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Alternativa per l’Italia: approfondimento dei punti programmatici. 2. Perseguimento di politiche economiche tese al raggiungimento della piena occupazione

 

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Continua l’esame dei punti programmatici di ALI con il secondo importante punto:

2. Perseguimento di politiche economiche tese al raggiungimento della piena occupazione

Questo è evidentemente un punto essenziale del programma e rappresenta una rottura con tutte le politiche attuate fino ad oggi dai Governi degli ultimi vent’anni.

Tendere alla piena occupazione, significa portare il sistema ad ammettere esclusivamente la disoccupazione c.d. frizionale, legata solo al fisiologico turnover, alla non perfetta corrispondenza temporale fra una certa domanda di lavoro e l’offerta, e in maniera più limitata quella definibile come strutturale, legata alle possibilità concrete di lavoro, data dall’offerta presente nel ciclo economico, anche in fase espansiva. Tutt’altro concetto rispetto a quella prevista nel modello liberista, di disoccupazione “naturale”, che è determinata dal livello salariale offerto dall’impresa al quale il lavoratore “spontaneamente” aderisce o meno, e che porta attualmente a considerare fisiologica e corretta una disoccupazione intorno al 12%!

Per poter arrivare ad una disoccupazione meramente frizionale e limitatamente strutturale, partendo da un lungo periodo di crisi recessiva, l’unica strada è l’investimento pubblico produttivo: lo Stato, che è l’unico soggetto che può spendere, deve rilanciare l’economia attraverso un programma di lavori per la manutenzione, rifacimento e miglioramento delle opere e dei servizi pubblici, in modo da creare lavoro per le imprese, farle ritornare ad utilizzare impianti e manodopera, stimolando così il reddito privato e, dopo un primo momento, anche l’occupazione e gli investimenti, rimettendo in moto l’economia.

Per far questo evidentemente lo Stato inizialmente deve spendere a deficit, impegnando risorse nuove. Ciò significa non rispettare i limiti di deficit europei e soprattutto la necessità di immettere denaro senza prelevarlo dai cittadini e senza indebitarsi ulteriormente, cosa che è possibile solo uscendo dalla UEM ed agendo con una propria moneta.

Nessuna altra strada può condurre a politiche di piena occupazione: tutte le manovre tese a flessibilizzare il lavoro, renderlo meno costoso, ovvero manovre dal lato dell’offerta non risolvono il problema, ma lo stabilizzano, portando l’occupazione al livello della domanda presente nell’economia e non aumentandola, ovvero portando l’occupazione a quel livello “naturale” di cui si diceva prima.

La nostra Costituzione, che è la stella polare dell’azione di Alternativa per l’Italia, dando il compito allo Stato di agire per eliminare ostacoli e disuguaglianze (art. 3 comma II) non si pone il problema delle risorse per farlo e giustamente: uno Stato sovrano le risorse necessarie le crea, nei limiti di quanto serve alla sua economia ed ai suoi cittadini per crescere armoniosamente. E questo compito non è eludibile, neppure per ragioni di bilancio: l’art. 3 fa infatti parte di quel corpo non modificabile della Costituzione che non può essere ignorato o scavalcato da altri articoli. Le esigenze primarie di uguaglianza e crescita sociale sono quindi superiori e cogenti rispetto a quelle di bilancio, anche se sciaguratamente messe nella Carta, come con il testo novellato dell’art. 81 Cost..

Alternativa per l’Italia non vuole quindi che perseguire e ripristinare il programma di sviluppo economico e sociale colpevolmente abbandonato da chi ha governato lo Stato e ridare così lavoro e dignità al cittadino, che non è merce-lavoro, ma un essere umano e come tale va trattato.

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