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Venezuela: Maduro a New York, la Cina a secco e Chevron unico “padrone” del petrolio. Il piano di Trump è servito

Il blocco navale USA ferma l’export verso l’Asia mentre Trump annuncia sussidi per ricostruire l’energia venezuelana (solo per gli USA).

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Mentre i media mainstream si concentrano sulle immagini hollywoodiane del Presidente venezuelano Nicolás Maduro trasportato in manette a New York con l’accusa di narcotraffico, la vera notizia è un’altra e riguarda, come sempre, l’energia. Il sistema di esportazione petrolifera del Venezuela si sta restringendo a un unico, privilegiato beneficiario: la Chevron.

Il blocco navale e il “China Ban” I dati di navigazione aggiornati al 6 gennaio dipingono un quadro impietoso per la PDVSA (la compagnia petrolifera di stato venezuelana). I carichi destinati alla Cina, storicamente il più grande cliente di Caracas, sono fermi da cinque giorni consecutivi. Il blocco navale statunitense, imposto dall’amministrazione Trump alla fine dello scorso anno, sta funzionando perfettamente: non solo soffoca le entrate del regime, ma taglia fuori fisicamente Pechino dalle risorse venezuelane.

La conseguenza logistica è disastrosa per il Venezuela, ma funzionale alla strategia USA:

  • Export verso l’Asia bloccato: Le petroliere destinate alle raffinerie orientali sono all’ancora dal 1° gennaio.
  • Stoccaggi al collasso: Senza sbocchi in uscita, i depositi a terra e galleggianti sono quasi pieni.
  • Produzione a rischio: PDVSA è costretta a valutare nuovi, drastici tagli alla produzione per mancanza di spazio fisico dove mettere il greggio.

L’eccezione Chevron: monopolio di fatto? In questo scenario di strangolamento economico, c’è un’unica eccezione che brilla per tempismo e opportunità: la Chevron. Il colosso americano è l’unica major ancora operativa nel paese grazie a una licenza speciale di Washington che la esenta dalle sanzioni, esportando da 100 a 150 mila barili al giorno di greggio. Nulla per il Venezuela e le sue enormi riserve, ma abbastanza da mantenere gli impianti attivi.

Mentre il resto del mondo non può toccare il greggio venezuelano, le navi di Chevron continuano a caricare e a fare rotta verso le raffinerie del Golfo del Messico. Dopo una brevissima pausa di quattro giorni, l’azienda ha richiamato il personale offshore e ripreso i flussi.

Chevron lavora ancora con il venezuela

La Realpolitik di Trump: petrolio a basso costo Tutto questo non è casuale. Il Presidente Trump ha collegato pubblicamente l’operazione militare contro Maduro alla necessità di “garantire l’accesso” alle vaste riserve petrolifere del Venezuela. La strategia è chiara e spudoratamente keynesiana dal lato dell’offerta:

  1. Cambio di regime per rimuovere ostacoli politici.
  2. Sussidi alle aziende USA (sì, avete letto bene, sussidi statali) per ricostruire l’infrastruttura energetica venezuelana fatiscente.
  3. Aumento dell’output per inondare il mercato americano e abbassare il costo del carburante alla pompa per gli elettori USA.

Ma ha davvero senso economico pensare che si possa riaccendere l’industria venezuelana in pochi giorni? Al momento, Chevron è l’unico canale di sfogo in un paese al collasso logistico. L’incertezza regna sovrana, ma una cosa è certa: il petrolio venezuelano scorrerà, ma solo verso nord. La Cina, per ora, può solo guardare.


Domande e Risposte

Perché solo la Chevron può esportare petrolio dal Venezuela?

La Chevron opera grazie a una specifica licenza (nota come General License 41) rilasciata dal Dipartimento del Tesoro USA (OFAC). Questa esenzione permette alla compagnia americana di continuare le attività estrattive e di esportazione verso gli Stati Uniti, bypassando le sanzioni che colpiscono chiunque altro. È una mossa strategica di Washington: si mantiene il controllo sulle riserve venezuelane e si garantisce il recupero dei crediti che Chevron vanta verso il Venezuela, tagliando fuori i competitor geopolitici come la Cina.

Che impatto avrà questo blocco sulla Cina?

L’impatto è rilevante sia economicamente che strategicamente. La Cina perde una fonte di approvvigionamento di greggio pesante, essenziale per alcune sue raffinerie, ed è costretta a cercare fornitori alternativi sul mercato spot, probabilmente a prezzi più alti. Questo potrebbe generare tensioni inflattive in Asia. Inoltre, il blocco dei carichi rappresenta uno “schiaffo” geopolitico: gli USA dimostrano di poter interrompere fisicamente i flussi energetici verso Pechino nel proprio “cortile di casa” sudamericano, evidenziando la vulnerabilità energetica cinese.

Il prezzo della benzina scenderà davvero grazie a questa operazione?

È l’obiettivo dichiarato di Trump, ma non sarà immediato. Sebbene l’accesso esclusivo alle riserve venezuelane aumenti l’offerta disponibile per le raffinerie USA (particolarmente adatte a lavorare quel tipo di greggio pesante), l’infrastruttura venezuelana è in condizioni disastrose dopo anni di incuria e sanzioni. Serviranno massicci investimenti e tempo per riportare la produzione a livelli tali da influenzare significativamente i prezzi globali o domestici. Nel breve termine, prevarrà la volatilità legata all’incertezza politica.

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