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Tensione nel Mar Nero: mine (o droni?) colpiscono petroliere della “flotta fantasma” al largo della Turchia

Mar Nero: due petroliere della “flotta fantasma” in rotta verso la Russia colpite da esplosioni al largo della Turchia. Ipotesi mine o droni, equipaggi salvi.

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Il Mar Nero torna ad essere un teatro operativo ad alto rischio, non solo per il grano, ma anche per l’energia. Secondo quanto riportato da fonti marittime e ripreso da Bloomberg, due petroliere che navigavano a nord delle coste turche avrebbero subito danni significativi a seguito di esplosioni. L’ipotesi principale? Le insidiose mine marine, residuo bellico – e attuale strumento – del conflitto in Ucraina, o forse qualcosa di più mirato.

L’incidente: fuoco e fumo al largo di Kandıra

L’episodio ha coinvolto navi che rientrano in quella che viene spesso definita la “flotta fantasma” (o shadow fleet), ovvero imbarcazioni sanzionate dall’Occidente che continuano a operare sulle rotte russe. Nello specifico, si tratterebbe di una petroliera di classe Suezmax e una Aframax.

Area dove è avvenuta l’esplosione

Ecco la ricostruzione degli eventi basata sui report delle autorità turche e dei media locali come il Daily Sabah:

  • L’impatto: Quasi simultaneamente, venerdì scorso, le due navi hanno subito un “impatto esterno” a circa 30 miglia nautiche (circa 55 km) a nord della costa turca, nel Mar Nero.

  • La nave Kairos: L’attenzione si è concentrata sulla petroliera Kairos, battente bandiera del Gambia. La nave, che viaggiava vuota verso il porto russo di Novorossiysk, ha riportato un incendio a bordo visibile persino dalla costa turca sotto forma di una densa colonna di fumo.

  • I soccorsi: La Direzione Generale degli Affari Marittimi della Turchia ha confermato l’invio immediato di unità di soccorso e rimorchiatori. Fortunatamente, tutti i 25 membri dell’equipaggio sono stati dichiarati salvi e in buone condizioni.

Kairos – nave con bandiera gambiana

Mina vagante o attacco mirato?

Sebbene la causa ufficiale non sia ancora stata determinata con certezza assoluta, le citazioni dei membri dell’equipaggio riportate nei rapporti marittimi parlano chiaro: si è trattato di un’esplosione esterna.

Le ipotesi sul tavolo sono essenzialmente due:

  1. Mine marine alla deriva: È lo scenario più probabile e, ironicamente, il più prevedibile. Il Mar Nero è disseminato di ordigni che le correnti possono spingere verso sud, minacciando il traffico commerciale indistintamente. In questo caso sono arrivate vicino alla costa turca.

  2. Droni: Non si può escludere, data la natura del conflitto, l’utilizzo di droni navali o aerei, anche se al momento le evidenze pendono verso la prima ipotesi.

Le implicazioni per la “Shadow Fleet”

Questo incidente accende un faro – letteralmente – sui rischi che corre la flotta che aggira le sanzioni. Queste navi, spesso prive delle coperture assicurative standard occidentali (P&I Clubs), navigano in acque pericolose per mantenere attivo l’export energetico di Mosca.

La tabella seguente riassume i dati chiave dell’evento:

DettaglioInformazione
Navi coinvolte1 Suezmax, 1 Aframax (tra cui la Kairos)
StatoSanzionate dall’Occidente, rotta verso la Russia
Luogo30 miglia nautiche a nord della Turchia (Mar Nero)
Causa probabileMina marina (possibile drone)
Equipaggio25 persone (tutti salvi)
CaricoVuote (in transito verso Novorossiysk)

Resta da vedere se questo evento influirà sui premi assicurativi (già alle stelle per chi opera in zona) o se verrà archiviato come l’ennesimo “costo operativo” di una guerra economica che si combatte anche a colpi di scafo.

Le esplosioni dell0esplosione viste a distanza

Domande e risposte

Perché queste navi sono definite “sanzionate” e cosa facevano lì?

Le navi appartengono alla cosiddetta “flotta fantasma”, utilizzata per trasportare petrolio russo aggirando il price cap e le restrizioni imposte da G7 e UE. Si trovavano nel Mar Nero dirette verso il porto di Novorossiysk per caricare greggio o prodotti raffinati da immettere poi sui mercati internazionali, spesso attraverso triangolazioni complesse per mascherarne l’origine.

È confermato che sia stata una mina? C’è il rischio di inquinamento?

Le autorità turche e l’equipaggio parlano di “impatto esterno”, che nel contesto del Mar Nero suggerisce fortemente una mina alla deriva, sebbene l’ipotesi drone non sia scartata. Fortunatamente, le navi viaggiavano vuote (“in zavorra”) verso la Russia, quindi il rischio di un disastro ambientale da sversamento di greggio è stato evitato, limitando i danni al combustibile di bordo e alla struttura della nave.

Questo incidente fermerà il trasporto di petrolio russo?

Improbabile. La Russia utilizza centinaia di navi obsolete per il suo export.1 Tuttavia, l’incidente evidenzia la fragilità logistica di questo sistema. Se le compagnie di assicurazione (spesso di paesi terzi o statali russe) dovessero percepire un rischio strutturale troppo alto nelle acque turche, i costi di trasporto potrebbero aumentare, riducendo ulteriormente il margine di profitto di Mosca sulla vendita degli idrocarburi.

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