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HO RICEVUTO SEICENTO EURO

Oggi ho ricevuto l’accredito di seicentodue euro e 69 cents, come recupero dell’adeguamento della mia pensione all’inflazione, a suo tempo bloccato dal governo. È una bella sommetta, che devo però spiegare.
Ho ricevuto questo rimborso delle somme a suo tempo non percepite perché la mia pensione è bassa, cioè inferiore a tre volte il minimo: per intenderci, sotto i 1.450€ lordi. Mentre se avessi avuto una pensione di 2.900€ lordi al mese, lo Stato non m’avrebbe dato nulla. Infatti esso si trova più o meno nella situazione di un commerciante oppresso da troppe tasse: non ha i soldi per rispettare la legge ed allora inventa una sorta di elusione fiscale, anzi, di bancarotta fraudolenta. Favorisce gli amici suoi (i poveri) e non dà un centesimo ai nababbi che percepiscono l’astronomica somma di 2.900€ lordi mentre, nel porticciolo di Montecarlo, se ne stanno stravaccati al sole sul loro yacht personale.
Ecco la mia storia di pensionato. Anni fa, visto che con le (balorde) leggi di allora si poteva, ho richiesto il trattamento di quiescenza quasi col minimo, cioè mentre avrei potuto lavorare ancora per dieci o quindici anni. Qualche moralista potrebbe ritenere questo atteggiamento poco lodevole – anche se conforme alle leggi – e si sbaglierebbe. Infatti lo Stato, ben conoscendo il mio fascicolo, mi premia restituendomi tutto o quasi tutto ciò che non mi aveva corrisposto. Se invece avessi lavorato più a lungo, o se avessi avuto una produttività tale da farmi poi godere di una pensione di 2.900€, non mi avrebbe rimborsato nulla, in barba a ciò che ha ordinato la Corte Costituzionale: chiaramente perché non l’avrei meritato. Naturalmente non è un trattamento ad personam. È la linea di comportamento dello Stato: “Se hai lavorato a lungo o hai meritato molto, lo Stato non ti dà nulla. Se sei uno sfaticato che, se può, evita di lavorare, hai tutta la simpatia del governo”.
La cosa interessante di questa serie di balordaggini è che sono tutte targate “di sinistra”. Le leggi che hanno consentito ai lavoratori di andare presto in pensione sono state varate negli anni in cui lo Stato, con mentalità keynesiana e progressista (lo spirito è quello del “compromesso storico”) spendeva allegramente, mandando il conto alle generazioni allora future, oggi attuali. Così, nel momento in cui l’intera nazione pena sotto il peso delle follie passate e non riesce a risollevarsi, un altro governo di sinistra premia chi per la collettività ha fatto meno e maltratta chi ha fatto di più. Con la scusa che, essendo “ricco”, non merita nulla e non è uguale dinanzi alla legge. Spero mi sia permesso di vergognarmi di un simile Stato.
La Corte Costituzionale avrebbe dovuto imporre un diverso comportamento per il futuro senza cambiare nulla per il passato, non per ragioni giuridiche, ma per l’eccellente ragione che lo Stato non aveva i fondi per pagare somme astronomiche. Esso non può più – come nei felici Anni Ottanta del secolo scorso – regalare il denaro che non ha.
Ma non s’è comportato meglio il governo. Dopo quella sentenza, avrebbe semplicemente dovuto dichiarare che non era in grado di eseguirla, non diversamente da come un debitore nullatenente non paga i suoi debiti e non per questo finisce in galera. Ad impossibilia nemo tenetur. Ma per far questo bisognava avere coraggio. In primo luogo, quello di dichiarare che la sentenza era balorda. In secondo luogo, il governo doveva avere l’onestà di non far finta di darle esecuzione. In terzo luogo, non avrebbe dovuto commettere un’ennesima ingiustizia “de sinistra”. Non è lecito – in barba all’articolo 3 della Costituzione – discriminare chi ha lo stesso identico diritto di altri. Favorendo magari chi, dal punto di vista sociale, merita meno.
Naturalmente quei seicento euro me li terrò stretti. Non è regalandoli all’Italia che potrei rimborsare tutti i pensionati: non ce la fa nemmeno lo Stato, che pure maneggia miliardi ogni anno.
Da sempre, pur facendo tecnicamente parte dei poveri, mi sono indignato per la persecuzione di cui in Italia sono oggetto i “ricchi”. Qui, avendone finalmente avuto la possibilità, non mi sono lasciato scappare l’occasione di bastonare un povero. Anche se il povero ero io.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
2 agosto 2015

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