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Tasse di Successione in Europa: La mappa dell’inferno e del paradiso fiscale. Perché l’Italia è (ancora) un’oasi
Eredità in Europa: la mappa 2024 svela enormi disparità. Mentre Spagna e Francia stangano fino all’80%, l’Italia resta un paradiso fiscale (4%). Ma attenzione a Svezia e Austria: ecco dove morire non costa nulla e come proteggere il patrimonio.

Benjamin Franklin, con la sua proverbiale saggezza, ci ricordava che a questo mondo nulla è certo se non la morte e le tasse. Tuttavia, osservando con attenzione la mappa europea della fiscalità successoria elaborata su dati Statista 2024, si scopre che la geografia può rendere la seconda decisamente più lieve, anche quando sopraggiunge la prima. L’Europa non è un monolite fiscale, ma un arlecchino di aliquote che premia i residenti di alcune nazioni e punisce severamente quelli di altre, creando distorsioni evidenti nella conservazione del patrimonio familiare.
Dal punto di vista macroeconomico, la tassazione sull’eredità è spesso dibattuta: da un lato vista come strumento di equità sociale “robinhoodiana”, dall’altro come una tassa sul capitale già tassato (doppia imposizione) che disincentiva il risparmio e l’accumulazione, motori keynesiani degli investimenti futuri. Ma lasciamo la teoria pura e guardiamo i numeri, crudi e impietosi.
Eccovi un’infografica che vi permette di comprendere la situazione fiscale sulle tasse di successione in Europa, con fonte EY, e PwC.
L’inferno fiscale: dove morire costa caro
Se il vostro patrimonio si trova in Spagna, Belgio o Francia, la pianificazione successoria non è un lusso, ma una necessità di sopravvivenza economica. La penisola iberica detiene un record poco invidiabile: le aliquote variano dal 7,7% fino a un esorbitante 87,6% in alcune regioni e per certi scaglioni o gradi di parentela. Un vero e proprio esproprio che può costringere gli eredi a vendere gli asset (spesso immobili o quote societarie) solo per pagare l’erario.
Non se la passano meglio i cittadini francesi, con un’aliquota massima del 60%, o i belgi, che possono arrivare a cedere allo Stato fino all’80% del valore ereditato in casi estremi (eredi non diretti). Anche la locomotiva tedesca, la Germania, non scherza, con un range che oscilla tra il 7% e il 50%.
In questi paesi, l’ascensore sociale rischia di bloccarsi non per mancanza di merito, ma per l’impossibilità di trasferire il capitale accumulato da una generazione all’altra, minando la stabilità delle PMI familiari che costituiscono l’ossatura dell’economia europea.
L’oasi italiana (e i vicini virtuosi)
In questo panorama a tinte fosche, l’Italia spicca con un colore giallo pallido che è musica per le orecchie dei contribuenti: un’aliquota fissa del 4% per i trasferimenti ai parenti in linea retta (coniuge e figli), con franchigie generose (1 milione di euro per beneficiario). Siamo, di fatto, un paradiso fiscale per le successioni all’interno dell’UE. Un caso raro di buon senso fiscale che permette la continuità aziendale e immobiliare senza traumi finanziari.
Simili a noi, o poco distanti, troviamo la Croazia (4%), la Bulgaria (con tassi irrisori tra lo 0,4% e il 6,6%) e la Grecia, che pur avendo un massimale teorico del 40%, applica spesso aliquote molto basse per i patrimoni medi.
Il paradosso nordico: socialdemocrazia senza tasse sull’eredità
Qui l’analisi si fa interessante e sfata un mito. I paesi scandinavi, spesso citati come esempi di welfare state onnipresente e tassazione elevata, hanno scelto una strada pragmatica sulle successioni. Svezia e Norvegia (colorate in azzurro nella mappa) hanno abolito la tassa di successione.
Perché? Semplice pragmatismo economico. Hanno compreso che tassare pesantemente il passaggio generazionale spingeva i capitali all’estero (il caso IKEA insegna) e costringeva gli eredi a smembrare aziende funzionanti. Hanno preferito tassare i redditi e i consumi, lasciando intatto lo stock di capitale produttivo. Un approccio che un conservatore illuminato non può che apprezzare: colpire il flusso, non lo stock. Insieme a loro, nel club del “tasso zero”, troviamo l’Austria, la Slovacchia, l’Estonia e la Lettonia.
Le aliquote in sintesi
Ecco una tabella riassuntiva delle disparità europee basata sui massimali più elevati riscontrati:
| Paese | Aliquota Minima (%) | Aliquota Massima (%) | Note |
| Spagna | 7,7 | 87,6 | Varia per regione e patrimonio |
| Belgio | 3,0 | 80,0 | Altamente progressiva |
| Francia | 5,0 | 60,0 | Molto punitiva per non parenti |
| Germania | 7,0 | 50,0 | Franchigie variabili |
| Irlanda | – | 33,0 | Flat rate oltre soglia |
| Italia | 4,0 | 8,0 | 4% linea retta, franchigie alte |
| Svezia/Norvegia | 0 | 0 | Tassa abolita |
| Austria | 0 | 0 | Tassa abolita |
L’arte della difesa: come aggirare la progressività (lecitamente)
In un contesto dove lo Stato, in molti paesi, si comporta come un erede indesiderato che pretende la fetta più grossa della torta, i patrimoni importanti non restano a guardare. Esistono strumenti finanziari e giuridici, perfettamente legali, utilizzati per mitigare l’impatto fiscale, specialmente lì dove le aliquote sono espropriative. Non si tratta di evasione, ma di legittima pianificazione patrimoniale.
