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Trionfo dei nazionalisti turchi a Cipro Nord: Il peccato originale, dalla guerra a Makarios alla partita del gas Di Americo Mascarucci *


Addio riunificazione di Cipro. La vittoria dei nazionalisti alle elezioni presidenziali di Cipro nord, repubblica turca autoproclamata e non riconosciuta dalla comunità internazionale, di fatto mette la parola fine ad ogni tentativo di riunione con la parte greco-cipriota. Il nuovo presidente, Ersin Tatan, è legato a doppio filo con il governo di Ankara e con il presidente Recep Erdogan in particolare, ed è contrario alla riunificazione. Erdogan ha dunque vinto la sua battaglia, togliendo di mezzo il presidente uscente filo europeista Akinci. Adesso il “sultano” turco avrà campo libero rispetto ai suoi disegni egemonici e commerciali.

Un passo indietro: la crisi cipriota nasce nel 1974, quando un colpo di stato dei nazionalisti greco-ciprioti supportato dal regime dei colonnelli al potere ad Atene, pose fine al governo guidato dall’arcivescovo ortodosso Makarios contrario all’annessione di Cipro alla Grecia. Il golpe militare fu sostenuto anche dagli Stati Uniti desiderosi di togliere di mezzo Makarios colpevole di essersi dichiarato neutrale nell’ambito della guerra fredda, mantenendo rapporti di non ostilità con i sovietici. Il colpo di stato e la conquista del potere da parte dei nazionalisti greco-ciprioti offrì alla Turchia il pretesto per intervenire militarmente occupando la parte settentrionale di Cipro, con l’esigenza di proteggere i diritti e l’incolumità della minoranza turco-cipriota. L’intervento militare della Turchia colse di sorpresa il regime greco che dall’annessione di Cipro contava di trarre linfa vitale per un suo rafforzamento.

L’attacco turco, al contrario, mandò per aria i piani dei colonnelli, il regime si indebolì, al punto che di lì a poco sarebbe caduto. Non colse di sorpresa gli Usa che avevano messo in conto la reazione dei turchi. Ma agli americani interessava poco o nulla che Cipro venisse smembrata in due, visto che il loro obiettivo era togliere di mezzo Makarios. Il fatto che poi, tanto la Grecia che la Turchia fossero Paesi aderenti all’Alleanza Atlantica, offriva loro le maggiori garanzie. Se Makarios era faticosamente riuscito a creare le condizioni per una convivenza pacifica fra le due comunità, diventò impossibile ricucire lo strappo seguito al colpo di stato, nonostante la caduta dei colonnelli mise fine al progetto dell’annessione di Cipro alla Grecia. I turchi autoproclamarono la repubblica di Cipro Nord contro il parere contrario delle Nazioni Unite che riconobbero come unico governo legittimo quello greco-cipriota che si instaurò dopo nuove elezioni.

Il problema della riunificazione di Cipro è stato per anni al centro delle trattative per l’ingresso della Turchia in Europa. Sull’Isola la comunità turca è stata a lungo divisa fra favorevoli alla pacificazione con quella greco-cipriota e nazionalisti, decisi invece a mantenere il loro governo sulla parte settentrionale.

Negli ultimi anni si è fatto molto forte lo scontro fra Ankara e il governo turco-cipriota guidato da elementi moderati e favorevoli al dialogo con l’Europa. Progetto quello della riunificazione che Erdogan ha sempre avversato, ancora di più da quando è scoppiata la guerra del gas.

Nel mese di luglio il governo greco cipriota ha ratificato l’accordo inerente la realizzazione del gasdotto Eastmed. Il progetto prevede la costruzione di una rete di gasdotti in grado di trasportare in Europa il gas del Mediterraneo orientale in accordo con Grecia, Israele ed Egitto. Progetto che consentirebbe all’Europa di liberarsi in campo energetico della dipendenza dalla Russia e dalle regioni del Caucaso. Appare evidente come il progetto del gasdotto di Cipro sia visto con molta ostilità proprio da Mosca che teme un pericoloso concorrente. Eastmed partirà dalle riserve di gas naturale israeliane del bacino del Mar di Levante, presso il giacimento del Leviatano, per dirigersi verso Cipro, nel Giacimento di Afrodite, per poi terminare in Grecia attraverso Creta. Da Atene il gas giungerà poi in Italia attraverso un altro gasdotto. Tale progetto, secondo le stime, avrebbe un valore di circa 6 miliardi di euro e, nel giro di 7 anni, dovrebbe garantire il 10% del fabbisogno di gas naturale dell’Unione Europea.

