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Crollo ordinativi industriali.

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Tra gli eventi che stanno accadendo in medio oriente, l’industria italiana, di male in peggio, segna un altro record negativo.
L’Istat rileva infatti un calo dello 0,1% dei fatturati e del 2% degli ordinativi a settembre di quest’anno rispetto ad agosto e, per entrambi gli indici, una flessione dello 0,8% rispetto a settembre 2014.

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Questi dati oltre ad essere deludenti, visto che grandi aspettative dal calo del petrolio, confermano anche che il tanto sperato QE di Draghi, si conferma sempre di più un fallimento per la mancata trasmissione della liquidità per l’economia reale.
Come  già dimostrato poi, l’effetto euro svalutato risulta molto poco incisivo, per il fatto che la maggior parte del commercio estero italiano è intra europeo e quindi all’interno dei Paesi che adottano la stessa moneta. Pertanto il vantaggio competitivo della moneta flessibile nazionale per incrementare le esportazioni, risulta NULLO.
Inoltre, proprio per superare il problema di una moneta rigida che erode competitività, la logica dell’eurozona prevede la contrazione della domanda interna e delle riforme sul lavoro (jobs act), atte ad abbassare i prezzi al fine di cercare di incrementare l’export limitando i consumi che altrimenti si riverserebbero nel comparto importazioni. Questo fenomeno si aggraverebbe sopratutto in questo periodo di crisi per i Paesi emergenti, come Cina e Brasile, i quali soffrono anche loro della deflazione europea.
Ma questa politica di svalutazione interna sarà proprio quel fattore che porta ad una contrazione della performance industriale nazionale. Non a caso disoccupazione alta e persistenza della deflazione sono ormai due realtà nell’economia italiana ma anche europea, i quali risultano l’effetto della pessima condizione dell’industria.
Non è una novità infine che l’adozione di una moneta pesante e non competitiva, contribuisce al processo di deindustrializzazione, basti pensare alla distruzione dell’industria della Germania Est dopo l’adozione del Marco pesante dell’Ovest, durante l’annessione da parte della Repubblica Federale tedesca. Ma ci sarebbe tanto da raccontare…

 

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