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E’ GUERRA!

Se alzandovi una mattina vedeste la città invasa da un esercito straniero che avanza con i fucili puntati scortato da file di carri armati, probabilmente non avreste dubbi sul fatto che ci è stata mossa una guerra, ma quando una nazione è sotto i colpi di un conflitto economico, magari da parte di chi si atteggia come un amico o come un moralizzatore, non è così facile accorgersene e riuscire a discernere tra invasori e “patrioti”.

Un metodo che consiglio di utilizzare è descritto nella seguente regola: condizione necessaria affinché si sia in presenza di una guerra economica è che ci sia un aggancio valutario ed il differenziale dei tassi di inflazione superi una determinata soglia.
Con l’arrivo della moneta unica, i cambi dei paesi aderenti sono stati fissati al valore raggiunto il primo gennaio 1999, pertanto la prima condizione, cioè la presenza di un aggancio valutario, è verificata. Vediamo i differenziali di inflazione dal 1999 al 2008. Li ho raccolti nel seguente grafico:

2016-09-01_153403

elaborazione su dati Eurostat

Si vede che i paesi che avevano, rispetto alla Germania, un differenziale cumulato del tasso d’inflazione superiore al 10% sono i seguenti rappresentati in rosso: Malta, Cipro, Lussemburgo, Portogallo, Grecia (in tale caso il differenziale è calcolato a partire dal 2001, anno di ingresso della Grecia nella moneta unica), Spagna e Irlanda. Questi sono esattamente i paesi che sono stati annientati dalla crisi del 2008. Anche la seconda condizione è confermata: il differenziale cumulato del tasso d’inflazione è alto. Questi sono i paesi cui la Germania ha di fatto dichiarato guerra! Noi seguiamo a ruota, infatti abbiamo una posizione leggermente migliore di Malta.
Quale logica soggiace a questa regola? Supponiamo, per fare un esempio, che nel gennaio 1999 la Germania e l’Irlanda producano prodotti perfettamente equivalenti tra loro. Il mercato sarà equamente distribuito tra i due paesi. Progressivamente, a causa del differenziale di inflazione non compensato dal tasso di cambio (entrambe le nazioni hanno la stessa moneta), i prodotti irlandesi vengono a costare sempre di più rispetto a quelli tedeschi (nel 2008 tale gap raggiunge il 20.92%). Cosa succede? Tutti vogliono i prodotti tedeschi in quanto meno costosi e le fabbriche irlandesi chiudono a causa della domanda insufficiente. La miccia è innescata: le esportazioni diminuiscono (sempre meno soldi che entrano) e le importazioni aumentano (sempre più soldi che escono) ed il debito estero si aggrava. Basta un piccolo shock e BOOM. Lo stato deve intervenire per effettuare qualche salvataggio, concedere sussidi, salvare banche ecc. Il debito pubblico si impenna, intervengono le organizzazioni internazionali (in primis il Fondo Monetario Internazionale) che, in un atto di “grande generosità”, concedono qualche prestito in cambio della (s)vendita delle migliori imprese pubbliche, infrastrutture, servizi, materie prime ecc. I ricchi sono più ricchi, i poveri sono più poveri.
Per illudersi di evitare questo circolo vizioso non resta che fare ricorso alle riforme strutturali al fine di ridurre il prezzo dei propri prodotti e renderli più appetibili: riduzione di salari e stipendi ed aumento della disoccupazione (l’aumento della disoccupazione riduce l’inflazione, si chiama legge di Phillips). Ma la riduzione di salari e stipendi riduce il pil (che è la somma dei redditi) ed incrementa il rapporto debito/pil, l’aumento della disoccupazione a sua volta riduce il pil (se meno persone lavorano e quindi producono, il pil diminuisce: si chiama legge di Okun) e di nuovo si incrementa il rapporto debito/pil. I media fanno da grancassa sul debito eccessivo e… scacco matto! Occorre fare presto e (s)vendere le migliori imprese pubbliche, infrastrutture, servizi, materie prime ecc. fino a quando l’unione monetaria si disgrega. I ricchi sono più ricchi, i poveri sono più poveri. Siamo ritornati esattamente alla condizione che volevamo evitare. É il mercato, bellezza.

Immagino che abbiate una curiosità: cosa ci fa il Lussemburgo tra i paesi rappresentati in rosso nel grafico precedente?!? Per lui non vale la regola?!? No, perché il Lussemburgo è un paese speciale: è un paradiso fiscale che vive principalmente di attività finanziaria, non di economia “vera e propria” e per questo motivo è relativamente insensibile agli shock economici. Si vede bene nel seguente grafico, tratto dal sito Goofynomics:

BR_02

Il Lussemburgo è quella linea in blu scuro, molto più in alto rispetto a tutte le altre.
Ora lo sapete: quando vi propongono un aggancio monetario con la scusa di vincolare l’azione dei politici (a loro dire corrotti per definizione), di contenere l’inflazione, mantenere il potere d’acquisto ecc, non vi stanno aiutando… vi stanno semplicemente puntando una pistola alla tempia! È una dichiarazione di guerra!

di Claudio Barnabè

 

P.S: per chi fosse interessato, i dati sull’inflazione annua sono rappresentati nella seguente tabella:

2016-09-02_094036

La situazione attuale è la seguente:

2016-09-02_094750

elaborazione su dati Eurostat

Nonostante le riforme strutturali… non c’è scampo. Ma è ovvio! Credete veramente che imporrebbero gli agganci valutari se non funzionassero come mezzo predatorio?!?

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