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WHISKEY, BOLLE E TASSI DI INTERESSE. Una interessante storia alcolica

 

 

La teoria economica vuole che, con i tassi che si avvicinano a zero, le bolle si moltiplichino. Secondo la teoria austriaca gli interessi servono proprio a dirigere l’orizzonte temporale degli investimenti, solo il “Prezzo del tempo” e, se sono troppo bassi, possono portare a delle distorsioni negli investimenti. Questo accade perchè si tenderà ad investire in progetti con ritorni economici più distanti nel tempo, quindi per i quali è più difficile valutare il rapporto fra domanda ed offerta, che inoltre è più costoso terminare e che quindi è più probabile verranno abbandonati a metà. Questo processo, nella spiegazione classica, viene a generare le famose “Bolle Speculative”, le più famose delle quali sono quelle immobiliari.

Però il problema delle bolle non è legato solo al settore immobiliare, ma può teoricamente colpire quasi tutti i settori economici. Un articolo ben scritto di Matt Kubiak indica, ad esempio,quello del Whiskey. Il noto liquore ha un processo di produzione già di per se lungo, con fasi complesse, e soprattutto con un invecchiamento prolungato. Un Bourbon deve essere invecchiato almeno due anni, ma difficilmente è venduto sotto i quattro o sei anni, mentre un Whiskey scozzese deve essere almeno invecchiato tre anni, ma è comune che ve ne siano di sei o dodici anni, e ci sono poi esemplari ad alto valore con 25 o 50 anni di invecchiamento. Durante l’invecchiamento, ogni anno, va persa una percentuale del 2% circa del prodotto in botte (occhio, di quello che è presente nell’anno, non all’inizio del processo…), la cosiddetta “Quota degli Angeli”.

La produzione quindi richiede un grande sforzo di carattere organizzativo, anche relativa alla selezione delle materie prime (grano, segale, granturco, luppolo etc) alla loro lavorazione, molto più complessa di quanto si pensi. Se i prezzi sono fortemente crescenti a seconda dell’invecchiamento del Whiskey, cosa fa si che non ci sia solo Whiskey carissimo a 50 anni? Normalmente la scelta sarebbe effettuata sulla base dei tassi di interesse e delle previsioni del prezzo a scadenza. Gli interessi forniscono il costo finanziario di rinviare la vendita del whiskey, mentre le previsioni di prezzo alla scadenza fornisce la potenziale redditività, ma si tratta di una scadenza molto rinviata nel futuro (pensiamo ad un 25 anni) per cui la valutazione è tutt’altro che facile.

Ora vediamo la differenza fra visione classica e visione keynesiana. La visione classica dà quasi per scontato che tassi di interesse a zero, come quelli attuali, creeranno una bolla, perchè i produttori spingeranno verso la produzione di whiskey più invecchiato, per guadagnare di più, per cui creeranno un eccesso di offerta che si scontrerà con una domanda stabile e creerà una vera e propria bolla finanziaria.

La visione Keynesiana  ha una visione diversa: i tassi di interesse bassi sono necessari per cercare la piena occupazione ora, che costruirà la ricchezza necessaria per comprare il Whiskey a 25 anni. Non mi devo interessare più di tanto dei prezzi fra un quarto di secolo o mezzo secolo, perchè comunque saranno determinati dalle variabili in quel momento: potremmo anche essere tutti astemi o, più probabilmente, tutti morti.

Eccovi col whiskey una breve spiegazione di come siano diversi i punti di vista in economia. Ed ora fatevi un goccio, di Whiskey, alla mia salute.

 


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