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Una massa di ignavi e decine di traditori: la piaga del belpaese

Gli ignavi, sono quelle anime che non avendo mai preso posizione in vita, non avendo udito, veduto o parlato,  hanno lasciato che  si compissero i piani del maligno, senza batter ciglio. Per Dante  essi non meritano né le gioie del paradiso né quelle dell’inferno. Stanno in un limbo che è l’anticamera dell’Inferno. Quasi a dire che senza di loro non se ne spalancano le porte. Loro, e le buone intenzioni di cui sono lastricate le vie di quel luogo nero.

Se dovessimo trasporre l’opera dantesca all’attualità, è difficile non accorgersi che siamo circondati da masse di ignavi. Persone che dormono di sonni profondi o che con forza, determinazione,  accanimento vogliono non ascoltare chi spiega loro il colpo di stato mondiale in atto, e i progetti dei piani alti mettendoli in guardia sul secondo previsto lockdown, sul default procurato del paese, sul conseguente ricatto che ci spetta in merito al vaccino ID, sul tipo di società digitalizzata verso cui ci vogliono traghettare con moneta digitale, controllo totale – facciale, impronta e sensore 5g – sul rischio immane di slittamento verso una dittatura spietata con la censura – accelerata nella settimana dell’istituzione della commissione sulle fake news – e la persecuzione dei soggetti scomodi, come è stato fatto in Cina con la scusa del Covid e fu raccontato da qualche insider in qualche piega recondita del net, non creduto da quasi nessuno.

Essi voltano la testa, non vogliono sentire, non vogliono guardare, non vogliono farsi domande, non vogliono parlare.


Di loro Dante diceva che erano coloro che vissero senza  infamia e senza lode, insieme agli angeli che “non furono ribelli né fur fedeli a Dio, ma  per sé foro”.  La loro pena è che “non hanno speranza di morte, e la loro cieca vita è tanto bassa che invidiosi sono d’ogni altra sorte”.  Talmente privi di misericordia e giustizia da concludere: “non ragioniam di loro, ma guarda e passa”.

«E io ch’avea d’error la testa cinta,
dissi: “Maestro, che è quel ch’i’ odo?
e che gent’è che par nel duol sì vinta?”.

Ed elli a me: “Questo misero modo
tengon l’anime triste di coloro
che visser sanza infamia e sanza lodo.

Mischiate sono a quel cattivo coro
delli angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé foro.

Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli”.

E io: “Maestro, che è tanto greve
a lor che lamentar li fa sì forte?”.
Rispuose: “Dicerolti molto breve.

Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.»

(Dante AlighieriInferno III31-51)

 

Questi ignavi di cui è composto in gran parte il paese fanno dell’omertà e della pavidità il loro motto intriso di ignoranza, intesa nel senso di non porsi mai domande.

Non parlare, non guardare, non agire, non sapere.

E’ grazie a loro che un gruppo di criminali patentati sta tentando di ridurre l’umanità a capi di bestiame imbrogliati e manipolati a cui apporre il microchip/codice a barre, con l’aiuto del vaccino.

Invece Beppe Grillo, ieri, si è svegliato da un lungo torpore per intervenire, non richiesto, negli affari interni ed esterni di questa povera martoriata Repubblica, parlando a spada tratta a difesa della digitalizzazione. Ma che strano!

Egli osa ancora, impenitente e impudico, parlare dell’ebbrezza di avere partecipato alla “realizzazione di un sogno” a proposito del M5S, deificando come al solito la Rete e insistendo sullo sviluppo digitale dell’Italia come se fosse l’unica àncora di salvezza per ricuperare l’economia rovinata da 30 anni di deindustrializzazione forzata, per volontà dell’UE, della finanza, del PD con cui il 5s si è alleato e precipitata grazie al contesto pandemico virus.

Come se l’Italia non fosse mai stata la patria del Made in Italy, come se l’Italia non fosse mai stata defraudata in questa sua superiorità industriale, nella fabbricazione di prodotti di altissima qualità, che andrebbe ricuperata, incentivata e tutelata, lui quaquaraqua, pagliaccio di corte, straparla di accelerare il ribaltone dell’Italia nella digitalizzazione spietata, anticostituzionale, antidemocratica e insana.

