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UN PARTITO A PERDERE

Un tempo si era più razionali o forse soltanto più poveri. Bevuto il latte o la birra, si riportavano le bottiglie vuote ai negozianti che ne rimborsavano il costo. “Vuoto a rendere”. Poi, col consumismo, col “Tetrapak” o a causa dei costi di gestione del servizio, i negozianti non hanno più ripreso le bottiglie. L’espressione è divenuta: “Vuoto a perdere”. Non sappiamo quanto italiane siano le due espressioni (“da” sarebbe stato meglio di “a”) ma il concetto è interessante. Se qualcosa è “a perdere” non significa che è inutilizzabile. Una bottiglia di vetro, opportunamente lavata, può essere utilizzata infinite volte. Significa soltanto che non serve a nessuno, che la sua utilità è inferiore al fastidio di occuparsene. Sicché ciò che è “a perdere” è come se avesse la scadenza incorporata: non appena non serve, finisce nella pattumiera.
È questo il triste destino di chi ha un valore solo a determinate condizioni. Dice un proverbio inglese: a friend in need is a friend indeed, un vero amico si vede nel bisogno. Se invece qualcuno ha amici soltanto perché è ricco, se perde il suo patrimonio perde anche gli amici.
A queste riflessioni si è indotti pensando al Nuovo Centro-Destra. È un partito “a perdere” perché è soltanto utile al Pd e al governo. Se il governo cadesse, il Ncd sparirebbe con esso. Infatti come offerta di governo è battuto sia dal Pd, sia dalla stessa Forza Italia, e come partito di opposizione da destra è battuto da una formazione come la Lega e da sinistra da tutte le altre formazioni (Sel, M5S, con cui non può certo allearsi, a partire dal suo nome). Nessuno sente il bisogno di Angelino Alfano e dei suoi amici.
Non si dice questo per essere sprezzanti nei confronti di costoro, perché sono persone serie. Semplicemente hanno commesso un suicidio politico e da qualche tempo le resurrezioni sono difficili. Quando Berlusconi ha tolto il sostegno al governo Letta, anche ad ammettere che quella decisione sia stata balorda, gli uomini del Ncd, disertando, hanno commesso un errore. Va dato loro atto che la decisione del leader gli è stata comunicata con una inammissibile malagrazia: senza consultarli e con un ordine secco, quasi fossero dei semplici impiegati, ma ciò non toglie che disobbedire non è stato nel loro interesse.
La situazione ricorda una vecchia barzelletta. Un signore si avvicina allo sportello e dice al giovane cassiere: “Forza, pezzo d’imbecille, mi chiamo Condelli, fammi l’estratto conto”. Il cassiere protesta per quei modi e Condelli lo ricopre di altri insulti, finché il giovane lo pianta e va a parlarne col direttore della banca. Questi gli risponde: “Condelli? Ma lo sai chi è? È il principale azionista della nostra banca. Forza, pezzo d’imbecille, corri a fargli l’estratto conto”.
Anche a volere farla pagare a Berlusconi, bisognava aspettare la buona occasione. Così come è andata, quelli del Ncd hanno mantenuto la poltrona di ministri, ma non hanno futuro. Perché non hanno un elettorato. Quando la Dc scomparve dai radar, Berlusconi capì che non poteva essere scomparso il suo elettorato anticomunista, e infatti lo ereditò. Il Ncd forse ha uno sparuto elettorato finché è al potere e può concedere qualcosa. Ma quando i voti dovrà chiederli solo offrendo un programma politico, le sue difficoltà aumenteranno in modo esponenziale.
È lecito dire “meglio l’uovo oggi che la gallina domani”, purché dopo non ci si aspetti di avere la gallina.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
9 giugno 2015

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