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Vertice G7 sull’Iran: un inutile sfoggio di impotenza mentre il petrolio vola oltre i 100 dollari

Con il petrolio oltre i 100 dollari e i timori per l’inflazione, il G7 si riunisce d’urgenza sulla crisi iraniana, ma fatica a trovare soluzioni concrete contro il rincaro energetico.

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La Francia ha fortemente voluto questa videoconferenza d’emergenza dei ministri delle Finanze del G7, affiancati dai governatori delle Banche Centrali e dai ministri dell’Energia che si è svolta ieri. Il risultato? Una serie di vaghe promesse che, francamente, lasciano il tempo che trovano. Mentre l’economia globale incassa i primi seri colpi del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, i grandi della Terra si limitano a ribadire impegni di facciata per attenuare le ripercussioni, senza nessuna seria

Come ha ricordato il ministro francese Roland Lescure, era da cinquant’anni che non si vedeva una mobilitazione in questa specifica configurazione. Eppure, a fronte di una situazione gravissima, le risposte concrete latitano. Il Fondo Monetario Internazionale lo ha detto chiaramente: ogni possibile scenario porta a un inesorabile aumento dei prezzi e a una frenata della crescita globale. Il G7, di rimando, ha plaudito alla decisione dell’Agenzia Internazionale dell’Energia di rilasciare 400 milioni di barili dalle riserve strategiche,  ma si tratta di un mero palliativo temporaneo che non risolve il nodo strutturale.

Qui emerge, in tutta la sua evidenza, la miopia dell’attuale governance economica. Ci troviamo di fronte a un classico shock dell’offerta, eppure i mercati e la politica continuano a pendere dalle labbra delle Banche Centrali. I banchieri centrali hanno assicurato che manterranno “la stabilità dei prezzi”, , ma cosa possono fare di fronte a pozzi petroliferi minacciati e rotte commerciali bloccate? Al massimo, e questa sarebbe già un’ottima notizia, possono pensare di non causare ulteriori danni all’economia reale mantenendo tassi di interesse inutilmente punitivi. In un’ottica squisitamente keynesiana, curare un’inflazione da costi energetici deprimendo ulteriormente la domanda interna è la ricetta perfetta per la stagflazione. Quello che servirebbe urgentemente è una vera e imponente politica industriale ed energetica, non sterili manovre monetarie.

L’impatto sull’economia reale, d’altronde, è già ampiamente misurabile e si declina su più fronti:

  • Rischio concreto e immediato di rottura delle catene di approvvigionamento strategiche.
  • Aumento vertiginoso dei costi energetici, insostenibile per il nostro tessuto industriale.
  • Ritorno di pressioni inflazionistiche palpabili, che erodono il potere d’acquisto delle famiglie, a fronte della totale assenza di sistemi automatici di adattamento all’inflazione.

Ecco i dati reali che i ministri dovrebbero guardare con estrema preoccupazione, al netto delle dichiarazioni rassicuranti:

IndicatoreValore Attuale
Petrolio WTI101,63 dollari
Petrolio BrentCirca 115 dollari
Inflazione Germania (Marzo)2,8% (in rialzo dal 2%)
Inflazione Spagna (Marzo)3,3%

Intanto, il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent getta acqua sul fuoco, assicurando che i mercati sono ben approvvigionati. Tuttavia, le dichiarazioni del presidente Donald Trump continuano a soffiare un colpo al cerchio e uno alla botte. Da un lato parla di “grandi progressi” negoziali con un “regime più ragionevole”, ma dall’altro minaccia esplicitamente la distruzione delle infrastrutture elettriche e petrolifere iraniane, ventilando persino il sequestro dell’isola di Kharg, vero e proprio snodo vitale per l’export di greggio. La situazione è estremamente confusa e, francamente, nessun paese ha il coraggio di dire quello che ora è evidente: gli ultimi 10 anni di politica energetica e industriale del G7 sono stati in gran parte sbagliati.

In questo scenario magmatico, il G7 chiede a FMI, Banca Mondiale e OCDE un “approfondimento” dell’impatto economico per metà aprile. Una tempistica burocratica che sa di resa: l’approfondimento ci sarà quando i danni saranno già evidenti. Se l’Occidente continua a delegare la gestione delle crisi energetiche e geopolitiche a banchieri armati solo di tassi d’interesse, la deindustrializzazione europea non sarà un rischio,  ma una triste certezza, e si realizzerà a una velocità supersonica.

immagine illustrativa

L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia. Linkedin a questo link

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