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L’economia di riarmo salva l’auto civile? Il patto Renault-Thales e la lezione per i nostri stabilimenti

La crisi dell’auto spinge i costruttori verso la difesa. Renault e Thales trasformano i SUV di serie in centri di comando militari low-cost. La ricetta per salvare le fabbriche europee arriverà anche in Italia?

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L’Europa si riarma, e l’industria dell’auto, in piena crisi di vendite, scopre che la mimetica militare è un ottimo colore per far quadrare i bilanci. Al salone Eurosatory, Renault e Thales hanno presentato il “4 TROOP”, un mezzo che segna un cambio di passo interessante: trasformare un’auto civile di serie in uno strumento per l’esercito.

Non parliamo di un carro armato da prima linea, ma di un centro di comando su quattro ruote. Il primo modello mostrato è basato sul Rafale, il grande SUV della casa francese. L’idea è geniale nella sua semplicità: prendere le automobili che le persone comuni comprano tutti i giorni e riempirle con la tecnologia di altissimo livello di Thales.

Il risultato è un veicolo capace di elaborare enormi quantità di dati, gestire le comunicazioni sicure e, soprattutto, coordinare sciami di droni o piccoli robot sul campo di battaglia. Può fare ricognizione, scorta e sorveglianza.

Di seguito le differenze tra questo nuovo approccio e quello classico:

CaratteristicaMezzo Militare TradizionaleModello “VCMR” (Renault/Thales)
Piattaforma baseProgetto speciale blindatoVettura civile di serie (SUV o furgone)
Costo unitarioMolto altoContenuto, grazie ai grandi volumi
Tempi di consegnaLunghiMolto rapidi (linee civili già attive)
ImpiegoCombattimento direttoLogistica, comando, controllo droni

Dietro a questa mossa c’è una solida logica economica. Usare le linee di montaggio civili per produrre mezzi militari abbatte i costi in modo drastico. Questo permette allo Stato di comprare più veicoli spendendo meno, e garantisce alle fabbriche automobilistiche – oggi in grande sofferenza per la scarsa domanda di auto civili – di mantenere aperti i battenti. È il classico intervento pubblico che stimola la domanda e salva l’industria nazionale, portando soldi freschi nelle casse delle aziende.

Inoltre, Renault sta lavorando anche alla costruzione di droni a basso costo partendo dai motori delle auto e da piattaforme economiche come la Dacia Duster. C’è però un dettaglio ironico: per non infastidire i fondi di investimento e mantenere un buon punteggio “ESG” (quello che valuta l’impegno ecologico e sociale), l’azienda ha deciso di limitare i ricavi dalla difesa al 5% del totale. Si aiutano le forze armate, ma senza spaventare la finanza verde e questo limita quindi la ricaduta della misura.

E in Italia?

Non potremmo replicare questo schema? La risposta è sì, e ne avremmo un grande bisogno. Abbiamo Leonardo, un gigante assoluto dell’elettronica per la difesa, e stabilimenti automobilistici del gruppo Stellantis che lavorano a singhiozzo. Unire i sistemi di comunicazione di Leonardo con i SUV Alfa Romeo o i veicoli commerciali prodotti ad Atessa potrebbe dotare il nostro esercito di mezzi di supporto a prezzi stracciati, ridando ossigeno all’industria nazionale.

Fino a quando può durare questa soluzione per l’auto europea?

È una boccata d’ossigeno, non la cura definitiva. Finché i governi europei continueranno ad aumentare la spesa militare, questa alleanza tra settore civile e militare reggerà bene. Tuttavia, il tetto del 5% sui bilanci aziendali dimostra che si tratta solo di un aiuto parziale. Se le persone smettono di comprare auto normali perché costano troppo, le commesse dell’esercito non basteranno a salvare interi poli industriali. È una toppa eccellente, ma il buco del mercato civile rimane tutto da chiudere.

 

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