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Trattato del Quirinale: un pasticcio brutto che non giova neanche alla Francia

La prossima settimana si firmerà in gran pompa il trattato del Quirinale.  Non è un normale accordo, ma un trattato che dovrà cristallizzare, come fa notare La Verità, le relazioni italo-francesi in modo da renderle inossidabili ai cambi di governo.

Un accordo da sottoporre, teoricamente, a un’ampia discussione. Invece, a parte la Verità e qualche sporadico esperto, tutto è stato fatto in sordina,  sotto silenzio. Il Parlamento viene completamente tenuto all’oscuro, quasi fossimo rimasti al 1915, quando il governo Salandra firmò il Patto di Londra, legandoci militarmente agli alleati occidentali contro gli Imperi centrali, senza neppure uno straccio di legittimazione parlamentare, quindi democratica. La situazione è talmente scandalosa che Claudio Borghi ha presentato un’interrogazione in merito.

Tutto questo accordo, teoricamente importantissimo, viene a essere il frutto del solito gioco diplomatico oscuro, partito dal filo – francese Gentiloni. La scelta degli esperti che ha mandato avanti i lavori è esemplare: fra gli italiani (si fa per dire dire) vi è l’ufficiale della Legion d’Onore francese Franco Bassanini, piddino stranoto, l’eurodeputato francese, di vaghe origini italiane, Sandro Gozi, e il consigliere di Gentiloni Marco Piantini.  Da parte francese c’è Sylvie Goulard, ora Banque de France, ma prima consigliera del Romano Prodi presidente della Commissione. Tale mix prodian-francofono  non poteva che produrre meraviglie, soprattutto quando lavora in  segreto e senza controllo parlamentare.

La Francia otterrà quello che vuole da questo trattato, ma, come il solito, essendo il patto malamente equilibrato, lo otterrà in modo infido. Già Colao ha deciso la dismissione del gioiello italiano ASI; l’agenzia spaziale nazionale, per affidare tutto all’ESA, sotto controllo franco tedesco, anche se poi i soli vettori funzionanti sono italiani. Poi c’è il tema Oto Melara, caldissimo, che fa gola al consorzio franco tedesco KKR. C’è il problema TIM, sotto controllo francese. C’è in generale un problema di squilibrio nei apporti bilaterali e a livello europeo. Purtroppo questo trattato è frutto di un gruppo di potere e viene concluso, come nota Sapelli su Formiche, nel solito modo infido dei poteri forti italiani: l’Italia appare sempre pronta ad appoggiare o Francia o Germania a seconda delle convenienze, non un partner affidabile, ma un compagno brillo e volubile. Se questo trattato  fosse nato da un aperto confronto democratico e popolare, con il coinvolgimento della pubblica opinione, forse avrebbe richiesto una maggiore discussione, ma sarebbe stato più sincero ed equilibrato. Invece rimane l’ennesimo trattato che serve a coprire i giochi pochi di un élite opaca e pasticciona. Per la Francia sarebbe stato più utile un accordo diverso, figlio di un approccio democratico, ma volete parlare di democrazia a Prodi e Macron?


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