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Trump lancia l’ultimatum sulla Groenlandia: “Dazi o vendete”. Ma l’Europa fa muro

Trump shock: dazi al 25% su mezza Europa se non vendete la Groenlandia. Kristersson e Macron: “Non ci faremo intimidire”. Ma l’errore tecnico sul Belgio potrebbe salvare l’UE.

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Donald Trump ha deciso di trattare la geopolitica artica come un’acquisizione immobiliare a Manhattan, ma questa volta il rogito si presenta decisamente complicato. Con una mossa che spiazza le cancellerie ma non sorprende chi conosce il suo stile transazionale, il Presidente USA ha lanciato un ultimatum brutale: o la Danimarca cede la Groenlandia, o scatteranno dazi pesantissimi su mezza Europa.

L’approccio è diretto, quasi violento, ma rischia di scontrarsi con due ostacoli formidabili: la reazione politica di un’Europa inaspettatamente compatta e, soprattutto, i tecnicismi di un Mercato Unico che rendono le sanzioni “a macchia di leopardo” un incubo burocratico quasi inapplicabile.

Partiamo dai fatti, leggendo testualmente cosa ha scritto l’inquilino della Casa Bianca.

Il Testo dell’Ultimatum: “La Pace Mondiale è in gioco”

Ecco la traduzione integrale dell’ultimo post su Truth Social con cui Trump ha formalizzato la minaccia, mantenendo l’enfasi e le maiuscole tipiche del suo stile comunicativo:

“Abbiamo sovvenzionato la Danimarca, e tutti i Paesi dell’Unione Europea, e altri, per molti anni non facendo pagare loro Dazi, né altre forme di remunerazione, fornendo al contempo massima protezione. Ora, dopo Secoli, è tempo che la Danimarca restituisca qualcosa: la Pace Mondiale è in gioco!

Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia hanno viaggiato verso la Groenlandia, per scopi sconosciuti. Questa è una situazione molto pericolosa per la Sicurezza, l’Incolumità e la Sopravvivenza del nostro Pianeta. Questi Paesi, che stanno giocando a questo gioco molto pericoloso, hanno messo in campo un livello di rischio che non è sostenibile né tenibile. Pertanto, è imperativo che, al fine di proteggere la Pace e la Sicurezza Globale, vengano prese misure forti affinché questa situazione potenzialmente pericolosa finisca rapidamente, e senza discussioni.

A partire dal 1° febbraio 2026, a tutti i Paesi sopra menzionati verrà addebitato un Dazio del 10% su tutti i beni inviati agli Stati Uniti d’America. Il 1° giugno 2026, il Dazio sarà aumentato al 25%. Questo Dazio sarà dovuto e pagabile fino al momento in cui non verrà raggiunto un Accordo per l’acquisto Completo e Totale della Groenlandia. Gli Stati Uniti d’America sono immediatamente aperti alla negoziazione con la Danimarca e/o con uno qualsiasi di questi Paesi che hanno messo così tanto a rischio, nonostante tutto quello che abbiamo fatto per loro.”

La reazione: “Non ci faremo intimidire”

Se l’obiettivo di Trump era isolare la piccola Danimarca per costringerla al tavolo delle trattative, il risultato politico immediato è stato l’esatto opposto. Copenaghen si è limitata a dirsi “sorpresa” dalle notizie, ma sono stati i pesi massimi europei a erigere il muro difensivo.

Ulf Kristersson, Primo Ministro svedese, ha risposto con una durezza rara per la diplomazia scandinava. In un messaggio trasmesso sabato, ha chiarito che la Svezia «non si lascerà intimidire» dalle minacce tariffarie.

«Non ci lasceremo intimidire. Solo la Danimarca e la Groenlandia decidono sulle questioni che li riguardano. Difenderò sempre il mio Paese e i nostri vicini alleati», ha dichiarato Kristersson, sottolineando come questa sia ormai diventata «una questione europea» e non un affare bilaterale.

A blindare il fronte è arrivato anche Emmanuel Macron. Il Presidente francese ha fatto eco alle parole svedesi, affermando categoricamente che la Francia non cederà a intimidazioni o ricatti commerciali. La mossa di Trump, paradossalmente, ha offerto a Macron l’assist perfetto per rilanciare la necessità di una “sovranità europea” strategica e militare.

