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Trump, la Cina e il Gas: l’accordo del secolo passa per l’Arizona e il Messico?
Cina, surplus record e Trump: il piano segreto del gasdotto Arizona-Messico per salvare il commercio globale (e fare affari d’oro).

Avete presente quel momento in cui il banchiere centrale si mette le mani nei capelli? Ecco, è successo di nuovo. Questa settimana la Cina ha annunciato un surplus commerciale globale senza precedenti per il 2025: 1.200 miliardi di dollari. Sì, avete letto bene, è la seconda volta in due anni che vediamo cifre a 13 zeri.
L’Europa è livida (avendo solo se stessa da incolpare, come al solito), mentre Pechino somiglia a quel gatto che si è appena mangiato il canarino d’oro, ignorando beatamente la pressione politica che questo squilibrio esercita sull’Occidente.
Il problema dei troppi soldi
Adesso la Cina ha un problema, un “bel” problema: cosa farsene di questa montagna di dollari, euro e pesos? Trump, va detto, ha ridotto l’esposizione americana a questo squilibrio del 20-25% negli ultimi anni (grazie ai dazi che, ironia della sorte, l’amministrazione Biden aveva mantenuto e che i media mainstream si dimenticavano di citare), ma la somma resta gargantuesca.
Se la Cina non spende questi soldi velocemente, rischiamo di finire in una spirale MATD (Mutually Assured Tariff Destruction, Distruzione Tariffaria Reciproca Assicurata), con conseguente depressione globale. Quindi, come bilanciare il commercio senza scatenare guerre?
La soluzione: Gas Naturale via “Landbridge”
Ecco la risposta, semplice e geniale, che sembra uscita direttamente da The Art of the Deal: l’America vende gas naturale (NatGas) estratto dal gigantesco bacino Permiano direttamente alla Cina.
Ma attenzione, non passando per i soliti porti. Il piano prevede di spedire il gas attraverso un gasdotto che attraversa il sud-est dell’Arizona, entra in Messico e raggiunge la Bassa California (Baja). Qui, il gas viene liquefatto e caricato su enormi navi criogeniche, pronte a salpare verso l’Asia.

Sistema di gaotti che conducono al punto di liquefazione di Port Libertad a cui si agganceranno i nuovi condotti
I vantaggi tecnici e geopolitici
Perché questo giro? Per evitare due incubi logistici:
Il Canale di Panama (lento e costoso).
I sindacati portuali militanti della costa occidentale degli USA (costosi e imprevedibili).
Nel frattempo, gli abitanti del sud-est dell’Arizona e i messicani del Sonora si prendono una bella fetta di gas per le loro necessità locali, oltre a incassare le tariffe di transito. Such-a-deal!
I protagonisti del progetto
Non stiamo parlando di fantascienza.
Il Tubo: Un gigantesco gasdotto dall’hub di Waha, in Texas, verso l’Arizona-New Mexico è già in cantiere. Il gigante Energy Transfer LP di Dallas ha già potenziato le dimensioni del progetto originale proprio con l’idea di questa diramazione verso la Baja.
Il Porto: In Messico, a Puerto Libertad (145 km a nord di Bahia Kino), era già pianificato un enorme impianto di liquefazione e porto. La società Mexico-Pacific (nata pre-COVID con investimenti di Singapore ed esperti USA) è in attesa di alcune determinazioni ambientali messicane. Tra le questioni da risolvere: come avvisare le balene di spostarsi quando arrivano le superpetroliere (negli USA lo facciamo con i cervi in autostrada, non dovrebbe essere impossibile).
La scelta del percorso è obbligata: perché distruggere l’ambiente attraversando l’impraticabile Sierra Madre Occidentale quando puoi passare comodamente dal sud del New Mexico e dell’Arizona, scendendo poi da Nogales?
Il contesto: Venezuela e Consolidamento
Perché non usare il petrolio venezuelano? Perché, nonostante i recenti incontri di Trump con i dirigenti petroliferi, l’infrastruttura di Caracas è talmente decaduta che ci vorranno 10 anni per rimetterla in sesto. L’opzione Arizona-Messico è infinitamente più rapida.
Intanto, nel Bacino Permiano (West Texas & NM), il consolidamento continua. Si parla di una fusione tra i giganti Devon Energy e Coterra. L’intera formazione geologica sta diventando il dominio di attori enormi e ben capitalizzati che hanno bisogno di un cliente altrettanto enorme (la Cina) e di un mezzo di consegna rapido.
L’unico ostacolo tecnico rimasto nel Permiano è l’acqua e il suo riutilizzo. Esistono soluzioni multimiliardarie pronte, ma serviva un grande cliente garantito per giustificare l’investimento. Un accordo di fornitura a lungo termine con la Cina, che spende la sua riserva di valuta estera, è esattamente il tassello mancante.
Domande e Risposte
Perché non esportare il gas direttamente dai porti della California? Esportare dalla California comporterebbe enormi sfide normative e burocratiche, data la legislazione ambientale molto restrittiva dello stato. Inoltre, si eviterebbe il rischio di blocchi o scioperi dei potenti sindacati dei portuali della West Coast, che potrebbero paralizzare le forniture. Passare per il Messico offre un percorso politicamente più fluido e meno costoso in termini di manodopera e gestione portuale.
Qual è il vantaggio per il Messico in questo accordo tra USA e Cina? Il Messico ne trae un doppio vantaggio. Primo, incassa tariffe di transito significative per il passaggio del gasdotto sul suo territorio. Secondo, ottiene accesso a una fornitura stabile di gas naturale per le proprie necessità energetiche nelle regioni settentrionali (Sonora e Baja), spesso carenti di infrastrutture. Inoltre, la costruzione dell’impianto di liquefazione a Puerto Libertad genera investimenti e posti di lavoro locali.
Che ruolo hanno le balene in un progetto energetico? Sembra un dettaglio minore, ma le normative ambientali moderne sono stringenti. Le superpetroliere e le navi gasiere (LNG) emettono rumori sottomarini che possono disorientare o ferire i cetacei. Ottenere i permessi richiede soluzioni tecnologiche (come emettitori di ultrasuoni “intelligenti”) per allontanare la fauna marina dalle rotte delle navi senza danneggiarla. È uno degli ultimi ostacoli burocratici per il via libera definitivo al progetto Mexico-Pacific.







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