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USA: Fine dell’illusione “liberi tutti”. Il caso Iryna e il ritorno alla durezza sui recidivi, almeno in North Carolina

I dati choc sulla recidiva (1% dei criminali fa il 60% dei reati) spingono il North Carolina a cancellare la “cashless bail”. È la fine dell’era progressista sulla giustizia?

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C’è un momento in cui l’ideologia, per quanto ben confezionata e supportata da teorie accademiche, si schianta contro il muro di cemento della realtà. Negli Stati Uniti, quel momento sembra essere arrivato con il brutale omicidio di Iryna Zarutska, una rifugiata ucraina che cercava salvezza dalla guerra e ha trovato la morte su un treno leggero a Charlotte, North Carolina. Un evento tragico che, tuttavia, sta fungendo da catalizzatore per un’inversione a U nelle politiche giudiziarie americane, segnando la fine della stagione della “libertà senza cauzione” a tutti i costi.

La cronaca di una tragedia annunciata

Nell’agosto del 2025, la brutalità casuale dell’assassinio di Iryna Zarutska, catturata dalle telecamere di sicurezza, ha scosso l’opinione pubblica nazionale. Ma al di là dell’orrore immediato, il caso ha scoperchiato il vaso di Pandora sulle politiche di perseguzione e punizione dei crimini, specialmente nelle città controllate dalle amministrazioni Democratiche.

Il sospettato, Decarlos Brown Jr., non era un volto nuovo per le forze dell’ordine. Parliamo di un pluripregiudicato con una “collezione” di 14 arresti precedenti, inclusi rapina a mano armata e aggressione. Nonostante questo curriculum criminale di tutto rispetto, Brown era stato rilasciato senza cauzione mesi prima dell’omicidio. La motivazione? Una diagnosi iniziale di schizofrenia, a cui però nessuno ha dato seguito con misure necessarie per contenere la sua violenza.

Nonostante costituisse un evidente pericolo, accertato, che aveva già dato evidenti  Eppure, il sistema ha scelto di rimetterlo in strada, con le conseguenze che ora conosciamo.

Il fallimento della teoria progressista

La tendenza, nelle enclavi progressiste americane, è stata chiara per anni: ridurre i processi per ridurre le statistiche sulla criminalità. È un gioco di prestigio statistico che però non cancella le vittime. Procuratori distrettuali e giudici di orientamento liberal hanno spesso stretto accordi con delinquenti abituali per evitare che il sistema carcerario venisse “sopraffatto”, utilizzando spesso la scusa che i sospettati necessitassero di servizi di salute mentale piuttosto che di lunghe pene detentive. Peccato che poi nessuno li portasse in case di cura per malattie mentali.  Restavano, e spesso restano, liberi, sino al delitto violento successivo.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: aggressori violenti vengono rilasciati su un pubblico ignaro, ancora e ancora. Si tratta di un sistema che, nel nome di una malintesa “equità” e nel tentativo di decostruire il sistema carcerario visto come “meccanismo oppressivo”, ha finito per proteggere i carnefici a discapito degli innocenti.

I dati: quando i numeri smentiscono la narrazione

Per anni ci è stato raccontato che la riabilitazione è sempre possibile, che il criminale è solo “prodotto del suo ambiente” e che la società è la vera colpevole. Tuttavia, analizzando i dati freddi e crudi mostrano che la possibilità di recupero per molti soggetti è, statisticamente, minima.

Il concetto di “riabilitazione” per certi profili criminali appare oggi più come una fantasia che come una strategia politica attuabile. Numerosi studi psicologici hanno fallito nel produrre anche il minimo cambiamento nel tasso di recidiva per i criminali violenti. I comportamenti criminali tendono ad essere abitudinari, manifestandosi precocemente con tratti insensibili e privi di emozioni nell’infanzia, per poi sfociare in disfunzioni della personalità antisociale nell’età adulta.

Ecco cosa ci dicono le statistiche del Bureau of Justice Statistics (BJS) in uno studio condotto tra il 2008 e il 2018 su individui rilasciati in 24 stati:

IndicatorePercentuale
Riarrestati entro 3 anni66%
Di cui: arresto con condanna48%
Di cui: ritorno in prigione49%

Ancora più allarmante è l’analisi specifica su 110 sospettati di omicidio in vari paesi:

  • L’82% aveva gravi condanne penali precedenti.

  • Il 59% aveva precedenti per reati con armi.

  • Il 44% aveva precedenti condanne per crimini violenti.

Questi dati confermano una realtà scomoda ma ineludibile: esiste una “legge di Pareto” del crimine. Molteplici studi internazionali indicano che circa l’1% della popolazione (i recidivi cronici) è responsabile di oltre il 60% di tutti i crimini violenti e delle relative condanne. Ignorare questo dato significa condannare la società all’insicurezza perenne.

