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Il meraviglioso mondo di Pina Picierno e la realtà del rapporto SVIMEZ 2016

Pochi giorni fa è stato presentata l’anticipazione del rapporto SVIMEZ 2016 sullo stato dell’economia del Mezzogiorno. Come loro solito i deputati del PD hanno preso un dato apparentemente positivo e lo hanno rilanciato orgogliosamente: questo ad esempio è quello che ha scritto l’europarlamentare Pina Picierno (quella della spesa mensile con gli 80 euro, per capirci…)

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Nonostante l’entusiasmo del doppiaggio del Sud sul Centro-Nord i commenti al post non sono stati affatto positivi, come potete vedere già dai primi della foto, e un certo Elia Antonio ha giustamente rimarcato che le percentuali senza contestualizzarle sono dati falsanti, difetto che era stato già segnalato da noi di Scenari Economici a proposito di un’affermazione azzardata di Cottarelli sugli effetti del Brexit. Ma qui siamo oltre: l’europarlamentare, che evidentemente non ha letto nulla del rapporto, si compiace di un dato di crescita che, letto nel contesto generale, è invece la fotografia di un tracollo economico al Sud che neanche una guerra avrebbe provocato.

Vediamo qualche numero:

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Gli occurati dal 2014 al 2015 sono aumentati di 94.000 unità nel Mezzogiorno e di 91.000 unità nel Centro-Nord con un aumento quindi omogeneo come dato. Il più che doppiaggio in percentuale (+1,6% rispetto a +0,6%) deriva quindi dal semplice fatto che il numero di partenza degli occupati è molto più basso al Sud rispetto al Centro-Nord (5.826.000 contro 16.423.000 nel 2014). Mentre però al Centro-Nord nel periodo 2001-2015 gli occupati totali sono aumentati, benché di un misero 6,1%, nel Sud nello stesso periodo sono diminuiti del 7,1%.

Il grafico dell’andamento dell’occupazione dall’inizio della crisi ad oggi mostra questo divario che si accentua pesantemente: mentre il Centro-Nord, dopo la flessione degli anni precedenti nel 2016 riesce a riportarsi al livello occupati di fine 2008, il Sud è ancora molto al di sotto di quella soglia di occupazione. Oltretutto, come evidenzia il rapporto, l’occupazione al Sud, come anche nel resto dell’Italia, anche se in maniera più moderata, si sta dequalificando: dalla crisi ad oggi le professioni cognitive altamente qualificate al Sud sono scese del 18,7%. In altre parole il lavoro che faticosamente viene trovato è comunque un lavoro a bassa qualifica professionale e ciò riflette il fatto che la competitività viene ricercata attraverso l’abbattimento dei costi di produzione, con l’utilizzo massiccio di manodopera non qualificata.

Se poi la Picierno avesse dato un’occhiata agli altri indicatori macroeconomici la sua euforia si sarebbe raffreddata parecchio: il PIL del Sud è sceso pesantemente nel periodo 2008-2015 (-12,3%), contro una discesa più contenuta del Centro-Nord (-7,1%). La crescita del 1% dell’ultimo anno, salutata con entusiasmo dalla Governo, deriva, come ammette lo SVIMEZ, da un’annata particolarmente favorevole nell’agricoltura e dal recupero di turismo derivante dalla crisi geopolitica dell’area del Mediterraneo che ha dirottato flussi turistici verso il nostro Meridione. Niente di realmente strutturale.

Altri dati sono ancora più drammatici: nel periodo 2008-2015 l’industria manifatturiera meridionale ha avuto una contrazione del prodotto (-33,8%), quasi tre volte di quanto avutosi nel Centro-Nord (-13,3%); nel periodo 2008-2014 gli investimenti fissi lordi sono crollati (-41,4%), mentre il calo del Centro-Nord è stato più contenuto (-26,7%); il valore aggiunto al Sud nel periodo 2008-2015 si è ridotto di circa 1/3 (-32,5%) contro un dato del Centro-Nord meno pesante (-12%); nello stesso periodo la produttività è scesa fortemente (-8,7%) al Sud ed è salita, anche se di poco, (2%) al Centro-Nord.

Questo andamento dell’economia meridionale si è riflesso sul fenomeno migratorio: dal 2002 al 2014 il saldo migratorio netto è stato di -653.857 unità, di cui oltre il 73% composto da giovani fra i 15 ed i 34 anni, con 1/4 circa di laureati (27,4%).

Ecco, credo si possa dire che se la Picierno avesse letto tutti questi dati forse avrebbe mantenuto un più onorevole riserbo…

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