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Tether punta all’oro (e alla Juventus): Ardoino sfida le banche centrali e si prepara al “post-dollaro”

Paolo Ardoino svela le riserve auree di Tether (140 tonnellate in un bunker svizzero) e sfida le banche centrali. Intanto, la società diventa secondo azionista della Juventus.

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Il mondo delle criptovalute sta crescendo, maturando e, forse, iniziando a indossare il doppiopetto delle grandi istituzioni finanziarie. O almeno, questo è ciò che suggeriscono le ultime mosse di Tether, l’emittente della più grande stablecoin al mondo (USDT).

Il CEO Paolo Ardoino, figura ormai centrale nel panorama fintech globale, ha delineato una strategia che va ben oltre la semplice gestione di un token digitale: l’obiettivo è trasformare Tether in una delle più grandi “banche centrali dell’oro” a livello mondiale. E come se non bastasse la sfida ai colossi di Wall Street, c’è spazio anche per una passione tutta italiana: la Juventus.

La Fortezza di Ardoino: oro fisico e bunker svizzeri

In un’intervista rilasciata a Bloomberg, Ardoino non ha usato mezzi termini. La visione è quella di un mondo in cui il ruolo del dollaro potrebbe essere ridimensionato da rivali geopolitici, pronti a lanciare alternative garantite dall’oro. Per non farsi trovare impreparata, Tether sta accumulando il metallo giallo a ritmi impressionanti.

Ecco i numeri della “riserva aurea” di Tether, degni di una nazione sovrana più che di una società privata:

  • 140 tonnellate di oro fisico già in portafoglio.
  • Un controvalore di circa 23,3 miliardi di dollari (ai prezzi attuali, con l’oro sopra i 5.200 dollari l’oncia).
  • Un ritmo di acquisto di 1 o 2 tonnellate a settimana, che l’azienda intende mantenere per i prossimi mesi.

Per custodire questo tesoro, l’azienda non si affida a soluzioni banali: l’oro è stoccato in un bunker nucleare in Svizzera, descritto come una struttura “alla James Bond” costruita durante la Guerra Fredda. Si tratta, secondo Bloomberg, della più grande riserva d’oro conosciuta al mondo al di fuori di quelle detenute da banche centrali, ETF e banche commerciali.

Non solo riserva: la sfida a JPMorgan e HSBC

Tether non si limita a sedersi sopra la sua montagna d’oro. Il piano è molto più dinamico: entrare nell’arena del trading di metalli preziosi.

L’azienda sta valutando strategie per scambiare attivamente le sue riserve, sfruttando le opportunità di arbitraggio e sfidando giganti storici del settore come JPMorgan e HSBC. A riprova della serietà delle intenzioni, Tether ha recentemente reclutato due trader senior provenienti proprio da HSBC per guidare l’espansione nel mercato dei lingotti. Inoltre, il portafoglio azionario si sta allargando con partecipazioni in società quotate canadesi legate alle royalties minerarie, come Elemental Altus Royalties e Gold Royalty Corp. L’oro quindi non è solo una riserva, ma proprio uno strumento di trading e di guadagno.

Immagine illustrativa AI

La gallina dalle uova d’oro: USDT e la nuova USAT

Tutto questo è reso possibile dalla “stampante di soldi” (in senso figurato, s’intende) che è USDT. Con oltre 186 miliardi di dollari in circolazione, la stablecoin fornisce a Tether la liquidità necessaria per reinvestire in asset reali come l’oro, che Ardoino definisce “logicamente più sicuro di qualsiasi valuta nazionale”.

Ma c’è una novità: Tether ha appena annunciato il lancio di USAT, una nuova stablecoin ancorata al dollaro e, a differenza di USDT, disponibile per i clienti statunitensi perché coerente con il Genius Act. Una mossa politica e strategica, supportata dall’ingresso nel team di Bo Hines, ex consigliere per le politiche crypto della Casa Bianca.

L’Offensiva Italiana: Tether e la Juventus

Se l’oro rappresenta la sicurezza geopolitica, l’investimento azionario rappresenta la diversificazione e, forse, il cuore. Tether non guarda solo ai metalli, ma punta forte sull’eccellenza sportiva italiana.

Secondo quanto riportato da fonti finanziarie, Tether è diventato il secondo azionista della Juventus, superando la soglia del 10%. Le ambizioni sembrano essere ancora più alte: diventare il primo azionista del club bianconero. Un investimento che unisce la finanza decentralizzata globale con uno dei brand calcistici più storici d’Europa, segnando un ingresso prepotente del mondo crypto nel “calcio reale”, ben oltre le semplici sponsorizzazioni di maglia.

Siamo di fronte a un cambio di paradigma. Una società nata nel “far west” delle criptovalute oggi gestisce riserve auree superiori a quelle di molti Stati sovrani, sfida le banche d’affari sul loro stesso terreno e scala le società calcistiche quotate in borsa. Che piaccia o meno, Tether si sta posizionando come un attore sistemico in un’economia che cerca nuovi punti di riferimento oltre la valuta fiat tradizionale.

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