La “Legge Iryna”: il ritorno al buon senso

Di fronte a questo scenario, la risposta legislativa non si è fatta attendere, almeno in North Carolina. L’approvazione della Legge Iryna rappresenta un punto di svolta, un vero e proprio “Game Changer” che sta scatenando il panico tra i funzionari Democratici.

La nuova normativa inverte la rotta su decenni di lassismo giudiziario. Ecco i punti chiave della riforma:

  • Eliminazione della cauzione senza contanti (Cashless Bail): Viene virtualmente eliminata per i “reati violenti” e per certi recidivi.

  • Espansione della definizione di “reato violento”: Si allarga la maglia per includere comportamenti precedentemente sottovalutati.

  • Fine della promessa scritta: Per tutti i reati, viene rimossa la possibilità di rilasciare un imputato sulla base della sola promessa scritta di comparire in tribunale.

  • Valutazioni mentali obbligatorie: Si impongono controlli psichiatrici per alcuni imputati, ma in un’ottica di sicurezza pubblica.

  • Pena di morte: Viene accelerato il processo per l’implementazione della pena capitale, una mossa introdotta con un emendamento dell’ultimo minuto che ha causato l’abbandono dell’aula da parte dei Democratici.

La legge è passata con numeri schiaccianti: 82-30 alla Camera (con 10 Democratici che hanno votato con i Repubblicani, segno che il problema è sentito trasversalmente) e 28-8 al Senato.

Le reazioni e le prospettive future

La reazione dell’establishment progressista è stata prevedibile. Le critiche si concentrano sul timore che richiedere una cauzione per i recidivi porterà a riempire nuovamente le carceri — quelle stesse carceri che la sinistra americana vorrebbe definanziare. Inoltre, l’inasprimento delle pene e il richiamo alla pena di morte vengono visti come un ritorno al passato.

Tuttavia, bisogna essere onesti: la teoria liberale sul crimine si è rivelata un fallimento abietto. Piuttosto che colpire la fonte primaria del crimine violento — ovvero quel ristretto gruppo di recidivi — si è scelto di nascondere le statistiche dietro la facciata di una crociata per la salute mentale. Dove l’ideologia ha fallito nel proteggere il pubblico, la Legge Iryna promette di riuscire, riportando al centro del dibattito la sicurezza dei cittadini onesti.

Gli Stati Uniti sembrano dunque pronti a invertire la rotta. Non si tratta di vendetta, ma di statistica e sopravvivenza sociale. Se il tasso di delinquenza di chi ha già commesso un crimine è così alto e la possibilità di recupero così bassa, la società ha il dovere di proteggersi. La Legge Iryna potrebbe essere solo la prima tessera del domino a cadere, segnando il ritorno a una politica criminale basata sui fatti e non sui desideri.

Domande e risposte

Perché le politiche di riabilitazione sono spesso considerate inefficaci per i criminali violenti?

Le statistiche mostrano che i tassi di recidiva per i criminali violenti sono storicamente alti e non sono diminuiti in modo sostanziale nonostante i programmi di riabilitazione. Studi psicologici indicano che i comportamenti criminali sono spesso radicati in tratti caratteriali insensibili e privi di emozioni che si manifestano fin dall’infanzia e si evolvono in disfunzioni della personalità antisociale. Per questi soggetti, la riabilitazione è spesso una “fantasia”, poiché il cambiamento comportamentale profondo è estremamente raro.

Cosa dicono le statistiche riguardo al rapporto tra numero di criminali e reati commessi?

I dati evidenziano una forte concentrazione della criminalità in un piccolo segmento della popolazione. Studi condotti in diversi paesi indicano che circa l’1% della popolazione, composto da delinquenti abituali (recidivi), è responsabile di oltre il 60% di tutti i crimini violenti e delle condanne.3 Questo suggerisce che isolando questo ristretto gruppo di individui si potrebbe abbattere drasticamente il tasso complessivo di criminalità, confermando il fallimento delle politiche che trattano tutti i criminali allo stesso modo.

In che modo la “Legge Iryna” cambia l’approccio alla libertà su cauzione?

La Legge Iryna elimina virtualmente la possibilità di “cauzione senza contanti” (cashless bail) per chi commette reati violenti e per i recidivi, invertendo le politiche progressiste recenti. Rimuove inoltre la possibilità di rilasciare imputati basandosi solo su una promessa scritta di comparizione. La legge espande la definizione di “reati violenti” e introduce procedure più rapide per l’applicazione della pena di morte, puntando a tenere in custodia chi rappresenta un pericolo concreto e dimostrato per la società.

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