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Una analisi del commercio ambulante in Italia

(Ricevo dal mio amico Domenico Viola e condivido con voi qui su Scenarieconomici.it alcune considerazioni politico-economiche sul commercio ambulante nel nostro Paese. Ci riguardano tutti, Buona lettura!)

 

In Italia vi è una presenza non irrilevante di un’anima itinerante nell’attività commerciale.

Infatti, il 22% delle imprese commerciali nel nostro Paese sono ambulanti. Secondo, gli ultimi dati diffusi da Unioncamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio: al 30 giugno 2019 si contavano 183 mila attività ambulanti registrate (su un totale, quindi, di 915.000 attività o imprese commerciali), per il 95% micro-imprese individuali e 4 su 10 in sole tre regioni: Campania (con oltre 29mila realtà), Lombardia (21.231 imprese registrate) e Sicilia (19.025 attività), con i comuni che presentano la maggiore densità di queste imprese i quali sono situati tutti nel Meridione*.

In aggiunta, un aspetto che differenzia nord e sud è il fatto che nel meridione sussiste il legame territoriale, ovvero la maggior parte di chi esercita un’attività ambulante al sud lo fa nel paese dove è nato, mentre al nord il fenomeno è molto meno presente.

A dire il vero, l’indole errante, itinerante ha fatto da sempre parte, sin dalle origini, dell’animo del commerciante. Basti ricordare i celebri “incontri mercantili” delle fiere medioevali, dalla Fiera di San Giorgio di Gravina in Puglia, istituita da Carlo II d’Angiò nel 1294, alla Fiera Internazionale di Messina, risalente al 1296, fino alle celebri fiere della contea francese della Champagne che si tennero a partire dal XII secolo**.

Questi, insieme alla maggior parte dei commercianti, sono lavoratori autonomi e micro-piccoli imprenditori la cui attività commerciale è prevalentemente, se non esclusivamente trainata dalla domanda interna, ossia in ultimo dalla spesa pubblica in disavanzo (quella tanto vituperata da alcuni economisti mainstream e resa in un certo senso illegale dai Trattati Europei, tanto per intenderci!), dagli investimenti privati (per via, al pari di quanto faccia la spesa pubblica, dei posti di lavoro da questi creati e quindi, degli stipendi generati) e dalla spesa per consumi delle famiglie, la quale ovviamente non può che dipendere, in aggregato, dal livello di occupazione e principalmente dal livello degli stipendi e dei salari.

Ovviamente, il modello neo-mercantilista dell’eurozona (avallato, promosso e difeso da partiti politici quali il PD e FI in particolare, ma anche dalla Lega Nord), fondato, per definizione, sul traino della domanda estera (ossia sul traino delle esportazioni) e sul conseguente soffocamento della domanda interna per via dell’adozione di politiche di austerità, quindi fondato sull’elevata disoccupazione e salari bassi, non può che essere stato ed essere devastante per questi “gruppi” sociali***.

Come dicevo, queste figure sociali, quali appunto i commercianti ambulanti, sono prevalentemente lavoratori autonomi i quali non devono sottostare agli ordini e alle direttive di nessuno, il che non vuol dire affatto che il successo, la vita o la morte della propria attività commerciale non dipendano dalle condizioni economico-finanziarie e dalle scelte di altri soggetti (dato che il livello e la direzione della domanda interna sono in ultimo variabili politico-istituzionali e dato che il nostro è un mondo interdipendente) e, specie nel caso dei commercianti ambulanti non vi sono ambizioni o mire espansionistiche ad infinitum e particolarmente aggressive le quali appartengono, invece, più ad altre “figure” sociali (quali i “capitalisti-speculatori”, in senso stretto e i manager – rentiers di più grandi società di capitali finanziarie e non).****

In aggiunta, che cosa commerciano gli ambulanti oggi in Italia? Prevalentemente abbigliamento, che rappresenta il 38% delle attività ambulanti, seguono “altri prodotti” cioè fiori, cosmetici, detersivi per un altro 37,3%, mentre il settore alimentare rappresenta solo il 18% delle attività ambulanti, prevalentemente prodotti ortofrutticoli (e giuro, per altro, che la mia percezione, basata questa sulla mia esperienza personale, mi portava a pensare che la classifica delle percentuali fosse tutta all’opposto di quella reale. A dimostrazione del fatto che chi ritiene che la propria esperienza personale sia sempre e comunque o necessariamente un ottimo e fedele indicatore della realtà che lo circonda è, al meglio e per usare un eufemismo, un ingenuo).

Infine, riguardo la presenza di commercianti ambulanti stranieri, troviamo che le attività cinesi sono al sesto posto, con meno di 4.000 imprese registrate, meno rispetto a quelle gestite da nigeriani e pakistani, e molte meno rispetto a quelle di bangladesi, senegalesi e marocchini.

La fetta più grossa di ambulanti stranieri, 4 su 10, è infatti marocchina (36 mila attività), a cui seguono, sebbene a distanza, i commercianti dal Senegal (15 mila attività) e dal Bangladesh (circa 15mila imprese).

Ovviamente, insieme a tutti i lavoratori dipendenti, ad altri lavoratori autonomi esercenti arti e professioni, a piccoli e medi imprenditori (e a tanti lavoratori pensionati), anche i commercianti ambulanti (italiani e stranieri) dovrebbero unirsi contro il modello socio-economico (anti-costituzionale) neo-mercantilista dell’euro-zona e sancito dai Trattati Europei (vedi sopra), quindi, in particolar modo, contro i vincoli europei ai bilanci pubblici e rivendicare il “modello” socio-economico e culturale “social-democratico” – alternativo e contrario – indicato e sancito, invece, dalla nostra Carta Costituzionale del ’48.

Tutto il resto sappiamo che rimane e rappresenta un mero chiasso folkloristico di chiacchiere vuote da bar.

 

Dct. Domenico Viola

Ricercatore del Levy Economics Institute e collaboratore dell ass.ne CSEPI – Centro Studi Economici per il Pieno Impiego

 

 

Note:

*Vedi link con grafici (e ulteriori dettagli) qui: https://www.infodata.ilsole24ore.com/…/unimpresa-cinque-am…/

**Sarebbe anche interessante andare a conoscere la funzione storico-sociale delle fiere dei tempi in modo tale comprendere a fondo la natura della moneta e del commercio come sistemi di relazioni sociali di debito-credito e il legame che vi era tra questi e l’usanza delle fiere; vedi, ad esempio, Randall Wray su questo.

***Non a caso continua la moria di commercianti ambulanti con un saldo negativo di -6000 unità registrato nel 2018.

****Seppur, non mi si fraintenda, il desiderio di espandere la propria attività o comunque la propria quota di mercato non è totalmente assente in tali soggetti, ma è presente in forme differenti dagli altri soggetti appena indicati e in modo relativamente più limitato.


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