Un’accelerata che cade a fagiolo con l’aiuto del frangente “pandemico”, come gli avvoltoi sui cadaveri, “fate presto” sembra dire esattamente come negli anni scorsi i mass media acceleravano e ricattavano sull’entrata nell’euro (“fate presto o non entreremo nell’euro”!) o blateravano di liberalizzazione confondendola con la privatizzazione di beni pubblici inalienabili e monopoli naturali.

Come se l’eccellenza italiana che potremmo esportare nel mondo intero con prezzi nella nostra valuta – o nei NOSTRI strumenti di pagamento – non fosse costituita proprio da quella ristorazione/caffetteria e strutture ricettive, cadute a terra esangui e non indennizzate, da questa insensata pantomima della pandemia! No, per il giullare di corte, la priorità è un’altra, non l’artigianato, non la capillarità dei commerci che da sempre hanno fatto ricca l’Italia e diversa, non l’agroalimentare nostrano, non le industrie di punta, non la produzione locale.

No, perché, qual miglior momento di questo per imprimere uno slancio massiccio alla digitalizzazione, approfittando dei cittadini in ginocchio e dello stato dei pieni poteri a Conte? (Loro che ipocritamente criticavano Salvini per una frase maldestra od Orban che ha già restituito tutti i poteri al Parlamento!).

Ma, dovendo continuare a fare il pagliaccio di corte, illudendo ancora quei pochi ignavi che lo seguono, eccolo far finta di  sparlare di certi poteri, criticare, sulla punta della lingua, la digitalizzazione a vantaggio della finanza e insistere sulla necessità di un “piano industriale” per contrastare la finanza, sempre blaterando e vagheggiando, ruffiano e sfegatato, di robotica, di internet delle cose, di auto senza guidatore e quindi di 5g e database con l’i-cloud.

Lui difende a spada tratta il progetto mondialista della distruzione degli Stati nazione per arrivare a uno “stato mondiale” digitale a vantaggio dei GAFAM  (Google, Amazon, Facebook, Apple, MSN e affini) ma per salvare quell’apparenza di antani, eccolo accennare flebilmente, non smentendo il suo ruolo di gatekeeper, al “diritto ai nostri dati”, adesso che siamo stati del tutto stuprati nei dati e che la digitalizzazione avanza, che Google ha fatto un accordo con Poste Italiane SpA per l’icloud data center di Milano, e che la Tim ha già fatto accordi con Vodafone e messo le antenne 5g nella maggior parte delle città italiane.

Dal sito di TIM

Estratto dal sito Tim

 

Gatekeeper perché non dettaglia MAI come dovremmo o potremmo ricuperare i diritti fondamentali ai nostri dati, si limita ad accennare, giusto per accontentare gli spasimanti acefali di fiabe ingannevoli.

Lui ci è o ci fa, di fare come se fosse ancora possibile stilare un piano industriale per la digitalizzazione? Non lo sa che dobbiamo fermarci se non vogliamo finire mangiati crudi e nudi nelle fauci delle multinazionali della fintech alleata con BigPharma e istituzioni come l’OMS (Organizzazione mondiale per la Sanità) e il FMI (Fondo monetario internazionale)? Non lo sa che lui fa parte del problema visto che ha gridato VAFFANCULO ai fan grillini che non volevano allearsi con il PD, il partito che più di tutti si è allineato alla finanza, e ciò facendo tradendo tutto e tutti?

 

Perché non ha mai parlato dei cavi sottomarini tra Italia e USA posti nell’anteguerra dalla STET italiana poi privatizzata e diventata roba inglese, as usual? Ha paura di essere tagliato fuori dall’ingente mercato dei dati? Vorrebbe fare come Francia e Germania (che nel frattempo che danno aiuti di Stato alle loro imprese da decenni)? Troppo tardi, e il problema è soprattutto lui con un M5S ambivalente, dissociato, traditore al massimo, che dice bianco e nero nella stessa frase e poi fa nero.

