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Un altro schiaffo alla Germania e Italia: ACC cancella le Gigafactory di Kaiserslautern e Termoli. Il mercato non segue i sogni.
ACC cancella definitivamente le Gigafactory in Germania e Italia. Stellantis crolla in borsa, il mercato dell’auto elettrica frena bruscamente.

La realtà bussa alla porta, e lo fa con il rumore sordo di un cancello che si chiude definitivamente. Automotive Cells Company (ACC) – la joint venture che vede protagonisti Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies – ha gettato la spugna. I grandiosi piani per le Gigafactory di Kaiserslautern, in Germania, e Termoli, in Italia, sono stati archiviati.
Non si tratta di una “pausa di riflessione”, come ipotizzato nel 2024, ma di uno stop definitivo, cancellazione. La motivazione è tanto semplice quanto brutale: manca la domanda. L’auto elettrica, imposta per via normativa ma non digerita dal mercato, non si vende abbastanza per giustificare investimenti di tale portata. Non ci vogliono Gigafactory, neanche fabbriche normali….
Il crollo del sogno tedesco
L’Italia ormai è un paese morto per Stellantis, quindi c’era da aspettarselo. Per la Germania, questa notizia rappresenta un vero e proprio schiaffo industriale, l’ennesimo di una lunga serie. Kaiserslautern doveva essere il fiore all’occhiello della transizione energetica tedesca, la seconda Gigafactory del gruppo dopo quella francese di Billy-Berclau e servire sia Opel sia Mercedes. Invece non si fa nulla.
Rileggere oggi i comunicati di pochi anni fa fa un certo effetto. All’epoca, i vertici di ACC, Matthieu Hubert e Jean Mouro, si facevano fotografare sorridenti con le autorità locali della Renania-Palatinato, parlando di “trasparenza”, “entusiasmo” e di una capacità produttiva che sarebbe dovuta arrivare a 40 GWh. Il governo tedesco aveva persino messo sul piatto 437 milioni di euro di sovvenzioni pubbliche nel 2021. Tutto vaporizzato.
La “Locomotiva d’Europa” si ritrova così con un altro progetto industriale abortito, sintomo di una deindustrializzazione che sembra non trovare freni, complice una politica energetica e industriale europea che ha scommesso tutto su una tecnologia che i consumatori, al momento, non premiano. Tutto questo è figlio, semplicemente, di una politica europea e nazionale che se ne è infischiata di consumatori, mercato e condizioni economiche.
Termoli e il dramma italiano
Se Berlino piange, Roma non ride. Anche per lo stabilimento di Termoli la sentenza è arrivata: niente riconversione in fabbrica di batterie. La UILM, il sindacato dei metalmeccanici, ha comunicato che i progetti sono stati “definitivamente messi agli atti”. Però fin dallo scorso novembre ben pochi erano
Ora resta l’incognita sul futuro occupazionale e industriale del sito molisano. Stellantis ha vagamente accennato alla produzione di cambi e motori (endotermici o ibridi, si suppone), ma senza fornire quei dettagli operativi che servirebbero a tranquillizzare le maestranze. I sindacati chiedono “scelte industriali chiare e coerenti”, una merce che ultimamente sembra scarseggiare.
I numeri del disastro Stellantis
La decisione di ACC non arriva in un momento casuale,, ma si inserisce in un contesto finanziario drammatico per Stellantis. I numeri sono impietosi:
- Crollo in borsa: Le azioni del gruppo franco-italiano sono precipitate del 25,2% in una sola seduta, segnando la peggiore performance giornaliera nella storia dell’azienda.
- Svalutazioni monstre: Il gruppo ha contabilizzato svalutazioni per circa 22,2 miliardi di euro.
- Retromarcia sull’elettrico: È stato annunciato un deciso ridimensionamento dei piani di sviluppo per i veicoli elettrici.
Quando l’ideologia incontra il mercato
La cancellazione delle fabbriche di Kaiserslautern e Termoli è la plastica dimostrazione di un teorema economico fondamentale: l’offerta non può essere creata per decreto se non esiste una domanda reale a sostenerla. Bisognerebbe affrontare la domanda quando nasce, non forzarla, altrimenti miliardi di investimenti vengono gettati via.
Mentre la fabbrica francese continua a produrre, in Francia, confermando che tutta questa storia dell’elettrico è un’invenzione di Parigi, Germania e Italia pagano il conto di una pianificazione calata dall’alto che non ha fatto i conti con il portafoglio e le preferenze dei cittadini europei. Restano i capannoni vuoti e le promesse mancate di una transizione che, per ora, sta transitando solo posti di lavoro fuori dall’Europa o nel nulla.







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