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Votare NO per evitare il lockdown della democrazia (di P. Becchi e G. Palma)

Articolo a firma di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero di ieri, 17 settembre 2020 (versione ampliata):

Il referendum si avvicina e vogliamo qui spiegare perché, a nostro parere, bisogna votare contro il “taglio” dei parlamentari. Beninteso, non siamo ideologicamente contrari alla riduzione del numero dei parlamentari, tutt’altro, ma ciò andava fatto all’interno di una riforma complessiva dello Stato, a partire dal superamento del bicameralismo paritario e all’innesto di strumenti di equilibrio come, ad esempio, una riforma federale della Repubblica e l’elezione diretta del Capo dello Stato. Ma la riforma sulla quale andremo a votare il 20 e 21 settembre prevede soltanto uno sconclusionato “taglio” dei parlamentari, senza alcun contrappeso idoneo a bilanciare la minore rappresentanza popolare in Parlamento.

I motivi del No (12 per l’esattezza) li abbiamo evidenziati in un nostro libretto che ha visto la luce a metà febbraio (Una riforma sbagliata), ma qui ci limitiamo a riassumerne i 7 aspetti principali:

  1. I costi. Di Maio dice che col “taglio” risparmieremo 300mila euro al giorno. Se anche fosse vero, si tratterebbe di un risparmio di circa 110 milioni di euro l’anno, cioè un euro e ottantatré centesimi l’anno a cittadino, meno di un gelato. Un risparmio irrisorio, quasi risibile. Si pensi che gli inutili banchi a rotelle della ministra Azzolina ci costeranno circa 1,3 miliardi di euro, quindi più di 10 anni di risparmio derivante dal “taglio” dei parlamentari andrebbero a farsi benedire.
  2. Peggio della P2. Similare a questa riforma è quella proposta dalla loggia massonica “propaganda 2” di Licio Gelli, che prevedeva una riduzione persino meno invasiva (450 deputati e 250 senatori) e con correttivi che – quantomeno in teoria – equilibravano il “taglio”, come ad esempio l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Oggi invece c’è solo un “taglio” lineare che sacrifica la rappresentanza, fatto senza criterio e senza alcun contrappeso.
  3. Rischio oligarchia. Le decisioni in sede di commissione verranno adottate al Senato da sessioni composte non più da 20-25 senatori come accade oggi, bensì da 10-12 senatori, o anche meno. Si potrebbe arrivare persino a 6 in caso di assenze, con la maggioranza che approva con soli 4 voti. A fronte di questa criticità occorreva approvare, prima del referendum, una modifica dei regolamenti parlamentari , cosa che non è stata fatta. Un “taglio” al buio.
  4. Nessun eletto, solo nominati. Pd e M5s hanno già adottato in commissione affari costituzionali alla Camera il testo base della nuova legge elettorale, il brescellum, che prevede i listini bloccati. Quindi non solo col “taglio” verrà ridotta la rappresentanza popolare in Parlamento, ma i pochi rimasti non saranno nemmeno eletti direttamente dai cittadini, come previsto dalla Costituzione, bensì nominati dalle segreterie di partito.
  5. Un Senato blindato. L’art. 57 della Costituzione stabilisce che i senatori siano eletti su base regionale. Ciò vuol dire che, con un Senato di 200 componenti (196 quelli eletti in Italia), le liste che vedranno attribuirsi i seggi saranno solo quelle più votate, sopra il 10-15% circa, lasciando parecchie liste fuori da Palazzo Madama, anche se con consensi superiori alla soglia di sbarramento del 5% prevista dal brescellum. Inoltre, ad una riduzione dei senatori elettivi non è corrisposta una riduzione del numero dei senatori a vita, che rimangono 5, e che dunque aumentano il loro peso specifico.
  6. La Costituzione in mano a quattro gatti. La procedura di revisione costituzionale, dettata dall’articolo 138 della Costituzione, prevede due diverse deliberazioni di entrambe le Camere a distanza di non meno di tre mesi l’una dall’altra. Nei passaggi della prima deliberazione è sufficiente la maggioranza dei presenti, nel doppio passaggio della seconda deliberazione è invece necessaria quantomeno la maggioranza dei componenti di entrambi i rami del Parlamento. Ciò vuol dire che, col “taglio”, in seconda deliberazione le modifiche alla Carta potranno essere approvate in teoria con appena 302 voti favorevoli (201 deputati e 101 senatori), mentre in prima addirittura con molti di meno.
  7. Il paragone con gli altri Paesi. Se passasse il Sì avremo appena 600 parlamentari su ben 60 milioni di cittadini residenti, quindi l’Italia sarà – col “taglio” – una delle nazioni europee con meno parlamentari, uno ogni 100mila abitanti. Oggi la Francia ne ha uno ogni 72mila, l’Inghilterra uno ogni 46mila, la Svezia uno ogni 29mila e la Norvegia uno ogni 32mila. Solo la Germania ne avrebbe meno di noi, cioè uno ogni 106mila abitanti, ma i tedeschi hanno un sistema federale dove i Länder godono di un peso legislativo molto più incisivo rispetto alle nostre Regioni. Come negli Usa, dove gli Stati federati hanno una riserva di legislazione esclusiva su parecchie materie rispetto a quelle di competenza della Federazione, e per di più ciascuno Stato ha un peso specifico molto importante – col sistema dei Grandi Elettori – nell’elezione del Presidente.

In buona sostanza col “taglio” dei parlamentari il M5s vuole combattere la “casta”, ma in realtà si fa “casta” esso stesso. Parlamentari nominati che non rispondono più al popolo ma solo alle segreterie di partito. Si dirà che già oggi è così, e in parte è anche vero. Ma cadere dalla padella alla brace non è certo la soluzione. Questa non è una riforma, è solo un tentativo dei 5Stelle di riempire la pancia di un elettorato che vede nella politica il suo peggior nemico. Per di più in questi mesi di pandemia è successo qualcosa di molto grave che dovrebbe far riflettere: il virus s’è portato via anche il Parlamento, costretto a ratificare le decisioni assunte dal Presidente del Consiglio senza neppure poterle emendare. Siamo proprio sicuri che sia questo il momento più adatto per sacrificare numericamente le Camere? Noi crediamo di No. Anche perché non vogliamo un nuovo lockdown, stavolta della democrazia.

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero del 17 settembre 2020 (versione ampliata). 

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Qui di seguito la SCHEDA ELETTORALE allegata al testo base della nuova legge elettorale (Germanicum o Brescellum che dir si voglia) adottata in Commissione Affari Costituzionali alla Camera dieci giorni fa, coi voti favorevoli di PD e M5S. Dopo il referendum il testo passerà all’esame del Parlamento. Come si può vedere, si tratta di un proporzionale (con soglia di sbarramento al 5%, fatto salvo il diritto di tribuna) coi collegi plurinominali e coi LISTINI BLOCCATI, cioè senza la possibilità per l’elettore di esprimere le preferenze. L’elezione avverrà in base all’ordine in cui i candidati saranno posizionati sulla scheda dalle segreterie di partito:

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P.S. Coloro che volessero approfondire le ragioni del “No” al referendum confermativo del 20 e 21 settembre, potranno leggere il penultimo libro di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “Una riforma sbagliata. Dodici motivi per dire NO al taglio dei parlamentari“, Editrice Gds (prima edizione febbraio 2020; seconda edizione settembre 2020):
https://www.amazon.it/Una-riforma-sbagliata-Dodici-parlamentari/dp/8867829920/ref=mp_s_a_1_1?dchild=1&keywords=una+riforma+sbagliata&qid=1599220139&sr=8-1


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