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USA, giro di vite sui visti: stop a 75 paesi per il rischio “carico pubblico”. Ecco la lista completa
USA: Visti sospesi per 75 nazioni. Ecco la lista completa e i motivi dello stop Dal 21 gennaio scatta la stretta del Dipartimento di Stato: stop temporaneo agli ingressi da Russia, Brasile e altri 73 paesi per tutelare il welfare americano.

C’è aria di cambiamento a Washington, e questa volta riguarda il portafoglio dei contribuenti americani.1 Il Dipartimento di Stato ha deciso di tirare il freno a mano sull’immigrazione legale proveniente da una vasta lista di nazioni, rispolverando e rafforzando un vecchio concetto giuridico: quello di “public charge”, ovvero il rischio che il nuovo arrivato diventi un peso per il welfare statale.
Secondo un memorandum interno visionato da Fox News, a partire dal 21 gennaio verrà sospesa l’elaborazione dei visti per immigrati provenienti da 75 paesi. Non si tratta di una chiusura definitiva, sia chiaro, ma di una pausa a tempo indeterminato necessaria per “rivalutare le procedure di screening“. L’obiettivo dichiarato è semplice: impedire l’ingresso a chi, con ogni probabilità, finirebbe per dipendere dai sussidi pubblici, sfruttando la generosità del sistema americano.
Il fattore economico: tra welfare e frodi
La decisione non arriva dal nulla. Negli ultimi tempi, l’attenzione federale si è concentrata su casi eclatanti di abuso dei fondi dei contribuenti.2 Un esempio lampante arriva dal Minnesota, dove è emerso un vasto scandalo legato a frodi sui sussidi alimentari (il caso “Feeding Our Future”), che ha visto coinvolti numerosi cittadini di origine somala. Non è un caso, quindi, che la Somalia figuri tra i paesi sotto la lente d’ingrandimento, insieme a Russia, Afghanistan, Brasile e Iran.
Il Dipartimento di Stato ha inviato istruzioni precise ai funzionari consolari in tutto il mondo: applicare regole di screening molto più rigide. Non basterà più non avere precedenti penali; ora si valuteranno fattori squisitamente economici e sociali:
Salute ed età: condizioni che potrebbero richiedere cure mediche a lungo termine a spese dello Stato.
Competenza linguistica: la capacità di integrarsi e lavorare.
Situazione finanziaria: il pregresso utilizzo di assistenza in denaro o istituzionalizzazione.
Tommy Piggott, portavoce del Dipartimento, è stato cristallino: “L’immigrazione da questi 75 paesi sarà sospesa mentre il Dipartimento rivaluta le procedure per impedire l’ingresso di cittadini stranieri che prenderebbero welfare e benefici pubblici”. Una mossa che segna un netto distacco dalla precedente gestione Biden, che nel 2022 aveva limitato la definizione di “public charge” escludendo dal calcolo aiuti fondamentali come i buoni alimentari o il Medicaid. L’amministrazione attuale, riprendendo la linea del 2019, sembra voler tornare a un’interpretazione molto più estensiva e rigorosa.
La lista dei 75 Paesi coinvolti
Di seguito riportiamo l’elenco completo dei paesi verso cui è stata sospesa l’elaborazione dei visti. È importante notare la vastità geografica del provvedimento, che tocca Africa, Asia, Est Europa e Sud America.
| Area Geografica | Paesi Interessati |
| Africa | Algeria, Camerun, Capo Verde, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia, Ghana, Guinea, Liberia, Libia, Marocco, Nigeria, Repubblica del Congo, Ruanda, Senegal, Sierra Leone, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Tanzania, Togo, Tunisia, Uganda |
| Asia / Medio Oriente | Afghanistan, Bangladesh, Bhutan, Birmania (Myanmar), Cambogia, Iran, Iraq, Giordania, Kazakistan, Kuwait, Kirghizistan, Laos, Libano, Mongolia, Nepal, Pakistan, Siria, Thailandia, Uzbekistan, Yemen |
| Americhe / Caraibi | Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Brasile, Colombia, Cuba, Dominica, Grenada, Guatemala, Haiti, Giamaica, Nicaragua, Saint Kitts e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Uruguay |
| Europa / Eurasia | Albania, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Bosnia, Georgia, Kosovo, Macedonia del Nord, Moldavia, Montenegro, Russia |
| Oceania | Figi |
Una pausa “tattica”, non (ancora) definitiva
È fondamentale sottolineare un aspetto tecnico: non siamo di fronte a un blocco permanente, o almeno non formalmente. La sospensione è definita come una misura temporanea in attesa che il Dipartimento conduca una revisione completa delle procedure. Le eccezioni saranno “molto limitate” e concesse solo dopo che il richiedente avrà dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, di non rappresentare un onere per le casse pubbliche.
In sintesi, l’America riapre le porte, ma solo a chi può permettersi il biglietto d’ingresso senza chiedere rimborsi all’arrivo. Una logica brutale per alcuni, necessaria tutela dei conti pubblici per altri.
Domande e risposte
Qual è il motivo scatenante di questa sospensione improvvisa?
La decisione nasce dalla necessità di applicare in modo più rigoroso la norma sul “public charge”, ovvero l’inammissibilità per chi rischia di dipendere dal welfare. La stretta è stata accelerata da recenti scandali di frode ai danni dei sussidi pubblici, come quello avvenuto in Minnesota, che ha spinto l’amministrazione a rivedere i protocolli di screening per evitare abusi del sistema di assistenza sociale americano, in particolare da nazioni ritenute ad alto rischio statistico.
La sospensione dei visti per questi 75 paesi è definitiva?
No, il provvedimento non è definitivo. Si tratta di una pausa a tempo indeterminato che inizierà il 21 gennaio. La sospensione rimarrà in vigore fino a quando il Dipartimento di Stato non avrà completato una rivalutazione delle procedure di elaborazione dei visti. L’obiettivo è aggiornare i meccanismi di controllo; una volta stabiliti i nuovi standard di sicurezza economica, l’emissione dei visti dovrebbe teoricamente riprendere, seppur con maglie molto più strette.
Quali fattori verranno valutati per decidere se un immigrato è un “carico pubblico”?
I funzionari consolari avranno un ampio potere discrezionale e valuteranno una serie di indicatori per prevedere la futura dipendenza dal welfare. Tra i fattori determinanti rientrano l’età, lo stato di salute (inclusa la necessità di cure a lungo termine), la competenza nella lingua inglese, le risorse finanziarie personali e l’istruzione. Anche l’essere sovrappeso o l’aver usufruito in passato di assistenza governativa potranno essere motivi validi per il diniego del visto.







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