Ma ecco che qui entra in gioco la Turchia, decisa a scombinare i piani greco-israeliani. Erdogan infatti è intenzionato a mettere in campo un progetto alternativo e dai costi ridotti.

Il progetto studiato da Ankara prevede una condotta sottomarina in grado di collegare Cipro all’Anatolia lunga 80 chilometri, sospesa a 250 metri di profondità sfruttando parte della rete che consente di trasportare acqua potabile dalla Turchia a Cipro. Il gasdotto andrebbe ad innestarsi alla rete turca esistente rifornita dal TANAP e dal TurkStream.

Il progetto turco avrebbe costi molto ridotti rispetto a quello greco israeliano, fatto questo che consentirebbe anche al mercato europeo di acquistare il gas dalla Turchia a prezzi molto più bassi e contenuti.

Appare evidente dunque come Erdogan abbia tutto l’interesse ad avere il governo turco cipriota allineato alle sue posizioni e ai suoi interessi. Ancora di più dopo l’intervento di Putin che si è offerto di mediare fra Grecia e Turchia per evitare un’escalation del conflitto fra i due Paesi legato proprio allo sfruttamento degli idrocarburi nel Mediterraneo orientale. Diritto che la Turchia rivendica ma che la Grecia contesta in base al fatto che la Repubblica di Cipro Nord è illegale, non essendo riconosciuta dalla Comunità internazionale. La Russia è sembrata tuttavia entrare in gioco più che come mediatore come parte interessata, e la sensazione è che in realtà voglia sostenere le mire di Erdogan. Con il quale conta di concludere anche un accordo di carattere commerciale sulla vendita del gas.

Il gasdotto Eastmed rappresenta un pericoloso concorrente sul mercato europeo e la sua realizzazione sembra ispirata proprio dalla volontà di favorire l’Europa nel rompere la propria dipendenza energetica dai russi. Eastmed è dunque un pericolo tanto per Mosca che per Ankara.

Sullo sfondo poi c’è anche la questione libica, strettamente collegata sempre alla partita del gas. Infatti Eastmed necessita del nulla osta libico per poter far arrivare il gasdotto fino in Italia ed è per questo che Erdogan sta facendo di tutto per difendere il governo del fratello musulmano Al Serraj dalle azioni militari del rivale generale Haftar . E la Libia è un altro potenziale produttore di gas grazie all’esistenza nei propri mari di due giacimenti, Reef1 e Reef2, cui guardano tanto Turchia che Russia grazie all’abbondanza delle rispettive riserve.

Con la vittoria dei nazionalisti turchi a Cipro-Nord ora Erdogan potrà gestire la partita energetica senza ostacoli e senza il rischio di un governo poco allineato o troppo sensibile alle sirene greco-cipriote. E la strada per la riunificazione di Cipro può dirsi ormai completamente sbarrata come il sogno utopico di avere i turchi nella Ue. Con un ruolo sempre più dominante di Mosca come potenza alternativa rispetto a quello che appare a tutti gli effetti un tentativo di espansionismo neo-ottomano da parte di Erdogan. Alternativa e complementare al tempo stesso, dal momento che, dalla Libia alla Siria fino all’Azerbaigian, sono proprio Putin ed Erdogan a dividersi le sfere di influenza e a spartirsi la torta. Con la Ue a fare da spettatore e a subire i ricatti di Ankara che, con la leva dell’invasione dei profughi, è in grado di dettare la propria agenda. Altro che adesione alla Ue. Che interesse avrebbe ormai la Turchia a far parte di un’Europa sempre più debole e ininfluente sullo scacchiere internazionale?

*Giornalista presso Lo Speciale News


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