercato del lavoro, quali squilibri tributari e previdenziali porteranno al collasso il sistema produttivo e pensionistico italiano, quali rischi corriamo nel perseguire politiche energetiche e ambientali legate allo sfruttamento delle risorse finanziarie pubbliche quando esistono sistemi e tecnologie di efficientamento sistemico delle risorse senza ledere la sicurezza nazionale e incrementare la dipendenza strutturale da paesi terzi, vincoli geopolitici e strumenti di condizionamento geoeconomico.

Tale portata strategica dovrebbe attuare un serio sistema di sicurezza economica del Paese; chi non ne vuole svolgere pienamente il lavoro non si celi dietro strumenti di propaganda e disinformazione, prima o poi l’evidente incapacità sistemica ne presenterà il conto, ahimè sulla pelle e i sacrifici di tutti noi…

Ardian Foti

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