Ecco le tecniche principali utilizzate dai Family Office:
Il Trust: Strumento di origine anglosassone ormai sdoganato ovunque. Conferendo i beni in un Trust, il disponente si spossessa della proprietà (che passa al Trustee) per il beneficio di terzi. Se istituito “inter vivos”, permette di cristallizzare il carico fiscale al momento del conferimento o di differirlo, a seconda della giurisdizione, proteggendo il patrimonio da aggressioni future e segregandolo rispetto alle vicende successorie classiche.
Donazioni in vita (con riserva di usufrutto): Anticipare il passaggio generazionale è spesso la mossa vincente. Donare la nuda proprietà di immobili o quote societarie mantenendone l’usufrutto (il godimento) riduce la base imponibile (il valore della nuda proprietà è inferiore alla piena proprietà) e blocca il valore del bene al momento della donazione, evitando che future rivalutazioni gonfino l’asse ereditario.
Polizze Assicurative (Unit Linked): In molti ordinamenti, tra cui l’Italia, le polizze vita sono esenti dalle imposte di successione e non rientrano nell’asse ereditario. Sono veicoli formidabili per trasferire liquidità ai beneficiari (anche fuori dalla linea ereditaria legittima, nei limiti della disponibile) senza passare per le forche caudine del fisco.
Indebitamento mirato: Può sembrare controintuitivo, ma il debito riduce il valore netto dell’asse ereditario. Acquisire asset tramite veicoli societari indebitati riduce il valore delle quote che cadono in successione. Ovviamente, è una strategia che richiede una gestione finanziaria sofisticata: il debito deve essere sostenibile e servire a finanziare asset che generano rendimento (leva finanziaria positiva).
Holding di famiglia (Cassaforte): Conferire tutto il patrimonio in una società semplice o una holding permette di trasferire ai posteri non i singoli beni (immobili, auto, conti), ma le quote della società. Questo facilita la gestione, evita la frammentazione dei beni e permette di sfruttare normative agevolate per il passaggio di imprese (come i Patti di Famiglia in Italia).
Finché dura…
L’Italia, per ora, resta un’eccezione felice. Ma attenzione: le pressioni dell’Unione Europea e di certa politica interna per un “allineamento” agli standard (leggi: rincari) francesi o tedeschi sono costanti. La retorica sulla “tassa sulla fortuna” è sempre in agguato,, anche se poi i veri ricchi riescono ad aggirarla facilmente. Per chi possiede capitali, godersi il “paradiso” italiano è giusto, ma pianificare per tempo, considerando che il legislatore può cambiare idea in una notte, è doveroso.
Come ci insegna la mappa: basta attraversare un confine perché l’eredità si trasformi da dono a debito.
Domande e risposte
Perché c’è così tanta differenza tra le aliquote dei vari paesi europei? La fiscalità successoria riflette la visione politica e sociale di ogni nazione. Paesi come la Francia o la Spagna puntano sulla redistribuzione della ricchezza accumulata, vedendo l’eredità come una fonte di disuguaglianza. Altri, come l’Italia o i paesi dell’Est, preferiscono mantenere tasse basse per favorire la stabilità delle famiglie, il risparmio privato e la continuità delle piccole e medie imprese, che costituiscono il tessuto economico nazionale. I paesi nordici (Svezia, Norvegia) hanno abolito la tassa per evitare la fuga di capitali, preferendo tassare redditi e consumi.
L’Italia aumenterà le tasse di successione in futuro? È un rischio concreto. Da anni organizzazioni internazionali come l’OCSE e la stessa Commissione UE suggeriscono all’Italia di spostare il carico fiscale dal lavoro ai patrimoni. Esistono ricorrenti proposte politiche per innalzare le aliquote (oggi al 4% per i parenti diretti) e abbassare le franchigie (oggi 1 milione di euro), allineandole alla media europea. Sebbene sia un tema impopolare elettoralmente, le esigenze di bilancio potrebbero spingere futuri governi tecnici o politici verso un inasprimento. La pianificazione patrimoniale preventiva è quindi consigliata.
Il Trust è uno strumento legale per non pagare le tasse? Il Trust è uno strumento perfettamente legale di protezione e pianificazione patrimoniale, non di evasione. Non serve a “non pagare”, ma a gestire il passaggio generazionale in modo efficiente. In Italia, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il Trust sconta le imposte di successione e donazione al momento del conferimento dei beni o al momento della distribuzione ai beneficiari, a seconda della struttura. Il vantaggio risiede nella segregazione del patrimonio, nella tutela da creditori futuri e nella gestione unitaria di asset complessi, evitando liti tra eredi.








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