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UNICREDIT: 6000 LICENZIAMENTI PER PERMETTERE I BUYBACK. che fanno i sindacati?

 

 

UniCredit Annuncia il suo piano di ristrutturazione per l’Italia con la chiusura di oltre 400 filiali ed il licenziamento di 6000 dipendenti. Tutto questo è coerente con quanto già annunciato da tempo nel piano di ristrutturazione quadriennale.

Naturalmente i licenziamenti, come annunciato a dicembre, saranno fatti in modo” socialmente responsabile”, cosa che, francamente, fa un po’ ridere: Sarebbe interessante chiedere il punto di vista sulla responsabilità sociale a chi rimane a casa. Naturalmente i sindacati hanno protestato, affermando che si tratta di un piano dei tagli eccessivo, senza giustificazione in un momento in cui la società produce utili… ma, alla fine, a chi interessa cosa dicono ora i sindacati dei bancari? Sono ormai oltre 10 anni che non fanno praticamente per tutelare i propri iscritti, vera e propria carne da macello del XXI secolo.

Il bello è che questo durissimo piano di ristrutturazioni, che viene a segnare una vera contrazione dell’Istituto, che si concentra sempre di più su se stesso e nonostante le parole rinuncia all’espansione, viene fatto. Per poter ricomprare azioni proprie: Infatti il piano prevede il riacquisto nei prossimi 4 anni di 2 miliardi di azioni proprie. La banca quindi licenzia non per diventare più forte, ma per potersi rimpicciolire riducendo perfino il proprio capitale. Come se denaro raccolto finora nel patrimonio fosse stato troppo e bisognasse restituirlo agli azionisti.

Tutto questo accade in un settore dove normalmente la patrimonializzazione lista come un obiettivo primario per la crescita aziendale: non si può far crescere attivo senza avere adeguati indici di patrimonializzazione la copertura. Unicredit, evidentemente, ha deciso di essere troppo grande, oppure, più semplicemente vuole regalare un po’ di soldi speculando sulle azioni proprie. Contento Mustier contenti tutti


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