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’48: ANNO DELLA COSTITUZIONE. E DELLA RIVOLUZIONE

Pare che le più alte cariche istituzionali del nostro Stato e dell’Unione Europea – che poi è una tautologia nel senso che si tratta della stessa cosa – stiano meditando un bello scherzetto ai danni dell’ultima legge finanziaria concepita dal Governo Italiano. Dopo che quest’ultimo ha rispedito al mittente le reprimende di Bruxelles, a quelli di Bruxelles è venuta un’idea meravigliosa. Se non si riesce, richiamandosi ai nobili principi del diritto comunitario, a bloccare la perversa legge di bilancio piena zeppa di insopportabili percentuali di deficit allora è forse giunto il momento di studiarsi la Costituzione italiana. L’hanno sfogliata da cima a fondo e hanno trovato lo stratagemma. Noi non dobbiamo essere austeri e tagliare i diritti dei nostri concittadini perché ce lo chiede l’Europa, ma perché ce lo chiede l’Italia.
 
Infatti, pare ci sia un articolo della Costituzione che impone al nostro Paese il pareggio di bilancio. Il che è pure vero, per inciso. La norma demenziale venne inserita nel 2012 dopo l’approvazione, bipartisan (Forza Italia e Partito Democratico plaudenti), del cosiddetto Fiscal Compact. Trattasi dell’ennesimo trattato, quello con il quale è stata definitivamente rottamata la concezione stessa di Repubblica sovrana, imponendo al Belpaese una specie di trattamento eutanasico simile a quello di solito inflitto ai Paesi soccombenti di un conflitto chiamati a riparare i danni di una guerra perduta: obbligo di far convergere il deficit allo 0,5 per cento del PIL e di ridurre il debito pubblico a colpi di decine di miliardi all’anno per il prossimo ventennio.
 
Perciò, ora è tutto un richiamarsi ai sacri moniti della Costituzione contenuti nell’articolo 81. Peccato che quell’articolo abbia solo sei anni di vita mentre tutti gli altri precedenti (quelli che garantiscono un lavoro dignitoso, l’incomprimibile interesse della salute individuale e collettiva, le protezioni sociali agli anziani e ai disabili, la tutela del risparmio) di anni ne abbiano addirittura settanta. E peccato ci sia una sentenza della Corte Costituzionale, la 275 del 2016, la quale ha espresso, più o meno il seguente principio: nel bilanciamento tra i diritti inviolabili, vecchietti e poverini, e l’articolo 81, giovanotto e prepotente, i vegliardi vincono quattro a zero. Palla al centro. Facciamo sapere a chi ci sventola sotto gli occhi la Carta Costituzionale che le toppe nuove sul vestito vecchio non attaccano. E che la Costituzione del ‘48 non è morta del tutto; anzi, ha molto da dire. Quarantotto è un numero magico: non è solo l’anno della nostra Costituzione, ma il simbolo idiomatico stesso di una Rivoluzione; da cui dobbiamo ripartire.
 
Francesco Carraro
www.francescocarraro.com

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