L’Analisi: perché la minaccia è un boomerang tecnico

Al di là della retorica, l’ordine esecutivo annunciato via social presenta falle strutturali che un qualsiasi economista (o doganiere) potrebbe evidenziare in pochi secondi. Trump tratta l’UE come una somma di stati indipendenti, dimenticando che è un’Unione Doganale.

Ecco perché questa strategia rischia di fallire:

  • Il paradosso del “Belgium Loophole”: Trump ha stilato una lista nera di paesi (Danimarca, Germania, Francia, Olanda, ecc.), ma ne ha “dimenticati” altri fondamentali come il Belgio, la Spagna o l’Italia. Essendo l’UE un mercato unico, le merci circolano liberamente. Un’azienda tedesca può spedire i suoi macchinari dal porto di Anversa (Belgio) o far transitare i beni via Italia. Colpire solo alcuni membri dell’UE è tecnicamente inefficace: le merci cambiano semplicemente rotta, lasciando i doganieri USA nel caos nel tentare di tracciare l’origine reale.
  • Germania vs Francia: La minaccia è asimmetrica. La Germania, con il suo enorme surplus commerciale verso gli USA, sarebbe la vittima sacrificale (e infatti l’industria tedesca trema). La Francia, che ha una bilancia commerciale più equilibrata o in surplus con gli USA su molti fronti, ha meno da perdere e può permettersi di reagire politicamente. Risultato? Trump spaventa Berlino ma radicalizza Parigi, rendendo impossibile un accordo.
  • L’effetto unificante: Minacciando di comprare un pezzo di Europa con la forza dei dazi, Trump ha trasformato una questione immobiliare in una battaglia di principio sulla sovranità. Sicuramente ci sarà un uleriore irrigidimento anche europeo e non è impossibile che vengano intraprese delle misure di carattere politico e militare, come l’invio di ulteriori mezzi in Groenlandia o iniziative in ambito NATO.

In sintesi: la soluzione si complica, invece di risolversi. L’Europa ha due grossi problemi: le penalizzanti politihce green, che puniscono l’industria europea e di cui Trump si è liberato, e la non conclusa questione ucraina. Gli USA a questo punto non hanno nessun interesse nel proseguire l’aiutoa Kiev, a nessun livello L’Europa non può continuare un confronto su due lati, neppure se fosse unita.

Forse, prima di mandare le corazzare e i carri armati al gelo, sarebbe meglio chiedere cosa ne pensano gli islandesi della questione. Anche perché l’autodeterminazione è sempre stata il cuore delle politiche occidentali.

Domande e risposte

Come mai Trump ha incluso paesi come la Francia e la Germania nella lista? Trump vede questi paesi come i “garanti” politici ed economici della Danimarca all’interno dell’UE. Colpendo le economie più grandi (specialmente la Germania) e quelle con proiezione artica o militare (Francia, Regno Unito), cerca di creare una pressione interna all’Europa affinché siano proprio Berlino e Parigi a forzare la mano a Copenaghen per la vendita, usando l’economia come leva geopolitica.

L’Unione Europea può rispondere a questi dazi? Assolutamente sì. La politica commerciale è competenza esclusiva della Commissione Europea. Se gli USA impongono dazi ingiustificati, Bruxelles ha il potere (e il dovere, secondo i trattati) di imporre contro-dazi su prodotti americani strategicamente sensibili (bourbon, jeans, motociclette, prodotti agricoli), colpendo spesso gli stati chiave per l’elettorato del Presidente USA. Macron e Kristersson hanno già fatto intendere che non staranno a guardare.

La Danimarca potrebbe davvero vendere la Groenlandia? È estremamente improbabile. Oltre al rifiuto politico danese, c’è la volontà del popolo groenlandese. La Groenlandia gode di ampia autonomia (Home Rule) e il governo locale (Naalakkersuisut) ha ribadito più volte: “Siamo aperti agli affari, ma non in vendita”. Senza il consenso di Nuuk, Copenaghen non può legalmente cedere il territorio, rendendo l’ultimatum di Trump giuridicamente nullo ancor prima che politico.

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