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TASSE: NON RESTA CHE RIDERE! di Paolo Savona

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Una breve cronaca della giornata. Ho testé terminato di compilare a mezzo rimessa bancaria ben numero 18 F24, 9 per me e 9 per mia moglie avendo comunione di beni, ma divisione di tasse; due di questi F24 sono da 7 euro e le altre di importo via via crescente fino a raggiungere la cifra di 3.846 euro, sempre per due, e riguardano l’acconto Imu sulla mia casa di abitazione in quanto il Comune, con gesto unilaterale e ingiustificato dopo l’esonero generalizzato, l’ha catalogata di lusso essendo nella zona considerata tale. L’avevo acquistata accendendo un muto venticinquennale e, ora che ne sono divenuto proprietario, mi costringe a pagare un “affitto” annuo per abitarla pari a circa tre volte la mia pensione mensile.

Gli importi pagati riguardano 9 tributi i cui codici vengono indicati con i numeri 3801,3843, 3844, 3912, 3918, 3925, 3930, 3958, 3961, che Dio sa di certo che cosa sono, ma non il cittadino, che si rivolge a Lui per chiarimenti non essendo la pubblica amministrazione disposta a darglieli nel documento da compilare. I CAF sono molto impegnati e piuttosto infastiditi e mi sono rivolto a un tributarista che, per farmi risparmiare, mi ha insegnato ciò che devo fare entrando con il computer sul mio conto in banca (guai però se non si ha con sé la chiavetta di accesso e di conferma!).

Nei miei studi sulla teoria delle imposte, che oltre a essere stati da me considerati a suo tempo noiosi si sono mostrati inutili perché la realtà li sovrasta, avevo appreso che i principi di un’equa tassazione erano la trasparenza del tributo e la facilità di assolvimento dell’onere. Evidentemente i nostri governanti non hanno studiato gli stessi miei testi o non hanno affatto studiato. Temo che sia quest’ultima la vera ragione, con tanti giovani rampanti che legiferano (Einaudi e Visentini si gireranno nervosi nella tomba).

Nella campagna elettorale per l’elezione dei sindaci non uno, dicasi uno, dei candidati si è soffermato sull’onerosità delle tasse locali e sulle complicazioni del loro assolvimento, prendendo impegno di moderarle e semplificarle; anzi hanno aggiunto promesse di attuare provvedimenti che, fatti alcuni calcoli grossolani (invero come i loro), mi inducono ad affermare che dovrebbero aumentare oneri e complicazioni oppure i loro debiti.

Tra queste dichiarazioni brilla l’impegno di una parte o dell’altra dei contendenti di non mettere le mani nelle aziende municipalizzate, anche se presentano passivi da capogiro. Nessun media si è minimamente soffermato su questo delicato problema (Montanelli si girerà anch’egli nella tomba). Dato che pago acqua, luce, gas e ritiro rifiuti, è lecito chiedere dove finiscano la gran parte di tributi pagati. Sarebbe gradito conoscere i bilanci comunali fatti di poche voci comprensibili: tot a questo e tot all’altro.

Il Governo continua a sostenere che ha abbassato le tasse e si propone di abbassarle ancora. Preferirei che si impegnasse a tenerle ferme e mantenesse l’impegno. Non so a quale sistema tributario si riferisce, non certo a quello italiano. Il centro e la periferia si celano dietro il trucco dei 9 codici tributi (spero che non ce ne siano altri) che tengono in volo come nel gioco delle palle in aria, dopo aver preso impegno di ridurne il numero, ma a gioco finito. Il gioco però non finisce mai «perché ce lo chiede l’Europa e lo impone la speculazione internazionale sul debito pubblico». E’ una bella definizione dell’incapacità dei sindaci e dei loro Partiti di gestire gli interessi dei cittadini.

La governabilità non passa dall’abolizione del Senato e altre grandi riforme, ma dal decidere che contenuti dare al governo delle piccole cose, partendo dall’abolizione di tutti i tormenti inflitti al cittadino per pagare tasse salate. Si potrebbe cominciare impedendo che la pubblica amministrazione sposti su di noi il lavoro che dovrebbe svolgere, mandandoci in banca, alle poste e svolgendo il loro compito sul computer. Questa sarebbe una vera riforma costituzionale.

Scherzo? Forse sì, ma non resta che ridere. Felici ballottaggi!

Paolo Savona, Italia Oggi 17.6.16

 

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