No, Grillo, adesso è troppo tardi per difendere il piano industriale del digitale, noi dobbiamo fare solo marcia indietro, con un governo veramente guidato dalla Costituzione fatto di grandi statisti a servizio del paese e non di mezze calzette gonfiate dal potere che hanno fatto peggio di tutte le auto blu da loro criticate per arrivarci. Dobbiamo riprenderci una banca centrale COMPLETAMENTE PUBBLICA, riformarci un settore bancario pubblico, e giù di moneta fiscale, statonote, titoli di solidarietà, piattaforma INHOUSE di trasferimenti crediti, come scritto in questo piano (www.pianodisalvezzanazionale.it ) ma che sarà per sempre impossibile realizzare con questo governo, quello delle vaccinazioni OBBLIGATORIE, e se non saranno obbligatorie saranno ricattatorie, compreso l’ID con dot quantici o spray.

03. I gironi dellinferno di Dante | Commedia, Dante alighieri, Scuola

Non so dove collocare Grillo nell’Inferno dantesco, se nell’ottava bolgia tra i consiglieri fraudolenti, oppure nella decima tra i falsari di parole (a difesa dei falsari di moneta); forse è il nono cerchio che gli si addice di più, tra i traditori della patria come quel Conte Ugolino che oltre a tradire la patria, fagocitò i suoi figli, simbolicamente intesi qua come i suoi elettori.

«Oh!», diss’io lui, «or se’ tu ancor morto?».
Ed elli a me: «Come ’l mio corpo stea
nel mondo sù, nulla scienza porto.                               123

Cotal vantaggio ha questa Tolomea,
che spesse volte l’anima ci cade
innanzi ch’Atropòs mossa le dea.                                 126

E perché tu più volentier mi rade
le ’nvetriate lagrime dal volto,
sappie che, tosto che l’anima trade                              129

come fec’io, il corpo suo l’è tolto
da un demonio, che poscia il governa
mentre che ’l tempo suo tutto sia vòlto.                        132

Ella ruina in sì fatta cisterna;
e forse pare ancor lo corpo suso
de l’ombra che di qua dietro mi verna.                         135

Tu ’l dei saper, se tu vien pur mo giuso:
elli è ser Branca Doria, e son più anni
poscia passati ch’el fu sì racchiuso».                          138

«Io credo», diss’io lui, «che tu m’inganni;
ché Branca Doria non morì unquanche,
e mangia e bee e dorme e veste panni».                    141

«Nel fosso sù», diss’el, «de’ Malebranche,
là dove bolle la tenace pece,
non era ancor giunto Michel Zanche,                            144

che questi lasciò il diavolo in sua vece
nel corpo suo, ed un suo prossimano
che ’l tradimento insieme con lui fece.                         147

Ma distendi oggimai in qua la mano;
aprimi li occhi». E io non gliel’apersi;
e cortesia fu lui esser villano.                                         150

Ahi Genovesi, uomini diversi
d’ogne costume e pien d’ogne magagna,
perché non siete voi del mondo spersi?

Tradotto
Io gli dissi: «Oh! sei già morto?» E lui a me: «Non ho idea di come il mio corpo stia sulla Terra.

Questa Tolomea ha questo vantaggio: spesso l’anima ci cade prima che Atropo abbia posto fine alla vita.

E affinché tu mi tolga più volentieri le lacrime gelate dal volto, sappi che non appena l’anima compie il tradimento come feci io, il suo corpo è preso da un demone che in seguito lo governa finché il tempo della sua vita non è concluso.

Essa precipita in questo pozzo infernale; e forse è ancora nel mondo il corpo dell’anima che sverna qui dietro a me.

Lo devi sapere, se arrivi qui solo adesso: egli è ser Branca Doria, e sono molti anni da quando è finito in questo luogo».

Gli dissi: «Io credo che tu mi inganni; infatti Branca Doria non è ancora morto, e mangia, beve, dorme e indossa vesti».

Egli disse: «Michele Zanche non era ancora arrivato nella Bolgia dei Malebranche, dove bolle la viscosa pece, che questi lasciò il diavolo al suo posto e così un suo complice che fece con lui il tradimento.

Ma ormai stendi qua la mano; aprimi gli occhi». E io non glieli aprii; e l’essere villano fu una cortesia nei suoi confronti.

Ahimè, Genovesi, uomini alieni da ogni buona usanza e pieni di ogni vizio, perché non siete dispersi nel mondo?
(Tratto da https://divinacommedia.weebly.com/inferno-canto-xxxiii.html)

Nforcheri 13/08/2020


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