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Venezuela: sparatorie a Caracas e il “Patto” con Delcy. La “Pace” americana inizia già nel caos?

Mentre a Caracas esplode la tensione, il WSJ svela: Trump preferisce l’ex vice di Maduro all’opposizione democratica per “sistemare” il paese.

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La polvere non si è ancora posata dopo l’operazione chirurgica (o piratesca, a seconda dei punti di vista) ordinata da Trump per prelevare Maduro, e Caracas è già nel caos. A poche ore dalle rivelazioni dei media mainstream americani, che dipingono la vicepresidente “super-lealista” Delcy Rodríguez come una collaboratrice della CIA pronta a traghettare il paese verso gli interessi di Washington, il palazzo presidenziale di Miraflores è diventato teatro di tensioni alle stelle.

Fuochi d’artificio o guerra civile?

Nella notte di lunedì, i cieli di Caracas si sono illuminati. Non per una festa, ma per quello che la CNN e video geolocalizzati hanno identificato come fuoco contraereo e luci di droni non identificati sopra il palazzo presidenziale. Le notizie sono frammentarie e confuse: si tratta di un tentativo di contro-rivoluzione dei fedelissimi (quelli veri) di Maduro? O è semplicemente il nervosismo di forze di sicurezza col dito sul grilletto che sparano a droni hobbistici scambiandoli per minacce letali?

Una cosa è certa: la situazione è tutto fuorché “sotto controllo“. E viene da chiedersi: ma davvero qualcuno pensava che bastasse decapitare il vertice per pacificare un paese spaccato e armato? La storia recente (Libia, Iraq) non ha insegnato nulla ai pianificatori di Washington?

Il “Tradimento” di Delcy e il realismo di Trump

Mentre a Caracas si spara, il Wall Street Journal sgancia la bomba politica. Secondo fonti di intelligence, Delcy Rodríguez non sarebbe solo la successore costituzionale, ma la figura individuata dalla CIA – e approvata da Trump – per garantire la “stabilità a breve termine”. Ecco il paradosso del regime change:

  • Maria Corina Machado, leader dell’opposizione e Premio Nobel per la Pace, viene messa da parte. Troppo rischiosa, forse troppo idealista o debole con i militari.
  • Delcy Rodríguez, pilastro del regime chavista, viene preferita perché “controlla l’esercito”.

Trump, con il suo consueto pragmatismo cinico, ha scelto la continuità dell’apparato di potere (epurato dalla sola testa di Maduro) rispetto all’incognita democratica. Ma ha senso economico e politico affidarsi a chi ha contribuito a creare il disastro attuale?

Inoltre la CIA non ha esattamente la sfera di cristallo, anzi ha dei preconcetti interni che spingono verso previsioni sbagliate. Le prime mosse della Rodriguez, verso la repressione e la continuità, non sembrano esattamente rassicuranti.

La presenza continua di Diodado Cabello, un ricercato dagli USA, ministro della difesa, in ogni occasione pubblica sembra mostrare dei problemi grossi nella previsione della CIA.

“Dobbiamo sistemare il Venezuela”

La frase più inquietante, però, arriva direttamente dal Presidente USA in un’intervista alla NBC: “Dobbiamo sistemare (fix) il Venezuela prima che il paese tenga le elezioni”. “Sistemare” è un verbo pericoloso. Implica un controllo diretto, una ingerenza prolungata e, probabilmente, costosa. E indovinate chi potrebbe pagare il conto di questa “sistemazione” se le cose dovessero andare male come a Baghdad? L’idea di posticipare le elezioni finché il paese non è “pronto” (secondo i canoni USA) è la pietra tombale sulla narrativa della “liberazione immediata”. La democrazia può attendere; l’ordine – o meglio, il controllo delle risorse – no.

Però fino a quando si può parlare di “Democrazia” se le elezioni vengono ritardate sino “Al momento giusto”? La Russia contesta la democrazia ucraina in base alla mancanza di elezioni. Il problema sarà lo stesso in Venezuela?


Domande e risposte

Cosa sta succedendo realmente a Caracas?

La situazione è estremamente fluida. Si registrano sparatorie e attivazione della contraerea attorno al palazzo di Miraflores. Sebbene alcune fonti parlino di “situazione sotto controllo” e di reazioni esagerate alla presenza di droni civili, l’incertezza regna sovrana. È il classico vuoto di potere post-golpe, dove diverse fazioni armate potrebbero testare la tenuta del nuovo (o vecchio) governo provvisorio.

Perché gli USA puntano su Delcy Rodríguez e non sull’opposizione democratica?

È una scelta di pura Realpolitik. L’amministrazione Trump e la CIA ritengono che solo una figura interna al regime, capace di comandare le forze armate e l’apparato burocratico, possa evitare l’implosione totale del paese e una guerra civile immediata. La Machado, pur amata dall’Occidente e dai media liberal, è vista come incapace di garantire l’ordine pubblico nel breve termine.

Cosa intende Trump con “sistemare” il paese prima delle elezioni?

Questa affermazione suggerisce un periodo di transizione lungo e gestito dall’estero. “Sistemare” significa probabilmente purgare i settori più ostili dell’esercito, stabilizzare (o svendere?) la produzione petrolifera e garantire che il futuro vincitore delle elezioni sia allineato agli interessi USA. In pratica, la sovranità venezuelana resterà sospesa a tempo indeterminato in nome della stabilità regionale.

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