Economia
Von der Leyen da Parigi ” Stop al nucleare grave errore strategico” e lancia gli Smr europei
“L’Europa, che non dispone di grandi riserve di materie prime energetiche, ha commesso un “errore strategico” allontanandosi dall’energia nucleare, che è “affidabile, conveniente e a basse emissioni”. Lo dice la presidente della
Commissione Europea Ursula von der Leyen, parlando a Parigi al summit sull’energia nucleare, organizzato dal presidente Emmanuel Macron.
E’ una svolta significativa nelle posizioni della presidente, ‘madrina’ del Green Deal e ‘protetta’ di Angela Merkel, una delle cui mosse qualificanti fu quella di portare la Germania all’abbandono dell’energia atomica. L’energia nucleare non emette gas serra e per questo è in linea con gli obiettivi del Green Deal, malgrado il problema delle scorie, ma questa sua caratteristica non aveva mai spinto, finora, von der Leyen ad abbracciarla apertamente.
Non pochi esperti pensano che la via per decarbonizzare l’economia europea, rendendola meno dipendenti dagli idrocarburi, sia quella di puntare su un mix di rinnovabili e nucleare. “L’Europa – afferma von der Leyen – non è né un produttore di petrolio né di gas. Per quanto riguarda i combustibili, siamo totalmente dipendenti da importazioni
costose e fluttuanti, il che ci pone in uno svantaggio strutturale rispetto ad altre regioni. L’attuale crisi in Medio Oriente è un duro monito in merito alle vulnerabilità che ne derivano”.
Queste parole seguono di pochi giorni quelle del suo cancelliere Friederich Merz, che sul tema aveva usato parole forti sulla politica dei suoi predecessori, nello specifico Angela Merkel, che aveva deciso di chiudere le centrali aperte in Germania. Merz ha definito l’uscita della Germania dal nucleare un “grave errore strategico” che ha reso la transizione energetica tedesca la più costosa al mondo, esponendo il paese a carenze di capacità. Ma questo è un problema ormai comune a tutta Europa, considerando che Il blocco delle centrali ha evidenziato l’alta dipendenza energetica dell’Europa, con prezzi che, a inizio 2026, risultano tre o quattro volte superiori rispetto a Stati Uniti o Cina. Nonostante la chiusura degli ultimi reattori tedeschi nel 2023, il dibattito si è riaperto per la necessità di un mix energetico stabile che includa il nucleare, al fianco di rinnovabili e stoccaggi.
Ed è per questo che Ursula Von der Leyen ha annunciato anche l’Europa è decisa a puntare con decisione sull’energia nucleare di terza generazione, con i cosiddetti SMR, o Small Modular Reactors, che sono reattori nuclearu di potenza ridotta e costruzione appunto modulare, progettati per essere fabbricati in serie, trasportati e assemblati in sito. Offrono maggiore sicurezza, costi ridotti e flessibilità per la transizione energetica, con disponibilità commerciale prevista entro il 2030.
Il nostro paese è anch’esso da tempo assai propositivo verso gli Smr, come ha ripetuto in diverse occasioni anche il ministro del Made in Italy Adolfo Urso. L’esecutivo Meloni intende sviluppare il nucleare di terza e quarta generazione, con reattori di piccola dimensione adattabili, componibili e trasportabili in container, sostiene Urso. Parliamo degli Small Modular Reactors (SMR), “la tecnologia più avanzata, pulita e sicura per darci energia a un costo più basso e continuativa e per garantire l’autonomia energetica”. Per questo, Roma sta preparando un disegno legge e lavora a una newco italiana, un soggetto che vedrà la partecipazione delle più grandi aziende a controllo pubblico: la compagine societaria in via di definizione prevede una partecipazione di Enel al 51%, Ansaldo al 39%, Leonardo al 10%. Con la supervisione di un’autorità indipendente per la sicurezza.
Stando alle stime del governo, il nucleare richiede 10 ettari contro 100 dell’eolico e 1.000 del fotovoltaico. Il costo presumibile dell’energia prodotta dagli Small Modular Reactors è di massimo 100 euro a megawatt (MW), competitivo con quello medio delle rinnovabili: 65 euro al MW, più stoccaggio e oneri di sistema. “E comunque a fronte di un periodo di esercizio delle rinnovabili fino a quattro volte inferiore”, ha precisato Urso a fine febbraio in audizione alla Camera.
Ma c’è di più: il ritorno al nucleare è anche una straordinaria opportunità per l’industria italiana. Oggi in Italia abbiamo oltre 70 aziende già attive nella filiera e coinvolte in progetti internazionali. Il comparto ha generato oltre 4 miliardi di euro di valore e comprende oltre 13.000 occupati. Le proiezioni ci indicano oltretutto che potrebbe arrivare a generare fino a 120.000 nuovi posti di lavoro e un impatto economico di oltre 50 miliardi di euro l’anno entro il 2050.
Il 69% delle imprese intervistate da Confindustria si è detto pronto ad aggiornare i propri processi per contribuire allo sviluppo e all’utilizzo del nucleare di nuova generazione, pulito e sicuro, a testimonianza di una filiera dinamica e pronta alla sfida. Il governo crede fermamente nel nucleare come leva strategica con coesione e comunità d’intenti”.
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